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Wired Italia chiude dopo 15 anni: l’annuncio di Condé Nast nel giorno dello sciopero dei giornalisti

La rivista non era redditizia e secondo il Ceo Roger Lynch "limita la nostra capacità di investire nelle idee e nelle aree che guideranno la crescita futura"
Wired Italia chiude dopo 15 anni: l’annuncio di Condé Nast nel giorno dello sciopero dei giornalisti
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Chiude Wired Italia. Il Ceo di Condé Nast Roger Lynch ha annunciato proprio nel giorno dello sciopero dei giornalisti, giovedì 16 aprile, che la rivista di tecnologia, cultura digitale e innovazioni nata nel 2009 non sarà più pubblicata. Così come Glamour e Self. L’azienda nel 2025 ha chiuso in crescita, ma le tre testate non sono redditizie e “la loro gestione nella forma attuale limita la nostra capacità di investire nelle idee e nelle aree che guideranno la crescita futura”, scrive Lynch in una nota.

“Sebbene rimanga un marchio globale forte“, Wired Italia non ha avuto secondo l’azienda un’adeguata crescita come invece accaduto per gli altri Paesi tra cui Stati Uniti, Regno Unito, Medio Oriente, Giappone e Messico. “Nessuna di queste decisioni è stata facile, né riflette la qualità del lavoro o l’impegno dei nostri team – ha concluso nella nota il Ceo Roger Lynch – queste scelte rispecchiano il modo in cui stiamo allineando sia i nostri marchi che la nostra organizzazione tecnologica alle opportunità che riteniamo più promettenti per il futuro. Siamo grati per la cura, la creatività e l’impegno che hanno caratterizzato questo lavoro nel corso del tempo”.

Il marchio Wired era nato negli Stati Uniti nel 1993. La versione italiana vide la luce nel marzo 2009 con un sito internet e una rivista che, almeno all’inizio, era pubblicata a cadenza mensile. Il primo direttore fu Riccardo Luna che inaugurò l’apertura con un primo numero d’impatto: Rita Levi Montalcini in copertina, intervistata da Paolo Giordano. Nel 2011 Condé Nast affidò l’incarico di direttore a Carlo Antonelli, sostituito nel 2013 da Massimo Russo e rimpiazzato poi, dal 2015 al 2024, da Federico Ferrazza. L’ultimo della lista fino a oggi è stato Luca Zorloni. La redazione ha subito nel 2015 un dimezzamento da 12 a 6 giornalisti.

Secondo quanto riportato da Il Post che ha citato fonti anonime di Condé Nast, i dipendenti avrebbero saputo della chiusura della sede Milanese solo 10 minuti prima della pubblicazione del comunicato online. Gli stessi dipendenti avrebbero poi riferito di non aver avuto, nel corso delle ultime settimane, nessuna avvisaglia di quanto stava per succedere.

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