Il preside di una scuola elementare bergamasca, dove la percentuale di bambini immigrati varia, secondo le classi, dal 30 al 50 per cento, in un eccesso di zelo multiculturale chiede ai maestri di vedere loro, sempre secondo le classi, se fare o no il presepe, che potrebbe urtare la sensibilità degli acattolici: musulmani, induisti, buddisti, animisti, sampdoriani… La scuola, in effetti, si chiama De Amicis: ma la maldestra iniziativa del preside innesca un vicenda poco deamicisiana. Appena la notizia circola, infatti, la Lega, ancora scottata dalla storia della scuola di Adro, quella con i simboli celtici incorporati a spese dei contribuenti, decide di cavalcare la protesta di una parte dei genitori, dopo averne cavalcate tante altre in giro per la sua nuova patria: patria che, prendete nota, non è più la Padania, ma l’Italia.

Detto fatto, il secondo Matteo più importante del paese, il macho che ha stregato Marine Le Pen con il suo nudo in cravatta verde, si presenta il sabato sera ai cancelli della scuola (chiusa, suppongo) e ci scarica un presepe, a mo’ di simbolo dell’identità bergamasca. Già che c’era, arringa i suoi fedeli prendendosela anche con don Mario: il parroco del quartiere che aveva preso le difese del preside, criticando “i politici che strumentalizzano questa vicenda” e aggiungendo che il presepe dev’essere un simbolo di pace e non un’imposizione. Ma l’astro nascente della destra italiana, ormai, è incontenibile. “Il preside – pare abbia detto – vuole togliere ai bambini la gioia del Natale. È incredibile come certa gente si vergogni delle nostre tradizioni, della nostra cultura, della nostra identità. Certa gente per me non dovrebbe mettere piede in una scuola”.

Ora, a parte il fatto che il primo a essere fuori posto in una scuola pubblica è proprio lui, Salvini, resta la faccenda “delle nostre tradizioni, della nostra cultura, della nostra identità”. Ma nostra di chi? Il presepe l’ha inventato San Francesco, santo semi-meridionale e quasi-terzomondista. Come se non bastasse, la vera patria del presepe è Napoli: ma figurati se il macho, dopo aver passato la giovinezza con gente che cantava “Forza Vesuvio” nelle birrerie padane, ha mai visto una commedia di Eduardo. Insomma, dovrebbero essere i napoletani, semmai, non i bergamaschi, a scendere in campo a difesa del presepe. Ma i napoletani non lo faranno mai, e sapete perché? Perché hanno il senso dell’umorismo, loro: mica come Salvini. Non è stato il povero preside di Bergamo ma il grande Eduardo ad aver detto, una volta per tutte “Nun ce piace ‘o presepe”.