Ci auguriamo dal più profondo del cuore che l’inchiesta su Mafia Capitale finisca in una bolla di sapone e che a tutti i sospettati e agli inquisiti siano presentate pubbliche scuse.

Se, invece, come tutto lascia supporre, non dovesse andare a finire così sarà inevitabile che a chiedere scusa siano “quelli che..”, in  questo ventennio, ancora non concluso, hanno ricoperto di contumelie chiunque osasse ficcare il naso nelle oscurità del malaffare.

Cosa dire dell’ex cavaliere che ospitava a casa il mafioso Mangano e che ora siede al tavolo delle trattative per la riforma della Costituzione e vorrebbe pure dire la sua per il Quirinale? E che dire del suo braccio destro Dell’Utri che intratteneva rapporti con personaggi ancora più inquietanti dei Carminati di turno?

Abbiamo ancora nelle orecchie le ingiurie e lo sdegno in occasione dell’uscita dei libri di Travaglio, di Gomez, di Saviano, di Lirio Abate…che documentavano gli intrecci tra mafie, logge e malaffare, a Roma e non solo. Chi può cancellare le richieste di censura e di oscuramento quando i Santoro, i Ruotolo, le Gabanelli, gli Iacona, e pochi altri, avevano osato accendere i riflettori su queste realtà? Come dimenticare la reazione iraconda di alcuni guerrieri padani, oggi con Salvini, quando Roberto Saviano, ospite di Fabio Fazio, puntó il dito sulla mafia al Nord, sui colletti bianchi?

“Basta con questi che sporcano l’immagine dell’Italia continuando a scrivere e a produrre fiction e film sulla mafia”, tuonarono i legaforzisti, in camicia verde, azzurra e nera, e non mancò neppure il consenso di qualche sedicente “sinistro”. Saranno i giudici a selezionare colpevoli e innocenti, ma dalle intercettazioni emerge qualcosa di mostruoso: una banda trasversale del malaffare, dove le distinzioni politiche non contano più, e dove tutto è ritenuto possibile, proprio perché la questione morale è stata demolita, rinchiusa nell’armadio del secolo delle ideologie. Quello che più disgusta è avere la conferma di come si possa marciare contro i rom al mattino, e fare affari sulla loro pelle durante il resto del giorno.

Del resto questo è pur sempre il paese abitato da quei milioni di cittadini che tra gli Andreotti e gli Ambrosoli non hanno mai avuto dubbi sulla scelta da compiere: meglio il furbo dell’onesto. Molti di coloro che, oggi, legittimamente si indignano, torneranno domani a inchinarsi di fronte al più furbo del reame.