Il giorno successivo all’operazione Mondo di Mezzo (con cui la Procura di Roma ha smantellato la cosiddetta mafia capitale) è ancora dedicato alle reazioni. E alle conseguenze. Per la politica, per le istituzioni e per le personalità coinvolte nell’indagine. Tra i partiti, c’è fibrillazione all’interno del Partito democratico. Il deputato Morassut ha chiesto di azzerare il tesseramento in città. Una proposta a cui ha fatto seguito la presa di posizione del presidente democratico Matteo Orfini. Che ha detto: “Una vicenda agghiacciante per il sistema criminale che emerge e le responsabilità della politica. A Roma c’è un partito da rifondare e ricostruire su basi nuove”. Orfini, poi, ha invitato anche ad una “riflessione di sistema” su primarie e preferenze che “rendono la selezione dei dirigenti più permeabile”.

M5s: “Sciogliere il Comune di Roma. E Marino si deve dimettere”
Il Movimento 5 Stelle, invece, ha colto l’occasione per far esordire ufficialmente il suo nuovo direttorio nella manifestazione di protesta in Campidoglio dopo l’inchiesta che vede coinvolti ex amministratori della capitale. Obiettivo dell’iniziativa? “Chiedere nell’incontro con il sindaco Marino che ci venga assegnata la commissione di Controllo, Garanzia e Trasparenza, soprattutto ora che il suo presidente Giovanni Quarzo è indagato per associazione di stampo mafioso” si legge in una nota dei 5 stelle. Luigi Di Maio, inoltre, è passato all’attacco: “L’unica forza politica che non figura nell’inchiesta romana è il M5s: siamo quindi l’unica forza politica che può e deve necessariamente pensare al futuro del Paese”. Per Alessandro Di Battista, invece, è necessario l’azzeramento della giunta Marino: “Chiediamo ufficialmente un incontro al Prefetto nelle prossime ore perché il Comune di Roma venga sciolto per mafia”.

“Ci sono tutti i presupposti”. Accuse di fuoco anche contro il primo cittadino: “Marino è solo una foglia di fico in un sistema complesso gestito dai criminali. Senza che magari se ne sia reso conto. Questo non significa che Marino sia coinvolto. Quindi per incapacità non è degno di fare il sindaco a Roma”. Il motivo? “Gli incapaci sono colpevoli quanto i delinquenti – ha aggiunto il parlamentare – Credono di poter comandare e invece sono comandati“.

M5s dopo incontro con prefetto: “E’ preoccupato, se ci sono i presupposti scioglierà il comune”
L’incontro con il prefetto Pecoraro, poi, si è tenuto. L’esito? Direttamente dalle parole dei 5 Stelle, che in merito al possibile azzeramento del consiglio comunale hanno detto: “Assolutamente no. Il Prefetto ha bisogno di valutare insieme al governo. Quindi non è corretto dire che andrà nella direzione dello scioglimento ma sa benissimo che la situazione è molto grave e che potrebbero esserci i presupposti. E, se ci sono, ha detto che non si tirerà indietro”. Parola del capogruppo del M5s alla Camera Andrea Cecconi.

Alemanno: “Mi autosospendo da Fratelli d’Italia per difendermi”
Nel frattempo, dopo la difesa d’ufficio di ieri, l’ex sindaco Gianni Alemanno (indagato per associazione mafiosa) ha deciso di autosospendersi da ogni carica politica rivestita in Fratelli d’Italia. Il modo? Una lettera a Giorgia Meloni: “Cara Giorgia, ti comunico la mia irrevocabile decisione di autosospendermi da tutti gli organi del Partito, fino a quando la mia posizione non sarà pienamente e positivamente chiarita” ha scritto l’ex primo cittadino al presidente Fdi. Non solo. Alemanno ha ringraziato la Meloni “per la solidarietà e la fiducia che tu e altri esponenti di vertice del partito avete espresso pubblicamente nei miei confronti”. Questo, dice Alemanno, è il momenti di difendersi: “Il mio impegno principale non può non essere quello di capire realmente la portata di questa inchiesta e di dimostrare in maniera chiara e puntuale, in tutte le sedi, la mia estraneità agli addebiti che mi vengono mossi”. “Nello stesso tempo mi rendo conto della necessità di evitare facili strumentalizzazioni – ha aggiunto – che potrebbero usare queste vicende per attaccare l’immagine di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale, che evidentemente nulla c’entra con tutto ciò”.

Gramazio: “Incontro con Carminati? Io incontro milioni di persone. Sono estraneo a tutto”
Anche il capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale ha provato a rispedire al mittente le accuse: “Non faccio parte di un sistema e lo dimostrerò. Carminati? Io incontro un milione di persone”. Luca Gramazio, inoltre, dopo aver ripetuto di essere “dispiaciuto nei confronti della mia famiglia e di tutte le persone che mi sostengono”, ha sottolineato che “l’unica cosa che posso fare è continuare a fare l’attività che faccio con grande tranquillità, e sono a disposizione degli inquirenti”. Incalzato sui suoi rapporti col presunto boss della Cupola romana Massimo Carminati, e se non si rimproverasse nulla, Gramazio ha risposto: “Io posso rimproverarmi un milione di cose ma non sulla mia condotta. La commissione Trasparenza di Roma Capitale? Solo pensare che la nomina del presidente della commissione Trasparenza possa esser stata eterodiretta é una stupidaggine – ha detto – Io le garantisco che non faccio parte di un sistema, mi fa piacere parlarne perché non ho bisogno di scappare. Io vi garantisco che dimostrerò che non faccio parte di nessun sistema”.

Eugenio Patanè (Pd) si dimette da guida della Commissione cultura
Indagato e dimissionato: anche il consigliere Pd Eugenio Patané ha deciso di farsi da parte, lasciando la poltrona di presidente della commissione Cultura del Consiglio Regionale del Lazio dopo una riunione alla Pisana del gruppo regionale democrat. Nei locali del Consiglio regionale del Lazio, a quanto si apprende, si sono svolte alcune riunioni politiche, tra cui quella del gruppo Pd, a cui appartiene Eugenio Patanè, indagato per turbativa d’asta e illecito finanziamento.

A Roma è caos nel Partito democratico. Morassut: “Azzerare le tessere”
Le conseguenze politiche dell’operazione Mondo di mezzo, però, non riguardano solo gli esponenti coinvolti nell’inchiesta, ma anche la dialettica interna ai partiti. Nel Pd capitolino, ad esempio, regna la massima confusione. Il deputato Roberto Morassut (con Veltroni assessore comunale all’urbanistica) ha proposto di organizzare un repulisti generale interno ai dem di Roma. Come? Azzerando il tesseramento: “Bisogna aprire una discussione finalmente sincera al nostro interno, il nostro tesseramento andrebbe azzerato e rifatto da capo – ha deto a Radio Città Futura – Bisogna intervenire su come si fa il tesseramento, sulla trasparenza delle spese elettorali, introdurre l’anagrafe patrimoniale degli eletti, accessibile ad ogni cittadino”. Morassut, però, non ha perso l’occasione per marcare la differenza tra i governi di centrosinistra e centrodestra: “Il fenomeno del radicamento delle mafie a Roma è sicuramente datato, però non credo che si debba fare un appiattimento su tutte le amministrazioni che in passato hanno governato Roma. La differenza è che, con la giunta Alemanno, quello con la criminalità è diventato un rapporto organico, stretto, quasi di dipendenza, ha fatto un salto di qualità profondo con la politica”.

Boldrini: “Deprecabile fare affari alle spalle delle persone deboli e vulnerabili”
Durissima, invece, la presa di posizione del presidente della Camera Laura Boldrini: “Siamo tutti costernati. Credo che la giustizia debba andare fino in fondo e fare chiarezza su tutta questa storia, perché trovo deprecabile l’idea che si possano fare affari sulle spalle delle persone più deboli e vulnerabili. Questo genera il più totale sdegno, spero che venga fatta chiarezza quanto prima e chi ha delle responsabilità dovrà risponderne fino in fondo” ha detto il numero uno di Montecitorio, commentando a margine della visita alla cooperativa sociale ‘La Stelletta‘, l’inchiesta della magistratura su mafia capitale.

Raffaele Cantone: “Vicenda inquietante. C’è bisogno di una battaglia culturale”
“La vicenda di Roma è inquietante, sintomatica del livello di corruzione che aleggia sul nostro paese”. Parola di Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, intervenendo all’evento organizzato da Transparency International Italia in concomitanza con l’uscita dell’indice di percezione della corruzione 2014. “Viviamo un’emergenza che coinvolge il sistema economico e il sistema paese. Nel caso di Roma – ha proseguito Cantone – personaggi noti della criminalità organizzata interloquivano con il mondo della politica bipartisan, con interi pezzi del sistema imprenditoriale e della burocrazia locale, dove si svolgono la maggior parte degli appalti e dei movimenti economici. Il livello della moralità e della legalità è basso – ha sottolineato il presidente autorità anticorruzione – questi soggetti che avevano avuto precedenti per reati gravissimi sono comunque riusciti a infiltrarsi nel sistema economico e politico della capitale d’Italia. C’è bisogno di una battaglia culturale che coinvolga le parti sane del paese, che dimostri l’utilità di porsi dalla parte della legalità”.

Legacoopsociali sospende dirigenti coinvolti nell’inchiesta
Nel frattempo, Legacoopsociali nazionale e Legacoopsociali Lazio hanno espresso sdegno e sgomento per quanto va emergendo a Roma in relazione all’indagine che vede coinvolti alcuni dirigenti di cooperative aderenti. Dirigenti che, rende noto l’organizzazione, sono stati sospesi dagli organismi dirigenti. Nel frattempo, il lavoro degli inquirenti è arrivato anche in Regione Lazio. Gli accertamenti della procura di Roma sulla cupola mafiosa sgominata nella capitale puntano ora anche sul livello di infiltrazione dell’organizzazione capeggiata da Massimo Carminati nei palazzi di via della Pisana e di via Cristoforo Colombo. Le indagini, secondo quanto si apprende, prendono esame sia l’attuale amministrazione, sia quella precedente.

Intanto slitta il rimpasto nella Giunta Marino
Era previsto entro domani, ma dopo la bufera causata dall’operazione del Ros il rimpasto nella giunta guidata dal sindaco Ignazio Marino è destinato a slittare. Il primo cittadino si sta concentrando su nuovi approfondimenti e valutazioni rispetto a quanto emerso delle carte dell’inchiesta, e il rimpasto non sarebbe all’orizzonte. Al momento le caselle vuote sono due: quella – allo Sport e Qualità della Vita – lasciata la scorsa settimana da Luca Pancalli, e quella – alla Casa – occupata fino a ieri da Daniele Ozzimo, che rassegnato le dimissioni in seguito all’inchiesta che lo vede indagato. Il rimpasto avrebbe dovuto concretizzarsi soprattutto in un giro di deleghe per “valorizzare” le competenze degli assessori. Resterebbe in bilico la delega al Sociale per Rita Cutini, mentre tra i nuovi ingressi era circolato il nome di Maurizio Pucci ai Lavori Pubblici.