Questo blog nasce con l’intento di parlare delle energie sommerse degli invisibili del Sud. Precari, disoccupati, sotto-occupati, nuovi poveri, privi del tutto o quasi di rappresentanza politico-sindacale. E, dunque, della sia pur minima possibilità d’interlocuzione con il potere.

Parlerà di storie nascoste e talvolta bugiarde. Di grandi menzogne, comode come pantofole, che, stante la presente crisi economica, consento di fomentare nuovi e quanto mai preoccupanti forme di discriminazione violenta. Tra Nord e Sud. Tra sottoproletariato urbano e migranti. E via discriminando…Questo sarà il luogo in cui potremo discutere le drammatiche iniquità socio-economiche di cui il Sud Italia è vittima praticamente da quando il Mezzogiorno è diventato Sud. Uno scomodo risuonar di voci, talora dissonanti che nasce, come in un crocicchio di strade sterrate fiancheggiate da secolari muretti a secco, testimoni plurisecolari di storie antiche e moderne.

E’ ormai evidente come il peggior nemico del meridionale – mafie e racket a parte – sia chi perpetua e consente lo sfruttamento quasi coloniale di quelle regioni, usate ora come discariche abusive di rifiuti tossici, ora come clientele e depositi di voti, nella quasi totale assenza di progettualità d’ampio respiro. Amministratori, dunque, ma anche cittadini inerti. In sudditanza pressoché completa agli interessi economici di altri tessuti produttivi. Il vero nemico del Sud è chi – ora nel nome del progresso, ora della crescita – alimenta lo sfruttamento scriteriato dei nostri territori, suggendo linfe vitali dal sottosuolo o assoggettando le campagne abitate da ulivi millenari a pluridecennali e indecorose servitù di passaggio. In un silenzio di coscienze sopite che opprime o scoraggia i giovani meridionali. E non solo i giovani. Costretti a vincere resistenze occupazionali indicibili, accettare contratti capestro, combattere i pregiudizi e l’abbandono. O, in extrema ratio, ad emigrare, quando l’energia del disgusto supera, finalmente, quella del desiderio di restare.

Questo blog si propone di accogliere e far risaltare il disagio a tutti i livelli: di professionisti, operai, anziani. Soprattutto, ma non solo, del Sud. Che ha accumulato la colpa imperdonabile di lasciarsi amministrare, per ignavia, malìa o comodo qualunquismo, da una classe dirigente incapace quando non connivente con la criminalità o con gli interessi complementari di ceti imprenditoriali – non sempre ben intenzionati – delle regioni del più fortunato Nord.

Oltre all’errore di lasciarsi sedurre dalle sirene populiste di rapaci ladri di voti, che hanno sempre avuto gioco facile nell’erodere e sottrarre la sovranità a chi non ha mai saputo valorizzarla degnamente.

In ultima analisi, ci proporremo di trovare e reinterpretare, nella più recente storiografia, le radici storiche di una disuguaglianza “progettata” e alimentata in 150 anni di malgoverno.
La basilare convinzione è che la Questione Meridionale non troverà soluzioni in un leghismo di reazione ma nella presa di coscienza della propria storia e delle perverse dinamiche socio-economiche che permettono, anche nel 2014, di investire meno del 5% dei fondi per le ferrovie al Sud, di mantenere la Capitale Europea della Cultura – Matera – priva di aeroporti, ferrovia e persino autostrade, di ridurre il cofinanziamento statale per i fondi strutturali comunitari nelle regioni meridionali e di tagliare, senza pietà, i fondi per gli asili. Ovviamente, solo e sempre al Sud.

Solo un meridionale consapevole può diventare un cittadino attivo e collaborare a una ripresa vera. Solo un meridionale che prenda coscienza del proprio passato e delle potenzialità del proprio territorio potrà evitare le oscene svendite del proprio patrimonio storico-culturale agli sciagurati acquirenti della dignità sottocosto di sudditi narcotizzati. Attingendo slancio ed energia da un Pantheon laico e sacro di esempi memorabili: Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Pino Puglisi, Rosario Livatino, Peppino Impastato, Pippo Fava e, purtroppo, una pletora di altri eroi a cui va il nostro amore grato.

pensiero meridianoÈ il caso di prendere in prestito le parole di Franco Cassano nel suo “Pensiero meridiano” (Ed. Laterza): “Pensiero meridiano vuol dire fondamentalmente questo: restituire al sud l’antica dignità di soggetto del pensiero, interrompere una lunga sequenza in cui esso è stato pensato da altri”.

Di questa legittima restituzione, noi ci occuperemo.