Non è questione di “se”, ma di “quando”. Giorgio Napolitano lascerà il Quirinale entro la fine del 2014, come da settimane scrivono i quotidiani, peraltro mai smentiti dal Colle. Ma se stando alle ipotesi circolate fino a qualche tempo fa l’addio sarebbe dovuto avvenire a fine anno, con preannuncio a metà mese durante gli auguri di Natale e ufficializzazione in occasione del tradizionale discorso di fine anno, ora sono in molti a pensare che il commiato potrebbe anticipare almeno di un paio di settimane.

“Addio al Colle possibile già a metà dicembre. L’ipotesi inquieta il premier”, titola il Corriere della Sera, spiegando che “il presidente della Repubblica è preoccupato per le voci di elezioni anticipate”, mentre “il presidente del Consiglio è preoccupato perché ha saputo della tentazione del capo dello Stato di annunciare il suo addio a metà dicembre nel consueto scambio di auguri pre-natalizio con le istituzioni e le alte autorità”. Una preoccupazione di cui Matteo Renzi, stando alle informazioni trapelate dal Colle, ieri avrebbe parlato con Giorgio Napolitano nella visita di ieri al Quirinale, accompagnato dal ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi.

Il premier si sarebbe “speso per convincere l’inquilino del Colle a restare, garantendogli la prosecuzione della legislatura e l’approvazione delle riforme – scrive il quotidiano di via Solferino – ma pare che Napolitano sia stato irremovibile: al massimo aspetterà fine anno, non oltre. E certo non potrà giustificare lui la fine della legislatura”. Renzi ha cercato in ogni modo di rassicurare il presidente sul fatto che il cammino della legge elettorale è quasi ultimato: “Siamo ad un passo dalla chiusura”, ha ribadito ieri al Tg1. La tesi del premier: se il capo dello Stato lascia troppo presto, le riforme saranno a rischio.

“Ma è proprio l’ultimo passo che preoccupa il presidente della Repubblica”, la cui preoccupazione – scrive Il Messaggero – è quella di portare avanti la riforma elettorale con quelle costituzionali. Per questo “riprende quota la possibilità che Napolitano decida di lasciare molto presto e prima che la partita della legge elettorale si aggrovigli. Un modo per lasciare ai partiti la responsabilità dell’empasse e consegnare al suo successore la valutazione sul destino della legislatura”.

Il premier si mostra sicuro, ma sa che gli ostacoli non mancano. La batosta rimediata da Forza Italia nelle elezioni regionali ha rimesso in discussione gli equilibri interni al patto del Nazareno, con Berlusconi che da mesi temporeggia sull’Italicum temendo che il premier possa essere tentato dal voto anticipato. Poi ci sono le beghe interne alla maggioranza: Ncd e sinistra Pd sono pronti a dare battaglia su capolista bloccati (dissidenti dem chiedono che sia ridotto il loro numero) e possibilità per i partiti più piccoli di apparentarsi al secondo turno.