Tangenti Siemens in Grecia: chiesto il rinvio giudizio per 55 persone tra funzionari e intermediari, di cui 19 dirigenti tedeschi della Siemens. Sono accusati di aver prodotto un danno da 70 milioni di euro all’azienda greca di telecomunicazioni Ote, tra tangenti e mancati incassi. Il caso Siemens è considerato il più grande scandalo europeo degli ultimi anni ed è già costato la sostituzione dei vertici della multinazionale che ammise le tangenti al fine di chiudere la querelle. Lunedì 24 novembre un nuovo capitolo giudiziario, proprio alla vigilia di un delicatissimo incontro del governo ellenico con la troika, i cui rappresentati chiedono ad Atene altre diciannove riforme con nuovi tagli a welfare e spesa sociale.

Dopo otto anni di indagini e controlli incrociati su centinaia di conti correnti “sospetti” i pm ellenici hanno consegnato un memoriale di 2.368 pagine per ricostruire il labirinto alla base del quale sarebbero stati commessi gli illeciti. In particolare il pubblico ministero ha chiesto l’ergastolo per 19 imputati con l’aggravante della legge 1608/50, per riciclaggio di denaro; per altri 14 ex dirigenti di Ote la procura vuole la condanna al carcere per corruzione passiva; per 8 consulenti il concorso in corruzione semplice e per 14 intermediari la complicità diretta in corruzione passiva e il riciclaggio di denaro.

Un legame fortissimo quello commerciale e delle mazzette tra Germania e Grecia. In occasione delle Olimpiadi elleniche del 2004, costate il triplo del previsto, si era verificato un anomalo flusso di denaro per assicurarsi commesse e appalti. Con la stessa azienda tedesca che ammise in seguito pagamenti in nero per circa 1,3 miliardi di euro e con la conseguente rivoluzione all’interno del proprio management che ha visto il presidente Heinrich von Pierer e l’amministratore delegato Klaus Kleinfeld costretti alle dimissioni.

Uno scandalo a cui pochissimi mesi fa ha fatto seguito un altro fronte tangentizio sempre sull’asse Berlino-Atene. Le rivelazioni dell’ex numero uno della Direzione armamenti del ministero della Difesa greco, Antonis Kantà, consentirono di fare luce sulle mazzette versate dalla Germania per caldeggiare la fornitura di armi tedesche ad Atene. Circa 18 milioni di euro sarebbero dirottati verso funzionari greci per “incoraggiare” l’acquisto di sottomarini Poseidon, oltre a 170 carri armati Leopard dalla tedesca Krauss-Maffei Wegmann (KMW), per i quali Kantà avrebbe ricevuto un totale di 1,7 milioni di euro da un intermediario greco, 1,5 milioni per la fornitura di missili Stinger e 600mila euro per i caccia F-15.

Dopo cinque anni fa ancora scalpore nel Paese lo scandalo di due sottomarini venduti da un’azienda tedesca al ministero della Difesa greco: con il piccolo inconveniente che pendevano a destra. Oggi il gruppo fa nuovamente affari in Grecia. Ha infatti vinto i nuovi appalti post memorandum per infrastrutture, treni e quattro termovalorizzatori nella regione dell’Attica.

@FDepalo