La resa dei conti si consumerà quando nel fortino di Piazza San Lorenzo in Lucina, in un ufficio di presidenza convocato di urgenza dallo stato maggiore di Arcore, si troveranno l’uno di fronte all’altro Silvio Berlusconi e Raffaele Fitto. Un incontro-scontro che questa volta – annota un conoscitore delle questioni del centrodestra – potrebbe giungere allo strappo finale, con l’ex governatore pugliese costretto a ripetere l’espressione che ha tanto reso celebre la cacciata di Gianfranco Fini in una direzione del fu Pdl: “Che fai, mi cacci?”. La riunione potrebbe essere rinviata perché Fitto – europarlamentare – ha chiesto di posticiparla perché è impegnato nella giornata della visita di Papa Francesco a Strasburgo.

Ma i motivi del contendere restano tutti. Del resto l’attacco di Fitto dal blog – “basta con le nomine, basta con i gruppi autoreferenziali che hanno determinato in questi mesi una politica e una comunicazione inefficaci e di prive di qualunque credibilità” – non lascia spazio ad altre interpretazioni ponendo di fatto l’ex Cavaliere con le spalle al muro. Insomma, o si  cambia strategia, o “nella disperazione – ripete a ilfattoquotidiano.it un ‘soldato’ di Fitto – tutto può essere in discussione”. Non succederà nulla di tutto ciò, però. Parola di un senatore forzista: “Berlusconi riserverà un colpo di scena”. E cioè, come aveva anticipato Il Fatto Quotidiano alcuni giorni fa in un colloquio con lo stesso ex Cavaliere, rompere l’accordo con Renzi sulle riforme, quella elettorale e quelle istituzionali. Altro che scricchiolare: il Patto del Nazareno rischia di andare in frantumi.

Colpo di scena imposto dal contesto in cui si trova Fi. Ad oggi il saldo finale della linea filogovernativa, del sostegno alle riforme del governo Renzi, è più negativo che mai. Il verdetto delle regionali in Calabria ed Emilia è oltre le peggiori aspettative della vigilia. “Sapevano che finisse male, ma così rischiamo di farci superare anche da Angelino, che è tutto dire” avrebbe detto l’ex premier nel solito pranzo del lunedì con i familiari e i fedelissimi. I numeri sono drammatici: nelle due regioni a votare per Fi sono stati complessivamente 200mila elettori. Cifre che segnano il destino di  un partito come Forza Italia che, “se continuasse con questa linea politica che disorienta il nostro elettorato – spiega  un senatore di peso- potrebbero finire per farlo diventare una corrente della Lega Nord”.

Già, la Lega di Salvini. L’exploit del Carroccio accelera la trattativa con il fronte forzista. Trattativa gestita da Giancarlo Giorgetti, per quanto riguarda la Lega, e dal consigliere politico dell’ex premier Giovanni Toti. I due sono in continuo contatto, e non è da escludere che già nel prossimo week end Matteo Salvini possa varcare l’ingresso di Arcore. Ecco perché la strategia di un Cavaliere – che i bolettini definiscono “teso e irritato” – prevede un colpo di scena. Di certo, durante l’ufficio di presidenza – spiegano a taccuini chiusi parlamentari che preferiscono rimanere nell’anonimato – si farà carico di rintuzzare i dissidi interni (leggi l’uscita al vetriolo di Maurizio Bianconi) e di chetare l’atteggiamento “arrogante” di Raffaele con la promessa di assicurargli il 30% dei candidati in lista alle prossime politiche e un paio di candidati governatori per le regionali di marzo.

Ma il colpo di scena passerà dal cosiddetto Patto del Nazareno. Difatti, nonostante all’esterno continuerà a mostrarsi favorevole al patto per le riforme con l’inquilino di Palazzo Chigi, durante il caminetto di oggi pomeriggio dirà espressamente che all’atto del voto sull’Italicum il gruppo parlamentare si dovrà opporre all’approvazione del provvedimento. “Il problema di Forza Italia non è legato alla scelta, ma alla sopravvivenza. E la sopravvivenza – spiega un deputato a ilfattoquotidiano.it – impone che ci sia una legge elettorale con il premio di maggioranza non alla lista, ma alla coalizione. O rimetti insieme i cocci del vecchio centrodestra, o non tocchi palla”. D’altronde, gli equilibri della tornata elettorale di ieri l’altro impongono all’ex Cavaliere di bussare alla porta della Lega di Salvini e, soprattutto, evocano una legge elettorale ridisegnata con il premio alla coalizione e non alla lista. Discriminante, quest’ultima, necessaria per consentire anche il rientro di Angelino Alfano, che l’ex Cavaliere potrebbe incontrare prima dell’inizio delle festività natalizie. In questo modo l’inquilino di Arcore utilizzerebbe l’Italicum per fare pressione sull’esecutivo di Matteo Renzi. E per continuare a trattare sul successore di Giorgio Napolitano. Stando così i giochi, bisognerà solo capire cosa deciderà di fare Raffaele Fitto.

Twitter: @GiuseppeFalci