Nel Pd si dovranno magari mettere a riflettere sull’astensione, ma pur sempre dall’alto del loro 40 e fischia per cento. Nella Lega Nord esultano perché sono il primo partito della coalizione, anche se i voti sono gli stessi di 4 anni fa (anzi, meno). Il Movimento 5 Stelle si divide tra chi (il capo) pensa che la bassa affluenza non abbia colpito il bacino di voti grillino e chi (qualcuno della base) parla di “fallimento” e si dimette. Chi ha il problema più grande in questo momento è Forza Italia. Le Regionali in Emilia Romagna e in Calabria segnano il punto più basso per Forza Italia e per il partito di Silvio Berlusconi: una media del 10% circa. La Lega Nord in Emilia Romagna non ha solo sorpassato i berlusconiani, ma l’ha più che duplicati. “Un risultato drammatico – ha subito cannoneggiato Raffaele Fitto, capocorrente dei critici – Il minimo è azzerare tutte le nomine, per dare il via a una fase di vero rinnovamento”. A traino arriva un altro ex ministro, Saverio Romano: il bilancio è “disastroso”, dice, “come la gestione del partito che non deve occuparsi di maquillage estetici, ma di contenuti e di dialogo nel territorio”. Torna alla carica Maurizio Bianconi, il deputato che aveva già invitato all’uscita Berlusconi (“Si faccia un partito e se ne vada”) e che per questo era stato preso a male parole da Giovanni Toti. “Toti e compagnia – dice Bianconi – farebbero bene a dimettersi e a scegliere di essere parte di un rinnovamento vero e democratico (non a colpi di casting ed effetti speciali) oppure ad avere il coraggio di costruire qualcos’altro altrove”. E anche tra coloro che non sono apertamente ostili all’ultima gestione dell’ex Cavaliere c’è chi invita a “non nascondere il risultato” (Maurizio Gasparri), a convocare gli organi dirigenti ad horas (Altero Matteoli), a rifondare il partito sulla base di “persone oneste e capaci, di consenso, democrazia e merito” (Alessandro Cattaneo). 

Fitto: “Basta a nomine e gruppi autoreferenziali, ma soprattutto a una linea politica incomprensibile, ambigua, che oscilla tra l’appiattimento assoluto verso il Governo e gli insulti”

Fitto quasi non aspettava altro: “Basta a nomine e gruppi autoreferenziali, ma soprattutto a una linea politica incomprensibile, ambigua, che oscilla tra l’appiattimento assoluto verso il Governo e gli insulti. Mi auguro che nessuno si azzardi a minimizzare o a cercare alibi“. Anzi, “non abbiamo il diritto di nasconderci dietro l’astensione, che colpisce soprattutto noi, aggravando la tendenza già manifestatasi alle Europee. Dalle Europee a oggi, abbiamo perso 6 mesi”. E infatti Giovanni Toti, il consigliere politico del leader, cosa risponde? “L’astensione è il primo dato su cui interrogarsi e non perché si deve scaricare su Renzi ed il governo la responsabilità, ma è chiaro che le forze di maggioranza hanno più responsabilità per la disaffezione”. Addirittura si comincia a tirarsi il risultato in faccia: “Fitto solleva una riflessione legittima però è anche lui un dirigente di questo partito, fa parte della direzione e del comitato di presidenza. In quell’organismo ci interrogheremo, ma non mi sembra il momento, da parte di chi è un autorevole dirigente del partito, di puntare il dito contro qualcuno”. Mariastella Gelmini, un’altra custode della dottrina, ammette che “il risultato di queste elezioni è negativo e nessuno è così stupido da minimizzarlo”. Ma c’è un ma, ovviamente: “Ma proprio per questo non ha senso mettere in discussione la stima e la considerazione del presidente Berlusconi per i parlamentari”. Piuttosto, “in un momento così delicato non bisogna guardare l’ombelico ma pensare agli italiani. Forza Italia deve cambiare passo, enfatizzando la sua vocazione liberale e anti-tasse”.

Il coma di Forza Italia preoccupa due volte perché non coincide con la crisi del centrodestra. La Lega Nord in Emilia Romagna è il primo partito della coalizione (di gran lunga) e veleggia sui risultati del 2010, prima dello scandalo, del Trota, di Belsito. “Non è un derby” dice Toti, “Salvini ha avuto un buon risultato ma adesso non può metterlo nel freezer” insiste la Gelmini. “La nostra opposizione dura e sostanziale, puntuale e propositiva – si legge nel Mattinale di Renato Brunetta – è stata fatta passare per finzione scenica da chi aveva l’interesse, da destra e da sinistra, a far credere fossimo succubi di Renzi. Balle. Panzane. Bugie”.

Il leader del Carroccio Matteo Salvini va ovviamente in surplace: “La mia scommessa – esulta il leader del Carroccio – non era superare Forza Italia, ma dimostrare agli italiani, partendo dall’Emilia-Romagna, che l’alternativa a Renzi c’è. È l’alternativa dei contenuti. Il risultato di ieri è stupendo, ma è soltanto l’inizio. È un risultato che mi permette di girare l’Italia da Nord a Sud, perché voglio arrivare al 51 percento degli elettori”.

Salvini confessa che “da oggi ci sentiamo parte di un progetto che non guarda solo al nord ma a tutta Italia”. Secondo il segretario federale leghista ora va recuperato chi non vota: “E’ una bella sfida, quando Renzi è pronto noi siamo pronti”. Dalla sede di via Bellerio aggiunge che non è appassionato dal “derby in casa con Forza Italia o di aver superato Grillo. Adesso è l’ora di riconquistarci la fiducia degli elettori rimasti a casa”. Anche perché, secondo Salvini, con un’astensione così alta “non vince nessuno”.

In questo dibattito prova a inserirsi il Nuovo Centrodestra che in Emilia Romagna fa la parte della comparsa e in Calabria acciuffa un 8%. Angelino Alfano ridimensiona perfino il risultato della Lega “Con Salvini si afferma lo schema di una Lega vincente al Nord in un centrodestra perdente. Al Sud invece la sorpresa siamo noi, con un risultato straordinario”. Ma se dentro Forza Italia insistono col dire che “il centrodestra diviso perde”, l’Ncd mette in chiaro che un’alleanza con Salvini che usa questi toni (“da estrema destra populista”, firmato Lupi) non è possibile e questo vale già addirittura per il Veneto, dove il presidente di Regione è Luca Zaia.