“Spiacente, sarò lontana dal Pianeta per un po’”. È la risposta automatica che riceve in queste ore chi manda una mail a Samantha Cristoforetti. L’astronauta italiana si trova a 400 chilometri di quota. La navicella Soyuz che l’ha portata in orbita, insieme al comandante russo Anton Shkaplerov e all’ingegnere americano Terry Virts, dopo un balletto cosmico a 28mila km/h ha agganciato da poche ore, quando nel nostro Paese mancavano una decina di minuti alle 4 del mattino, la Stazione spaziale internazionale (Iss), “l’avamposto dell’umanità nello spazio”, come ama definirlo l’astronauta italiana. Un attracco avvenuto sul lato in ombra della Terra, sopra il Pacifico, vicino la costa dell’Ecuador, e salutato da Cristoforetti canticchiando.

Il viaggio che ha portato la prima donna italiana nello spazio è iniziato domenica sera, alle 22:01 ore italiane. A seguire la diretta del lancio organizzata nella sede dell’Agenzia spaziale italiana (Asi) ci sono anche i colleghi astronauti Luca Parmitano, Paolo Nespoli e Roberto Vittori, che per l’occasione s’improvvisano telecronisti, commentando le fasi del decollo. Dall’accensione dei potenti motori della Soyuz, quando per un attimo il razzo scompare in un’enorme palla di fuoco e la sala trattiene il fiato. Fino al momento in cui uno speciale indicatore della gravità, il pupazzo di neve “Olaf” protagonista del film Disney Frozen, scompare dall’inquadratura. Segno che ha iniziato a galleggiare nello spazio e che la navicella è, quindi, entrata in orbita e non percepisce più l’abbraccio gravitazionale terrestre. Le telecamere indugiano adesso sui volti degli astronauti. In particolare, quello di Samantha Cristoforetti, sereno, concentrato. E, soprattutto, sorridente. Come se non fosse per lei la prima volta nello spazio.

Attracco avvenuto sul lato in ombra della Terra, sopra il Pacifico, vicino la costa dell’Ecuador, e salutato dall’astronauta italiana canticchiando

“Sorride perché in quei momenti ci si sente pronti e relativamente calmi dopo lunghi e faticosi anni di addestramento, durante i quali gli istruttori, simulando ogni possibile avaria, cercano in tutti i modi di uccidere gli astronauti, che devono fare di tutto per restare in vita – spiega Luca Parmitano, che appena un anno fa sperimentava le stesse sensazioni -. Oggi è un giorno di festa. Per Samantha e per l’Italia. Da adesso in poi lei non ha più nulla da dimostrare. Può sembrare strano, ma i sei mesi che la attendono sulla Stazione spaziale sono, in realtà, i più semplici, anche se – spiega l’astronauta catanese – andare nello spazio è sempre una partenza verso l’ignoto. Un viaggio in cui si cercano delle risposte e spesso si trovano nuove domande, ancor più importanti”. E ognuno deve fare questo viaggio in qualche modo in solitudine. “Non mi sento di dare consigli a Samantha – afferma Parmitano -. Ognuno deve saper cogliere in maniera personalissima e intima il senso di bellezza e profondità del proprio lavoro e delle proprie esperienze”. 

Selezionata nel 2009 dall’Esa, l’Agenzia spaziale europea, tra migliaia di candidati, Samantha Cristoforetti, ingegnere meccanico che parla sei lingue compreso il cinese, è il settimo astronauta tricolore nello spazio e la sua missione la seconda di lunga durata dell’Asi, dopo quella di Parmitano nel 2013. La missione di Cristoforetti ha lo stesso nome di un poetico brano di Lucio Dalla, “Futura”. Ed è proprio alle note di diversi brani musicali, tra cui “Perfect day” di Lou Reed, che la prima donna italiana nello spazio si affida prima del lancio per raccontare su Twitter, attraverso uno speciale conto alla rovescia sonoro, tutta l’emozione per la realizzazione del sogno di una vita: “È proprio un giorno perfetto. Ci sarà mai un altro giorno come questo?”. Poi il suo pensiero corre all’Italia: “Voglio esprimere la più profonda gratitudine per l’Italia e gli italiani, di cui ho sentito il calore negli ultimi mesi e settimane”.

Selezionata nel 2009 dall’Esa, tra migliaia di candidati, Samantha Cristoforetti, ingegnere meccanico che parla 6 lingue compreso il cinese, è il 7° astronauta tricolore

Un giorno lungamente atteso, quello del lancio, che arriva dopo settimane intense, in cui l’astronauta italiana e i suoi compagni di viaggio hanno dovuto rispettare scrupolosamente tanti riti. Come tutti gli astronauti che prima di loro, da Yuri Gagarin in poi, hanno volato dalla base russa di Bajkonur, in Kazakistan. Prima della quarantena, ad esempio, secondo tradizione l’equipaggio della missione Futura ha partecipato alla tradizionale visita alla tomba di Gagarin, sulla Piazza rossa di Mosca. Poi a “Star city”, la città delle stelle dove vivono 7mila persone, segreta ai tempi della Guerra fredda, un altro rito irrinunciabile. Cristoforetti e i suoi colleghi hanno piantato il loro albero nel giardino dei cosmonauti. E l’ultima notte prima del decollo, ancora un gesto scaramantico: la visione del film Il Sole bianco del deserto, sempre lo stesso dai tempi di Gagarin. Samantha Cristoforetti ha trascorso questa sua ultima notte terrestre come la notte prima degli esami. “Il riposo è stato strano – ha spiegato l’astronauta sul suo blog -. Sono stati così anche gli ultimi giorni prima del lancio, con una parte di me come intenta a osservare un film, mentre l’altra svolgeva le attività in programma”.

Oltre ai tanti esperimenti scientifici, circa duecento di cui una decina dell’Asi, tra i compiti più delicati dell’astronauta italiana ci sarà quello di far attraccare le navicelle automatiche di rifornimento all’Iss, le russe Progress e le americane private Dragon e Cygnus, l’ultima delle quali esplosa alcune settimane fa subito dopo il decollo. “Vado nello spazio con tutta me stessa, con tutto quello che sono e di cui ho fatto esperienza – è il saluto di Cristoforetti prima del lancio -, e certamente porto con me ogni persona che ho incontrato. È tempo di andare. A risentirci dallo spazio”.