Come anticipato oltre due mesi fa da ilfattoquotidiano.it, l’Italia invia in Iraq quattro cacciabombardieri che, al costo di almeno un milione di euro a settimana, parteciperanno alla guerra contro il Califfato guidata dagli Stati Uniti. Quattro Tornado del 6° stormo ‘Diavoli Rossi’ di Ghedi decolleranno nelle prossime ore, accompagnati da 140 uomini tra piloti, avieri e tecnici di supporto. La Difesa garantisce che gli aerei italiani non verranno impiegati in bombardamenti e che il Parlamento ha approvato questa missione, ma non è davvero così.
Dalla base kuwaitiana di Ahmed Al Jaber i nostri aerei, posti sotto il comando del Combined Air and Space Operations Center americano in Qatar, condurranno inizialmente solo missioni di ricognizione sul nord dell’Iraq, ma il loro successivo impiego in azioni di bombardamento non è escluso, come spiega l’Aeronautica Militare. “I Tornado partono in configurazione esclusivamente Isr (Intelligence Surveillance Reconnaissance) e vanno ad aumentare il dispositivo di ricognizione finora basato sui soli droni Predator”, dichiara il colonnello Urbano Floreani, aggiungendo che “non è escluso che, se richiesto, vengano poi impiegati anche in azioni di attacco, come è avvenuto in Afghanistan”, visto e considerato che “stiamo parlando di velivoli multiruolo dotati di molte capacità operative”. Del resto è difficile immaginare che i nostri bombardieri, inviati al fronte su esplicita richiesta di Washington, vengano impiegati diversamente da quelli schierati nelle scorse settimane da inglesi, francesi, belgi, danesi, olandesi, australiani e canadesi: tutti hanno iniziato con missioni ISR per poi partecipare ai bombardamenti nel nord dell’Iraq e della Siria.
L’esacalation a tappe della partecipazione italiana a questa nuova guerra americana – la Nato qui non c’entra, tantomeno l’Onu – prosegue al di fuori di qualsiasi autorizzazione politica e di spesa del Parlamento, che finora ha solo approvato, lo scorso 20 agosto, la fornitura di armi ai combattenti curdi (operazione finanziata con 1,9 milioni di euro nell’ambito del decreto missioni). La successiva decisione di inviare 280 soldati (consiglieri militari e addestratori) e aerei (un’aereo-cisterna, droni e “assetti pilotati per la ricognizione aerea”) il governo, per bocca del ministro della Difesa Roberta Pinotti, si è limitato a informare le commissioni Difesa di Camera e Senato lo scorso 16 ottobre, senza nessun voto in aula e senza nessuna autorizzazione di spesa – il solo impiego dei 4 Tornado costerà non meno di un milione di euro a settimana.
I parlamentari Cinque stelle hanno chiesto che il governo venga subito a riferire in Parlamento: “La Pinotti trascina l’Italia in guerra bypassando completamente l’opportuna autorizzazione delle Camere. Una missione a rate di cui il Parlamento e i cittadini sono del tutto all’oscuro. Siamo praticamente in guerra, trascinati dal silenzio di un ministro che sembra agire al di sopra delle parti e dei principi costituzionali, chissà dietro quale garanzia”. Fonti militari e del ministero della Difesa rispondono invece di aver “opportunamente informato” il Parlamento nel corso di audizioni nelle quali gli stessi parlamentari Cinque stelle “si dissero d’accordo con la maggioranza circa la non necessità di un voto”.
“Questa è una falsità”, dice a ilfattoquotidiano.it il deputato del M5S Massimo Artini, vicepresidente della commissione Difesa della Camera. “Basta andare a leggersi i verbali dell’audizione del 16 ottobre, durante la quale dicemmo alla Pinotti che una mera comunicazione non poteva bastare e che doveva esserci un passaggio parlamentare di autorizzazione”. Richiesta che fu respinta, a nome della maggioranza, da Nicola Latorre, presidente Pd della Commissione Difesa del Senato, il quale dichiarò di ritenere “non necessario” un voto parlamentare, giudicando che il governo si stesse muovendo “rigorosamente nell’alveo delle risoluzioni votate ad agosto”. Un’altra bugia, la più grave, secondo Artini: “Ad agosto abbiamo autorizzato solo l’invio di armi ai curdi, non l’invio di soldati e cacciabombardieri: c’è una bella differenza! Quella in Iraq è ormai una vera e propria missione militare e per questo – come abbiamo ribadito anche nell’ultima seduta della commissione del 13 novembre, è urgente che il Governo venga al più presto a riferire al Parlamento sulla nuova operazione, aprendo su di essa un confronto e attendendo i necessari atti di indirizzo delle Camere”.