La Toscana si prepara a una cura “dimagrante” choc per far fronte ai tagli imposti alle Regioni dal premier Matteo Renzi: la “sforbiciata” di 4 miliardi di euro a livello nazionale obbligherà infatti la Regione a una spending review da 444 milioni di euro. Il presidente Enrico Rossi ha elaborato un piano riorganizzativo che prevede in due anni 5mila esuberi (dipendenti della Regione del comparto sanità e delle varie agenzie regionali tra cui Arpat e Irpet) da collocare in pensione, accorpamenti di Asl e dismissione della totalità delle partecipazioni societarie (eccezion fatta per FidiToscana). Un piano che secondo Rossi dovrebbe permettere di risparmiare oltre 300 milioni di euro e che grazie ai circa 130 milioni garantiti dal Patto della Salute siglato in Conferenza Stato-Regioni dovrebbe permettere di “tamponare” gli effetti della legge di Stabilità. Il governatore ha annunciato nei giorni scorsi le linee fondamentali della manovra che presto arriverà in consiglio regionale: l’approvazione del testo è attesa per metà dicembre.

Il taglio di 444 milioni di euro (“un taglio pesante, superiore alle attese”) si abbatterà su un bilancio regionale di 8 miliardi (“di cui 6,7 destinati alla sanità e appena 120 milioni di politiche comprimibili” spiega Rossi) e si aggiungerà “ai 400 milioni già tagliati nel 2011”. Dopo la razionalizzazione delle centrali operative del 118 e la riorganizzazione delle aree vaste il governatore rilancia la sfida: “Una sterzata prima di finire fuori carreggiata, per essere più leggeri e correre meglio”.

La riorganizzazione riguarderà i 2mila dipendenti della Regione e i 52mila del comparto sanitario, più i dipendenti delle varie agenzie regionali e enti collegati come ad esempio Arpat (agenzia di protezione ambientale che conta 700 dipendenti), Ars (sanità), Irpet (programmazione economica) o Toscana Promozione. Tra il 2015 e il 2016 è previsto un esubero di 5mila lavoratori (“tecnicamente non si può parlare di prepensionamenti, anche perchè non ci saranno incentivi” spiegano da Palazzo Strozzi Sacrati). I criteri utilizzati per stabilire chi dovrà andare in pensione saranno quelli previgenti all’entrata in funzione della legge Fornero (“il famoso conto del 96” spiega lo staff di Rossi). C’è il pericolo che qualcuno resti intrappolato in una sorta di “limbo”? No, secondo Rossi tutti gli esuberi saranno pensionabili: “Non produrremo disoccupazione” twitta il governatore. Il taglio del personale riguarderà tutti i dipendenti, indipendentemente dal loro livello d’inquadramento: “Un taglio del 10% dai dirigenti in giù, sanità compresa, che significa complessivamente almeno 5mila lavoratori che potranno andare in pensione”. I dettagli dell’operazione verranno comunicati nei prossimi giorni: al momento sappiamo solo che la Regione potrà mandare in pensione 34 dirigenti (attualmente sono 115) e 220 lavoratori per un risparmio di 18 milioni di euro.

Rossi vuole inoltre dismettere la presenza della Regione nella totalità delle 22 partecipazioni societarie (“usciremo dalla gestione ma continueremo a garantire gli investimenti sulle strutture”) e mantenere soltanto quote in FidiToscana: “L’azienda ha un ruolo fondamentale di sostegno all’economia e di aiuto per l’accesso al credito: in questi anni sono state offerte garanzie a più di 20mila piccole imprese“. Addio quindi alle società che si occupano di aeroporti (come ad esempio Sat o Adf) e interporti, recupero risorse, marmi (Internazionale marmi e macchine Carrara), parcheggi (Firenze parcheggi Spa), convegni (Centri affari convegni Arezzo), fiere (Firenze fiera Spa) e terme. Un addio che secondo le stime della Regione dovrebbe far risparmiare 60 milioni di euro.

La spending review toscana prevede anche l’accorpamento delle attuali 12 Asl e delle 4 Aziende ospedaliero-universitarie in tre grandi nuove strutture d’area vasta (a cui si aggiungerà anche l’ospedale pediatrico Meyer di Firenze). I dettagli dell’operazione – precisano dall’assessorato alla sanità – ancora non sono stati definiti. Molti i nodi ancora da sciogliere (composizione degli accorpamenti, sedi operative), tra cui il futuro dei direttori generali che perderanno il posto: essi verranno ricollocati ma probabilmente dovranno subire una decurtazione ai loro stipendi.

E se tutto ciò non fosse sufficiente per “tamponare” i tagli? In tal caso il governatore potrebbe anche rispolverare l’idea di un “superticketche gravi sulle persone più ricche: “Pronto a chiedere qualcosa a chi ha di più piuttosto che a chi ne ha di meno”. La legge di stabilità non sembra infatti lasciare altri margini di manovra. Sempre che non si voglia ricorrere a provvedimenti che lo stesso Rossi definisce da “scandalo”, come ad esempio “tagliare i 130 milioni di extra Lea (livelli essenziali di assistenza, ndc), gli 80 milioni del trasporto sociale, i 10 milioni per la vita indipendente dei disabili, i 3 milioni per i lettori ottici dei malati di Sla o il milione per le parrucche delle persone in cura per tumore”.