In occasione degli Europei di calcio 2016 la Francia si trasformerà in un’enorme “no tax area” per la Uefa. Un provvedimento straordinario che regalerà milioni e milioni di euro all’associazione guidata da Michel Platini. E che il governo è stata costretto a prendere, perché “altrimenti la Uefa avrebbe guardato altrove e la Francia non avrebbe mai ospitato la manifestazione”, come ha ammesso il ministro dello Sport Patrick Kanner.

Svelata dal quotidiano Les Echos e poi confermata dal ministro in persona, la misura adottata da Parigi è molto semplice: prima e durante la competizione, che si svolgerà in dieci città della Francia dal 10 giugno al 10 luglio 2016, tutte le imprese incaricate dell’organizzazione del torneo si vedranno esonerate dal pagamento del 100% dei contributi dovuti allo Stato. Di fatto, si tratta di una legge ad personam per la Uefa, visto che per l’avvenimento è stata creata una società ad hoc (la Euro 2016 Sas), partecipata al 95% dalla massima associazione calcistica continentale e al restante 5% dalla Federcalcio francese. Saranno loro a gestire tutte le attività (compresi i diritti commerciali e di marketing), con la sola eccezione dei lavori di costruzione degli impianti e la sicurezza. E quindi saranno loro a beneficiare della detassazione, da cui è esclusa l’Iva (imposta che è regolata da normative europee). Anche su questa tassa, però, e in particolare sulla vendita dei biglietti delle partite, il governo ha previsto una grossa riduzione. Lo sconto, dunque, è pressoché totale: si prevede che la Euro 2016 Sas possa fatturare almeno 900 milioni di euro. Netti, visto che tasse praticamente non ce ne saranno.

Il regalo ai padroni del calcio è destinato a far discutere. E ancor di più le spiegazioni fornite dal ministro dello Sport, Patrick Kanner. “Cosa avremmo dovuto fare, vedere la Francia sparire dal panorama dello sport internazionale?” ha chiesto rispondendo alle critiche. “Se non avessimo accettato queste condizioni, la Uefa sarebbe andata altrove. È la pura e semplice realtà”. Di fatto, dunque, l’assegnazione della manifestazione è stata strettamente legata alla promessa di sgravi fiscali eccezionali. Concessi, per altro, a un’associazione ricchissima, che nel 2012 (anno dell’ultima manifestazione continentale) ha chiuso il bilancio con un fatturato di 2,8 miliardi di euro e un utile netto di 128 milioni. Ma Kanner vede la questione da un’ottica diversa: “Gli Europei porteranno nel Paese tra i 4 e i 5 milioni di turisti, che equivalgono a 2-3 miliardi di attività per hotel, ristoranti, trasporti. Ci sarà un grande ritorno di immagine e anche a livello occupazionale. Lo sgravio fiscale è un investimento”, conclude. Peccato che la Francia si sia già impegnata ad investire circa due miliardi di euro per l’organizzazione (1,6 di impiantistica e 400 milioni per l’ammodernamento delle infrastrutture). E che il conto per le casse dello Stato (e dunque per i cittadini) rischia di diventare molto salato. Ma di fronte all’aut-aut della Uefa non c’erano grandi alternative.

Del resto, Platini ha soltanto seguito l’esempio di Joseph Blatter: già in occasione dei Mondiali 2014, la Fifa aveva ottenuto dal Brasile una deroga al pagamento delle tasse per le proprie attività nel Paese, grazie a cui aveva risparmiato circa 680 milioni di dollari di contributi. Dopo il Brasile, anche la Francia si è piegata alle condizioni dettate dai capi del calcio. Due precedenti che rischiano di lasciar passare un messaggio ben preciso ai Paesi interessati alle prossime competizioni: per vedersi assegnate grandi manifestazioni internazionali di calcio, d’ora in poi non basterà più garantire investimenti e infrastrutture adeguate; forse bisognerà anche promettere un trattamento fiscale di riguardo a Uefa e Fifa. Perché i proprietari del pallone sono loro. E lo portano dove più conviene.

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