Il governo greco persegue presunte evasioni fiscali di 5mila dipendenti pubblici per 1,5 miliardi di euro ma poi si “dimentica” di procedere con indagini e pene per la Lista Lagarde, che di miliardi ne contiene ben 25. Sono le due facce della stessa medaglia del governo di larghe intese che dal 2012 guida per conto della trojka il Paese che per primo ha dato inizio alla crisi europea. Da giovedì 5.260 dirigenti pubblici sono finiti nell’occhio dello Sdoe, la polizia finanziaria ellenica, perché sospettati di aver trasferito 1,5 miliardi di euro in conti bancari esteri nel 2010, quando si profilava il crac. Si tratta per metà di dirigenti nel settore dell’istruzione e per il resto di manager sanitari, della difesa e delle finanze. Secondo il governo l’indagine riguarderà l’intero settore pubblico, tranne giudici, agenti di polizia e della guardia costiera.

In particolare 241 dirigenti medici hanno trasferito 65 milioni e 101 ex insegnanti di tutti i livelli hanno spostato all’estero un totale di 27,3 milioni. In media i trasferimenti ammontano a 275mila euro per ogni dipendente, ma circa 300 persone hanno inviato rimesse per oltre 600mila euro a testa. Il ministro delle riforme amministrative Kyriakos Mitsotakis ha incontrato il segretario generale delle Entrate Katerina Savvaidis, chiedendole di controllare i 415 funzionari che hanno lasciato nel frattempo il servizio, dal momento che la commissione di controllo incaricata dal governo non può farlo a causa di cavilli burocratici.

La sterzata anti corruzione del governo da un lato mira a scoprire a quattro anni di distanza evasioni fiscali multilivello, dall’altro fa tornare di attualità lo scandalo ben più consistente della Lista Lagarde, l’elenco di 2mila illustri evasori ellenici che di miliardi in Svizzera ne hanno trasferiti 25. La lista venne inviata ad Atene per corriere diplomatico dall’allora ministro delle finanze francese del governo Sarkozy, Christine Lagarde, attualmente numero uno del Fondo Monetario Internazionale. Ma nessuno dei due ex ministri delle finanze greci, Iorgos Papaconstantinou e Evangelos Venizelos (attuale vice premier e ministro degli esteri) la protocollò. Il primo che ne diede conto, il giornalista Kostas Vaxevanis, venne arrestato dalle teste di cuoio greche nell’ottobre del 2012 un minuto dopo aver pubblicato l’intera lista sulla rivista che dirigeva, Hot Doc, per poi finire processato per direttissima.

In quella lista figurava il gotha dell’economia e della politica ellenica, tra cui anche il principale collaboratore del premier Samaras, Stavros Papastravrou. Un articolo de ilfattoquotidiano.it su di lui è stato messo agli atti del Parlamento ellenico nel gennaio 2013 e citato in una seduta ufficiale da Panos Kammenos, leader del partito degli Indipendenti greci. A tirarlo in ballo ci ha pensato l’imprenditore Sabby Mionis, nato in Grecia ma dal 2006 residente a Tel Aviv. Mionis ha dichiarato che la signora Maria Panteli, che appare nella lista assieme a Papastavrou, gestiva assieme a lui i fondi comuni di investimento della banca svizzera Hsbc presenti in quell’elenco e che qualcuno ipotizza possano fare riferimento alla signora Margareth Papandreou (madre dell’ex premier Iorgos) che ha più volte smentito, minacciando anche di agire per vie legali. Papastravrou appare in tutti gli oscuri dossier greci dell’ultimo decennio, dallo scandalo Siemens all’affare Named. Sollevando dubbi su quale sia il ruolo realmente svolto negli ultimi anni.

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