Sono passati pochi mesi dalla fine dell’ultima guerra fra Hamas, Gaza e Israele e sembra che gli israeliani e i palestinesi non notino una cosa chiara ad ogni persona che vive in Palestina o nello stato di Israele: Gerusalemme, con il suo altissimo tasso di santità, può incendiare il Medio Oriente.

Alcuni giorni fa un attentatore palestinese, Moataz Higiazi, ex membro della Jihad islamica ha cercato di uccidere Yuda Glik, un attivista di estrema destra. Glik è membro di quella parte di coloni che hanno il pericoloso sogno di voler ricostruire il Terzo Tempio sulla Spianata delle Moschee. Ovviamente una fantasia del genere, se mai venisse attuata, sarebbe letta dal mondo palestinese e musulmano come una dichiarazione di guerra. In questi mesi – che dovevano essere mesi di intensivi colloqui per un cessate del fuoco permanente fra Hamas e Israele – non si parla più di nessun canale diplomatico per calmare le acque. Così Gerusalemme diventa teatro di attentatori e fanatici, e permette sia ad Abu Mazen che a Netanyahu di fare dichiarazioni azzardate.

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Nei prossimi giorni in Israele si celebreranno 19 anni dall’assassinio di Rabin. Questo crimine contro la pace è l’emblematica prova che una persona estremista e armata può bloccare il processo di pace e addirittura cambiare la direzione della storia. Stati Uniti, Europa, Autonomia Palestinese e Israele devono capire che Gerusalemme merita una pacificazione immediata. Far diventare il conflitto israeliano-palestinese una “guerra santa”, una guerra per motivi religiosi, può risvegliare i musulmani di tutto il mondo e portare a una tragedia.

In queste settimane di tensione, dopo le uccisioni di giovani israeliani e palestinesi, l’esercito e la polizia israeliani hanno limitato notevolmente la libertà di culto e di preghiera ai musulmani sulla Spianata delle Moschee. È da aggiungere che per gli ebrei come Yuda Glik, salire in quel posto sacro è un dovere religioso. Ma questa loro convinzione non ha solide basi teologiche. Il tempio era il luogo più sacro della religione ebraica, e certo non era aperto ad ogni ebreo che avesse voluto entrare a visitarlo. Pare che chi chieda adesso una presenza quotidiana ebraica in nome dell’esistenza del vecchio Tempio sia mosso dall’ideologia politica e non solo dalla nostalgia verso le rovine del Secondo Tempio di Gerusalemme.

In una futura soluzione politica del conflitto israeliano-palestinese, Gerusalemme diventerà la capitale di due stati. La sua santità verrà per questo incrinata dalla sua divisione.