Neanche il tempo di candidarlo e il tribunale di Catanzaro lo rinvia a giudizio per presunti illeciti nella gestione dell’Arpacal, l’agenzia regionale della Calabria per la protezione dell’ambiente. Antonio Scalzo è uno dei pochi consiglieri regionali uscenti che ha ha trovato un posto nella lista del Pd a Catanzaro, confezionata dal segretario del partito Ernesto Magorno, dal candidato a presidente Mario Oliverio e dal parlamentare Nico Stumpo.

Dopo incontri fiume e parecchie tensioni, i vertici democrat calabresi la settimana scorsa hanno presentato i candidati a consigliere regionale. Criterio: non ricandidare chi aveva già due legislature alle spalle. È stato così che, nonostante la consapevolezza delle inchieste giudiziarie e di rinvii a giudizio imminenti, per buona pace del codice etico del Partito Democratico e della commissione antimafia, ha trovato spazio anche Antonio Scalzo, fino al 2010 direttore scientifico dell’Arpacal.

Con lui sono stati rinviati a giudizio anche l’ex assessore regionale all’ambiente Diego Tommasi e altre 8 persone. L’inchiesta, coordinata dal sostituti procuratori Gerardo Dominjanni e Domenico Guarascio, è incentrata sulle assunzioni all’Arpacal di soggetti che non avevano i titoli.

Nel dicembre 2012, Scalzo e gli altri imputati avevano subito anche un sequestro preventivo di 500mila euro, dopo che, trapelata la notizia dell’inchiesta, c’era la possibilità concreta che le somme percepite potessero essere distratte. Per la Procura si trattava di un sistema collaudato che avrebbe consentito agli imputati di trarre, dalle assunzioni irregolari, un ingiusto vantaggio patrimoniale. Ecco perché, dopo il tentativo di chiudere un conto corrente, i pm hanno emesso il provvedimento di sequestro nei confronti degli ex dirigenti dell’Arpacal.

I fatti contestati agli indagati riguardano la gestione dell’agenzia negli anni precedenti al 2010. Il processo inizierà il prossimo 16 gennaio, quando davanti al tribunale di Catanzaro sfileranno anche l’ex direttore generale vicario dell’assessore all’Ambiente Giuseppe Graziano, l’ex direttore amministrativo Luigi Luciano Rossi, l’ex commissario dell’Arpacal, Domenico Lemma, Francesco Caparello, Giuseppe Giuliano, Vincenzo Mollace, Francesco Nicolace e Silvia Romano.

L’inchiesta, partita grazie a un esposto sulle presunte irregolarità nel concorso per dirigente amministrativo all’Arpacal, è stata condotta dai militari della Guardia di finanza e dagli uomini del Nisa (Nucleo investigativo sanità e ambiente). Le indagini sono state supportate dalla relazione di un ispettore del ministero dell’Economia che avrebbe riscontrato irregolarità nell’attribuzione di incarichi, nell’erogazione di fondi e nell’espletamento di selezioni per progressioni verticali di carriera.

L’inchiesta sull’Arpacal potrebbe non essere l’ultima sorpresa per i candidati a Palazzo Campanella. A Reggio Calabria c’è un fascicolo sui rimborsi percepiti da oltre una trentina di consiglieri indagati per peculato. La Guardia di finanza ha già consegnato l’informativa finale alla Procura della Repubblica che, adesso, dovrà decidere quali provvedimenti assumere. E a tremare non è solo il Partito democratico.