Vecchi manuali

Un volume di Raffaele Bisteghi (Il giuoco pratico o sieno capitoli diversi che servono di regola ad una raccolta di giuochi più praticati nelle conversazioni d’Italia, Bologna 1820) contiene uno dei primi regolamenti italiani sul gioco delle bocce (pp. 25-28), che diventano qui bocchie; in Toscana erano originariamente pallottole, ma il senese ottocentesco le chiamava palline (Pietro Fanfani, Vocabolario dell’uso toscano […], Firenze 1863, vol. II, s. v.).

Nel manuale di Bisteghi vengono descritti la formazione delle squadre («La divisione de’ Compagni si fa col tirar tutti al Bocchino, e quelli, che sono più vicini ad esso, devono indispensabilmente essere li Compagni. Anzi, chi volesse ritirarsi, intendesi di già perduto il giuoco», p. 25), le prime fasi di svolgimento di una partita («Ognuno nel giuocar la sua palla deve stare nel segno, in cui è stato il primo, e se non lo fa, ancorch[é] accosti al segno la sua Bocchia più degli altri, perde il punto fatto, resta nullo il segno, e per quella volta la Bocchia non fa giuoco alcuno», p. 25 sg.), gli eventuali incidenti di percorso:

Se nel tirare la Bocchia succedesse mai ad alcuno, che per qualche accidente la medesima gli uscisse di mano; allora, se la medesima non passa la distanza di due passi potrà ritirarla, e rifar il suo Giuoco, ma se passa il termine de’ passi due, gli converrà aver pazienza e il Giuoco s’intenderà valido (p. 27).

Se si gioca in sei, osserva il Bisteghi, si può dover contare l'”onore” della borzigola, «quando sono più vicine al segno tutte le tre Bocchie dello stesso partito, ed allora quelle tre Palle contano il doppio, cioè sei punti (p. 28). Un “onore” che può diventar doppio, giocando con otto palle, se le bocce dello stesso colore più vicine al pallino (il segno; balin, boggin a Milano; lecco, grillo, etc., in Toscana; etc. etc.) sono quattro; i punti diventano così otto, e la borzigola lascia il campo al borzigolotto. Un colpo del diavolo o una gioia – singola o doppia –, ecco quel che parrebbero suggerire i due termini dialettali: borzigola, barzigla, berzigla, ecc., attestati in testi del Settecento e dell’Ottocento bolognese e modenese in cui si parla delle bocce, potrebbero essere imparentati con berzigola ‘euforia, eccitazione’ (del frignanese) o con Belzebù: il bresciano ottocentesco barzigola, oltre al colpo da sei punti, è gergalmente il demonio (Vocabolario bresciano-italiano, compilato da Giovan Battista Melchiori, Brescia 1817, vol. I, s. v.). Più probabile, però, che il legame con le voci toscane verzigola e verzicola (alle carte indicano la napoletana, il «numero di tre carte andanti che si seguitano secondo l’ordine e valore stabilito dalle regole del giuoco», Giovanni Galvani, Saggio di un glossario modenese […], Modena 1868, p. 186) suggerisca l’idea di un verzierino o giardinetto: quello “recintato”, per così dire, dalle tre bocce vicine al pallino.

Non sempre però pari furon

Bisteghi parla di gare a sei, otto bocce, ma i bocciofili di un passato lontano erano abituati a gareggiare piuttosto con un numero di palle dispari. Per Carlo Malaspina sono nove (Vocabolario parmigiano-Italiano […], vol. IV, Parma 1859, s. v. zugàr al bòci), e così per Francesco Cherubini (Vocabolario milanese-italiano, Milano 1839, vol. I, s. v. bòggia); per Angelo Peri erano – con la precisazione: in origine – cinque o sette (Vocabolario cremonese-italiano […], Cremona 1847, s. v. gioch de boùgge).

Tra le varianti del gioco delle bocce la fornera: «Giuoco che si fa colle pallottole […] e in cui ognuno de’ giocatori, che possono essere in qualunque numero, ha una pallottola sola, e tira più vicino che può al grillo, chiamando dopo di sé il compagno e l’ultimo di essi gridando fornera (e a Lucca venga l’oste); e chi non dà questo avviso perde un tanto a seconda di quanto si è da prima convenuto fra i giocatori» (F. Cherubini, op. cit., s. v. giugà ai bocc). C’è anche la versione con il morto, giocata in due contro uno (chi gioca da solo si dice, osserva il Fanfani, «che ha il solo o ha il granchio», op. cit., vol. I, s. v. granchio), e quella che non ti saresti mai aspettata: le bocce quadre (o, meglio, cubiche).

Una necessità per gli appassionati della cittadina provenzale di Cagnes sur Mer che le ha inventate, altrimenti costretti a rincorrere le proprie bocce per le discese ripide del paese. Si gioca anche da noi, a Castellinaldo (Cn), Vigliano d’Asti e altrove, per rimediare alle stesse difficoltà geomorfiche della cittadina francese.

bocce quadre

di Massimo Arcangeli Sandro Mariani