La nuova legge di stabilità prevede tagli di tasse per 18mld€ ed una spesa totale di 36mld€ finanziata in parte da un deficit aggiuntivo di 11mld€ ed in parte da spending review (15mld€) e lotta all’evasione (3.8mld€). Questa manovra arriva al limite dei parametri europei e la Commissione dovrà valutare se sono stati rispettati. Qualche settimana fa Angela Merkel, riferendosi in particolare alla Francia ma anche all’Italia, aveva invitato gli Stati europei a fare i propri compiti. In Europa l’Italia è spesso trattata con sufficienza sul suo impegno alla disciplina fiscale.

Ebbene, per quanto riguarda gli sforzi al rigore fiscale, lo Stato italiano in realtà è stato tra i più virtuosi dell’Eurozona negli ultimi 20 anni. Per apprezzare appieno l’impegno del Paese bisogna guardare all’avanzo primario, ossia alla differenza tra uscite ed entrate al netto della spesa per interessi sul debito contratto dai governi precedenti. Se guardiamo a questo indicatore l’Italia dalla Seconda Repubblica ad oggi ha avuto in media un avanzo primario pari al 2.6% del PIL per anno. Invece Germania è stato dello 0.5% del PIL e la media dei paesi dell’Eurozona (EZ 12) è stata dello 0.8% del PIL.

È normale che ci sia stata questa grossa differenza tra Italia e Germania dato che nel 1993 l’Italia aveva un debito pubblico pari al 110% del PIL mentre in Germania il debito era solo il 21% del PIL. Ovviamente all’Italia spettava compiere uno sforzo fiscale più alto rispetto agli altri Paesi. Il punto è che lo abbiamo fatto. Gli sforzi compiuti sono stati importanti ed in Europa ci dovrebbe essere più considerazione per i sacrifici che abbiamo fatto. Se prendiamo il gettito fiscale pro-capite in termini reali, ossia quanto ogni cittadino in media ha versato nelle casse dello Stato, negli ultimi 20 anni è cresciuto del 18% passando da 8.700€ a 10.300€ all’anno. L’incremento di tasse che abbiamo supportato e sopportato è stato notevole. 


A fronte di queste maggiori entrate fiscali la spesa pubblica pro-capite in termini reali è leggermente diminuita tra il 1993 ed il 2012 (-3.6%), ma non c’è stato un andamento univoco ed ha oscillato sempre tra gli 11.000€ e i 12.000€ per anno.
Tuttavia negli ultimi 20 anni la composizione della spesa è cambiata notevolmente. La spesa per affari economici (trasporti, comunicazione, manifattura etc.) è dimininuita del 31%, quella per l’edilizia pubblica ha fatto segnare -38% e quella per istruzione -15%. Sono invece aumentate del 26% le spese per la protezione sociale (in particolare le pensioni) e del 28% quelle in sanità, il che probabilmente riflette in parte l’invecchiamento della popolazione italiana.

Tuttavia nonostante gli sforzi degli ultimi 20 anni, all’inizio della Seconda Repubblica il rapporto Debito/PIL era del 110%, ora è del 132%. Com’è possibile? Dovevamo essere ancora più rigorosi? In realtà un avanzo primario di 2.6% di PIL all’anno è un risultato considerevole (lo sforzo totale ammonta ad oltre 700mld€). Il problema è che i governi si sono concentrati sul numeratore del rapporto Debito/PIL (riduzione del debito) trascurando in maniera eccessiva il denominatore (la crescita del PIL). Non abbiamo bisogno di lezioni su come mantenere il rigore fiscale, abbiamo bisogno di lezioni su come crescere.

Il carattere espansivo della nuova manovra ci porterà sulla retta via? Senz’altro il focus del governo sulla crescita è un passo nella giusta direzione. L’efficacia della manovra dipenderà poi 1) da quanto gli annunciati tagli delle tasse saranno percepiti come temporanei o permanenti (più efficaci nel secondo caso), 2) dalla propensione a spendere ed investire questi tagli da parte di famiglie ed imprese in un momento di crisi ed incertezza sul futuro; in questo momento c’è il rischio che buona parte dei soldi messi a disposizione siano risparmiati.

Sarebbe stato meglio se il governo avesse investito direttamente questi soldi nell’economia realizzando nuove opere? In un mondo ideale probabilmente sì, ma visti i problemi di corruzione e di gestione di fondi pubblici in Italia questa soluzione non sarebbe stata auspicabile.

Ad ogni modo per risollevarci dalla crisi non è più tempo di austerity e la manovra ha un carattere espansivo che negli ultimi anni era mancato. La partita ora si giocherà in Europa dove serve una maggiore attenzione alla crescita da parte di tutti gli Stati membri per poter davvero uscire dalla crisi.
 

Fadi Hassan – Redattore Quattrogatti.info e docente di economia presso il Trinity College Dublin