Una manovra da 36 miliardi, approvata ieri dal governo Renzi, con tagli di tasse e spese, che però si scaricheranno sulle spalle degli enti locali. Il testo della legge di stabilità non è ancora stato diffuso, come nello stile renziano di proporre slide in conferenza stampa e rimandare a un momento successivo (a volte, addirittura, settimane dopo) il testo definitivo e ufficiale del provvedimento. Il governo lo pubblicherà “tra poche ore”, ha assicurato Padoan, intervistato nella prima mattinata da Radio Anch’io. 

Ma intanto il fardello messo sulle spalle degli enti locali preoccupa un esponente Pd di rilievo, il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino, che guida anche la Conferenza delle Regioni. In un’intervista a La Stampa, a Renzi che nella presentazione della manovra ha chiesto alle Regioni un “piccolo sforzo”, Chiamparino replica: “Dico che nessuno vuole aumentare le tasse, anzi. Ma ci sono limiti di tolleranza oltre i quali non si può andare”. Il taglio per quattro miliardi, continua il governatore, “per cominciare, significa azzerare l’aumento del Fondo nazionale della Sanità nel 2015: se andrà bene, manterremo quello di quest’anno. Poi ci saranno da recuperare altri due miliardi”. E sottolinea: “Altro che ridurre le tasse, sarà un miracolo se riusciremo a non aumentarle. Temo sarà difficile evitarlo”. Infine Chiamparino auspica un confronto col premier: “Dato che non è stato possibile ottenere un incontro prima della manovra, spero ci sarà modo per un approfondimento”. 

Al governatore del Piemonte replica Padoan, sempre nell’intervsita a Radio Anch’io: il pressing sugli enti locali “non è a che aumentino le tasse, ma perché aumentino l’efficienza. Siamo convinti che i margini ci siano. Si tratta di dare gli stimoli giusti, a partire dal governo”. Certo, ammette il ministro, “può darsi” che le imposte locali salgano, “ma c’è sempre un appostamento di risorse a fronte di un aumento del prelievo e poi saranno i cittadini a giudicare”. Il governo, ha sottolineato ancora Padoan, ha “esaminato tutte le voci di tagli ai ministeri, alle Regioni e agli enti locali”. Padoan ha spiegato ancora che il sacrificio per i ministeri che hanno contribuito al ddl con “tagli molto precisi” è “stato accolto, nulla è stato imposto”. E le coperture? Sono “garantite da ulteriori progressi sulla spending review”, ha affermato il ministro.

Ma gli amministratori non ci stanno: “Da presidente di Regione io non metterò nessuna tassa per conto di altri”, scrive la governatrice dell’Umbria Catiuscia Marini in un post sul suo profilo Facebook.  

CGIL: “NON RISPONDE A EMERGENZA OCCUPAZIONE”. Dal fronte sindacale è “inaccettabile” che nella Legge di Stabilità non ci sia nulla sul rinnovo dei contratti pubblici. protesta il leader della Cisl Anna Maria Furlan, anche lei opsite a Radio Anch’io. Mentre “vanno bene gli 80 euro del bonus, ma vorremmo fossero estesi anche ai pensionati. Ricordo che oltre 50% dei pensionati vive sotto i mille euro”. Bene anche “la manovra sull’Irap a favore del lavoro – ha aggiunto Furlan – è un segnale positivo sulla possibilità per le imprese di garantire meglio il lavoro”. Il segretario generale UIl, Luigi Angeletti, critica il governo perché “ha deciso di mettere 6,5 miliardi di euro a disposizione delle imprese, come direbbe Totò, a prescindere e questa non è una buona cosa perché bisogna premiare i comportamenti virtuosi di chi fa investimenti e assume”. E la Cgil? “Mi pare che il Governo continui ad avere intenzione di ridurre le risorse degli ammortizzatori in deroga, che non si ponga il problema di come si stabilizzano e si trasformano le forme precedenti perché tutti gli interventi che ci sono stati in questo periodo hanno tagliato risorse, non hanno provato a risolvere il problema”, ha affermato il segretario generale della Cgil Susanna Camusso oggi a Cosenza. “Di nuovo torniamo al vero problema che c’è: o si trova lavoro oppure continuiamo ad avere tante diversità e tante incertezze per il futuro”. In sintesi: “Mi pare che la legge di stabilità non risponda alla vera emergenza del Paese che è quella di creare lavoro e dare risposte all’occupazione”. 

WALL STREET JOURNAL: “SUI VINCOLI SARA’ SCONTRO CON UE”. Poi c’è il fronte dei vincoli europei. La legge di stabilità “potrebbe portare l’Italia, assieme alla Francia, in rotta di collisione con i vertici dell’Unione europea“, scrive il Wall Street Journal, in uno dei primi commenti internazionali sul provvedimento varato ieri in serata, spiegando che la manovra prevede “un livello di deficit più alto per un periodo più lungo di quanto promesso in precedenza”. Secondo il quotidiano economico statunitense, “Italia e Francia stanno entrambe lottando con un’attività delle imprese stagnante e un’alta disoccupazione, e sono così riluttanti a infliggere a un’economia già debole aumenti di tasse o tagli alla spesa pubblica”. Da qui, scrive ancora il Wsj, il rischio che la Commissione europea possa “contestare questa mancanza di un rigore più ambizioso. E “l’imminente scontro potrebbe mettere alla prova i nuovi poteri di controllo della Commissione sulle finanze pubbliche dei singoli stati”.

Proprio stamattina la cancelliera tedesca Angela Merkel, intrevenuta al Bundestag, ha ribadito che “tutti i Paesi membri dell’Ue devono rispettare completamente le regole del patto di stabilità e di crescita”, perché “solo in questo modo si potrà di nuovo creare fiducia nell’eurozona. Parole che vengono lette innanzitutto come un monito alla Francia, dopo che il governo di François Hollande ha annunciato il possibile sforamento del 3% nel rapporto deficit-Pil entro i prossimi due anni. Ma secondo il Wsj, con la manovra varata ieri il governo italiano si accoda a Parigi contro la linea di Berlino. Il patto di stabilità e crescita “non è caduto dal cielo, ma è stato approvato anche dal parlamento europeo”, ha sottolineato Merkel. “Le nuove regole di sorveglianza sui bilanci sono state approvate dopo lunghe consultazioni un anno e mezzo fa”.

Padoan  afferma però di non essre “preoccupato”. Con Bruxelles va avanti “un dialogo assolutamente cordiale e costruttivo, stiamo interpretando le regole del patto di stabilità tenendo conto di due circostanze eccezionali: quadro macroeconomico e ambiziosissimo programma di riforme”. Il Governo, ha precisato, “rispetta i vincoli” sul rapporto deficit-Pil richiesti dalla Ue. “La crescita – ha detto il ministro – avviene nel rispetto dei vincoli. Non facciamo deficit”.

FASSINA: “TAGLI AL SOCIALE INSOSTENIBILI”. Dal fronte interno, le critiche a Renzi arrivano innanzitutto dalla sua sinistra. I tagli alla spesa sociale “non sono sostenibili e quella parte va corretta”, afferma il deputato Pd Stefano Fassina, intervistato da Repubblica. “Sono tagli insostenibili, non si chiedono alle Regioni, ma alle famiglie per le mense scolastiche; si chiedono ai pendolari che utilizzano il trasporto pubblico; alle persone che hanno bisogno di assistenza; agli studenti che avevano le borse di studio. Si chiedono alle mamme e ai papà per gli asili nido dei figli. Significano anche minori prestazioni nella sanità”. Per l’ex viceministro all’Economia del governo Letta, “novità positive sono sul fronte della riduzione delle imposte. Ma il segno espansivo della manovra che già sulla carta era modesto rispetto alla gravità della situazione del paese e con i tagli pesanti alla spesa, viene cancellato”.

FORZA ITALIA: BRUNETTA DRASTICO, CAPEZZONE ACCOMODANTE. Letture differenti arrivano da Forza Italia. Drastico Renato Brunetta, capogruppo alla Camera. Questa legge di stabilità “non è una cosa seria, semplicemente perché sono 36 miliardi di sogni senza coperture, 36 miliardi di minori tasse o maggiori spese che saranno pagati tutti con più tasse”, dice a ‘La Telefonata di Belpietrop’, su Canale 5. “Questi sono dilettanti allo sbaraglio, che mandano allo sbaraglio l’Italia e quello che è successo ieri sui mercati è un segnale gravissimo”. Ben più accomodante Daniele Capezzone, presidente della Commissione finanze alla Camera: “Nell’impostazione della legge di stabilità proposta dal governo Renzi c’è un’inversione di tendenza positiva, così come positive sono le scelte di confronto a testa alta con l’Ue, la dimensione stessa della manovra, e le scelte su Irap e detassazione delle nuove assunzioni”. Anche se “è come se Renzi si fosse fermato a metà strada: ancora troppo poco (temo) per dare uno choc positivo alla domanda interna, ma (purtroppo) già abbastanza per aprire un conflitto con l’Ue (e la cosa non mi spaventa di certo, anzi) ma anche per destare qualche dubbio sui mercati”.

D’INCA’ (M5S): “NON SAPPIAMO TASSAZIONE SU TFR”. E’ una finta manovra espansiva, è l’ennesimo bluff di Renzi: una vergogna”. Lo dice, parlando con i giornalisti a Montecitorio, Federico D’Incà (M5s), membro della commissione Bilancio della Camera. “Non conosciamo ancora – ha sottolineato – la reale tassazione sul Tfr in busta paga – ci sono tagli per 4 miliardi a Comuni e Regioni, che saranno costretti ad aumentare la loro quota Irpef”. Quanto alle coperture “come sempre sono nascoste e non si capiscono, e non c’è una copertura reale”.

SALVINI (LEGA): “PRESA PER IL CULO. “La manovra è una presa per il culo di dimensioni planetarie. Ma stiamo commentando delle slides, dei fumetti”, ha detto il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, commentando la legge di stabilità. “Non ci sono soldi per le forze ordine e soprattutto – ha aggiunto alla presentazione della manifestazione sull’immigrazione in programma sabato – c’è il massacro alle Regioni e ai Comuni, con un taglio lineare a tutti. Più che una manovra è una processione funebre”.  

E ALFANO TWITTA: “NCD PROTAGONISTA”. “Ncd protagonista del cambiamento. Rispettato patto con i nostri elettori: ok soldi alle forze dell’ordine; ok mezzo miliardo alle famiglie; ok zero tasse nuovi assunti; ok scure su imposta rapina (Irap); ok fisco amico per partite Iva. #Leggestabilità #targataNcd”. Lo scrive su Facebook il leader del Nuovo centrodestra, Angelino Alfano.