Primo caso di infezione di Ebola in Europa. La conferma arriva dal ministro della Sanità spagnolo, dopo che un’infermiera di 44 anni di Madrid è stata infettata dal virus. La donna faceva parte della squadra che ha curato il missionario spagnolo Manuel Garcìa Viejo, morto il 26 settembre all’ospedale Carlos III della capitale. È stata proprio lei, secondo il quotidiano spagnolo, a occuparsi del missionario quando è stato colpito dalla febbre provocata dall’Ebola. Sale l’allerta in Europa, quindi, mentre in Africa il virus continua a fare vittime. Sono 121 i decessi e 81 i nuovi contagi nella sola giornata di sabato, uno dei report più gravi da quando, a febbraio, era stato registrato il primo caso in Guinea e che dimostra come l’epidemia si stia espandendo velocemente senza che si riesca a contrastarla.

Infermiera spagnola infettata, primo caso in Europa
Secondo fonti del ministero spagnolo della Sanità, le due analisi effettuate sulla donna, di cui non è stata rivelata l’identità, hanno avuto esito positivo. È il terzo caso di Ebola trattato in Spagna (i due primi infetti, che avevano contratto il morbo in Africa, sono deceduti), ma la prima volta in cui il virus viene contratto senza che il paziente sia stato in Africa. Gli altri due casi trattati in Spagna hanno riguardato due missionari che si erano ammalati in Africa e sono morti dopo essere stati rimpatriati. Prima di Garcia Viejo, era morto il 12 agosto il religioso Miguel Pajares. 

Sale a 678 il numero di morti in Sierra Leone
Secondo i dati raccolti dall’Emergency Operations Center della Sierra Leone, il numero totale di morti nel Paese è arrivato a quota 678, dai 557 del giorno prima. Numeri che vanno ad allungare la già preoccupante lista di vittime della febbre emorragica (oltre 3.300) che sta uccidendo gli abitanti di Guinea, Sierra Leone, Nigeria e Liberia e che minaccia anche il resto del mondo a causa dei contagi di alcuni cittadini occidentali. 

Torna negli Usa il cameramen contagiato in Liberia
Intanto, il cameraman americano della Nbc che ha contratto il virus Ebola in Liberia, Ashoka Mukpo, è atterrato con l’aereo negli Stati Uniti dove è tornato per curarsi in un centro specializzato in Nebraska. Il 33enne è un operatore freelance che martedì 30 settembre è stato assunto dall’emittente americana e il giorno dopo è risultato positivo ai test. Per questo è stato tenuto in quarantena in un centro di Médecins Sans Frontières (Msf) a Monrovia. L’uomo è il quarto americano ad aver contratto il virus e il primo giornalista non africanoL’uomo, dichiara la presidente di Nbc Deborah Turness, sarà assistito nel centro americano – in cui si stanno curando tutti gli altri cittadini risultati positivi all’agente patogeno – insieme al resto dell’equipe che, nonostante non manifesti sintomi che possano far pensare a un contagio, rimarrà in quarantena per 21 giorni, tempo massimo d’incubazione del virus. “I medici sono ottimisti sul suo caso”, aveva dichiarato venerdì il padre del cameraman, Mitchell Levy, in un messaggio riportato dalla stessa emittente americana. 

L’Oms sceglie un vaccino italiano  
Non si è ancora trovato un antidoto in grado di sconfiggere il virus e, per il momento, si sta cercando di limitare la diffusione dell’agente per evitare che l’epidemia si diffonda nel resto dei paesi africani e in Occidente. nei giorni scorsi l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) ha scelto un vaccino sperimentato dall’azienda italiana Okairos per tentare di contrastare la diffusione della febbre emorragica. Diecimila dosi verranno inviate all’Oms per coprire i restanti mesi del 2014, mentre è in fase di discussione una fornitura da 1 milione di provette per il 2015.