Tutti contro tutti, 250 chilometri di saliscendi per conquistare la maglia iridata. Senza favoriti, perché i mondiali di ciclismo sono sempre un terno a lotto. E perché quelli di Ponferrada 2014 in Spagna (domenica 28 settembre) si annunciano forse ancor più incerti dei precedenti. L’incognita riguarda soprattutto il percorso, presentato al momento dell’organizzazione come uno dei più duri degli ultimi anni: ad esempio più di Firenze 2013, dove vinse a sorpresa il portoghese Rui Costa. La differenza rispetto al passato la fa soprattutto l’assenza di un tratto iniziale in linea: si correrà solo in circuito, 18,2 km tra i colli della Castilla y Leòn, nel nord della Spagna. In mezzo ci sono due salite, la prima di 5 chilometri di morbide pendenze, la seconda di un chilometro più ripido. Moltiplicate per 14 (i numeri di giri da percorrere), fanno 254,8 chilometri e soprattutto 4.284 metri di dislivello.

Numeri da tappa di alta montagna, che spaventano i velocisti e fanno ben sperare gli scalatori. Non è detto, però, che il percorso sia così selettivo. La prima ascesa si divide in due tratti: 3 km al 4,7%, poi una sorta di falsopiano; sempre su una larga carreggiata che ammorbidisce la scalata. Impossibile fare la differenza su queste rampe. Una breve discesa introduce alla seconda salita, dove invece si dovrebbe decidere la corsa: 1.100 metri, punte dell’11% su una strada molto stretta. Poi due chilometri di picchiata (rapida ma non troppo difficile) e altri due chilometri di pianura fino all’arrivo. Le difficoltà non mancano ma neppure si può parlare di salite proibitive.

Lo stesso ct della nazionale azzurra, Davide Cassani, ha parlato di un percorso “meno impegnativo delle previsioni”. E questo complica i pronostici. I velocisti puri dovrebbero essere tagliati fuori, e infatti uno come Mark Cavendish non è stato neppure convocato. Discorso diverso per gli uomini veloci capaci di tenere in salita: lo slovacco Peter Sagan (che però ha vinto poco quest’anno, e ha una squadra ridotta), lo svizzero Fabian Cancellara (alla ricerca del titolo mondiale in linea per coronare una carriera incredibile), l’australiano Simon Gerrans (che nel 2012 ha trionfato alla Milano-Sanremo e quest’anno alla Liegi-Bastogne-Liegi) sono probabilmente i principali favoriti. Senza dimenticare il belga Philippe Gilberte (ma la sua condizione è un’incognita), il norvegese Kristoff e persino il tedesco John Degenkolb, velocista sì ma con grandi doti di resistenza.

Se al traguardo dovesse arrivare un gruppo di 30-40 unità il vincitore, con tutta probabilità, uscirà da questo lotto ristretto. Per questo le altre “big” lavoreranno ad uno scenario diverso: una corsa durissima, passaggi sempre tirati su ogni ascesa, per scremare il plotone. Puntare sulla fatica, più che sulle pendenze, per fare la differenza. La Spagna padrone di casa, ad esempio, schiera pezzi da novanta come Dani Moreno, Joaquim Rodriguez e Alejandro Valverde, capitano designato (mentre è rimasto a casa Alberto Contador, fresco vincitore della Vuelta, proprio perché il percorso non è così duro): sono fortissimi, ma per vincere devono far fuori gli sprinter. Stesso discorso per la Colombia di Rigoberto Uran, la Gran Bretagna di Chris Froome, in parte anche Belgio e Olanda. E poi ovviamente l’Italia. Davide Cassani è al suo primo mondiale da ct e ha portato a Ponferrada una selezione assortita: Giampaolo e Damiano Caruso saranno i gregari, Manuel Quinziato e Daniele Bennati i “registi”. De Marchi è un giovane interessante, viene da una stagione super e può essere il jolly. Sonny Colbrelli e Giovanni Visconti gli uomini col miglior spunto veloce.

Ma inutile nascondere che i due nomi di spicco, forse gli unici in grado di vincere una corsa di questo prestigio, sono Vincenzo Nibali e Fabio Aru. Il primo trionfatore del Tour de France 2014, il secondo astro nascente del ciclismo italiano, terzo al Giro e quinto alla Vuelta. Due scalatori puri, però. Per tornare a vincere il mondiale e interrompere l’astinenza che dura da Varese 2008, gli azzurri dovranno fare fuoco e fiamme sulle salite di Spagna, staccare persino i più veloci padroni di casa. Difficile, ma non impossibile. Specie per uno come Vincenzo Nibali.