Brigitte Bardot, 80 anni e mai un minuto senza uno scandalo. Festeggerà ancora una volta alla Madrague, la bellissima villa di Saint-Tropez in cui si rifugiò fuggendo dai paparazzi fin dal 1958, in compagnia dei suoi amati cani, capre e cavalli, il suo compleanno. Mai un ritocco di chirurgia estetica, libertinaggio a go-go, animalismo spinto e una simpatia per la destra francese mai rinnegata, la Bardot prima di essere attrice è stata personaggio pubblico: foriero di notazioni a margine dei film, protagonista di frammenti fotografici osé, in primo piano per liti, separazioni ed amori, più che per memorabili interpretazioni cinematografiche.

Basta metterla vicina ad un’altra diva come Sofia Loren, che l’altro giorno ha superato la boa degli ottanta come lei, per rilevare la pressoché mancanza di allori ufficiali o di titoli cult. Ancora: affiancandola a Marylin, altra diva coeva, nemmeno mai incontrata ma apprezzata da BB, si percepiscono gli anni luce di distanza in termini di fatalismo e magnetismo, di costruzione – sempre inseguita ma mai raggiunta – di un archetipo di finzione ingenuo su cui costruire l’equivoco drammaturgico (vedi la Monroe in A qualcuno piace caldo o de Il principe e la ballerina).

Figlia di una famiglia parigina borghese e cattolica, la Bardot è stata prima di ogni altra cosa il simbolo visivo del cambiamento di un’epoca: quella delle libertà individuali (sessuale e di genere) che seguono al benessere di gruppo uscito dalla crisi della guerra. Le foto su Elle nel 1949 a 15 anni dove viene ritratta con inaccessibili gonnoni ampi dell’epoca, poi l’intuizione di Roger Vadim, giornalista a Paris Match, e Marc Allegret, che per quel visino paffuto e tutto sguardo penetrante prevedono un avvenire cinematografico. Anche se l’esordio effettivo di BB su grande schermo risale al 1952 con Le Trou Normand di Jean Boyer, I denti lunghi di Daniel Gelin e Manina, ragazza senza veli di Willy Rozier: è qui che la Bardot cammina modello amazzone sulle scogliere mostrandosi in un bikini succinto da fare paura.

Giornali e riviste impazziscono, e rincorrono ancor di più gli scatti delle nozze immediate con Vadim (1952), testimone di nozze l’anziano Allegret, che BB ritroverà finalmente sul set del leggerissimo Ragazze Folli (1955). Di lì a poco Vadim chiude il cerchio e tratteggia le linee del mito dirigendo la moglie Brigitte in Piace a troppi – Et Dieu créa la femme (1956). La diciottenne orfana Juliette, desiderata dalla genia maschile di un’intera famiglia, e non solo, scatena la libido degli spettatori europei e valica anche i confini del Nuovo Mondo: la Bardot è icona sexy, raggiungibile ma schiva, appassionata ma fugace. Un personaggio che sembra ricalcare la sua vita privata, praticamente un rotocalco sfogliato quotidianamente fatto di passioni, divorzi e ancora matrimoni: Vadim lo lascia nel ’57, ma rimangono comunque in amicizia; poi le nozze e il rapporto burrascoso fatto di tentati suicidi e aggressioni con l’attore Jacques Charrier (’59- ’62); il playboy Gunther Sachs dal ’66 al ’69, colui che in elicottero sparse quintali di petali di rose dal cielo sopra la Madrague; infine nel ’92 Bernard d’Ormale, l’attuale marito che anima il Front Nationale. In mezzo le storie con Jean-Louis Trintignant, Samy Frey, Nino Ferrer, Serge Gainsbourg e decine di altri; l’incondizionato amore per il genere animale – è vegetariana dal 1962; e le simpatie mai nascoste per la destra prima gaullista e ultimamente di casa Le Pen con tanto di condanna penale e risarcimento danni per ‘incitamento all’odio razziale’ con il libro “Un grido nel silenzio” (2004) dove i musulmani sono trattati alla stregua di belve demoniache.

Si dice che l’ammirazione per De Gaulle sfociò in un siparietto bizzarro il 7 novembre ’67 quando BB incontrò ad un ricevimento il generalissimo all’Eliseo e si presentò, contrariamente al cerimoniale, vestita da ussaro con pantaloni e giubba. Senza dimenticare, ovviamente il cinema: 47 film concentrati tra il 1952 e il 1973 (ben 40 tra il ’52 e il ’68, addirittura nel 1956 ne gira perfino 6). Copioni d’oro con Henri Georges Clouzot (La Verità – 1960); La vita privata (1962) con Louis Malle dove recita con Mastroianni; Il disprezzo (1963) di Godard, tratto da Moravia e prodotto da Carlo Ponti. Un simbolo di liberazione sessuale, BB, anticonformista, libertaria che nel suo percorso senza limiti ha incontrato oltre che ad adorazione e consenso, rabbia e violenza, gli inconvenienti della celebrità. La scena de La vita privata dove viene aggredita in ascensore da una ragazza è vera: “Ero andata a trovare una mia amica, la mia controfigura, operata di appendicite”, spiega la Bardot in una storica monografia su di lei scritta nel 1983 da Milena Gabanelli (quella di Report ndr): “con me in ascensore una giovane infermiera che stava portando il pranzo ad una malata. La ragazza mi riconobbe e mi disse: “Lei è un rifiuto, una donnaccia, ruba il marito a tutte le donne, fa schifo è una puttana”. Poi aggiunse: Ora la sfregio e mi si buttò addosso con la forchetta”.