Quali sono le condizioni perfette per approcciare la prima settimana davvero importante della stagione, quella che potrebbe dire quanto è dura mentalmente la squadra? Sei vittorie consecutive, zero gol subiti, il tuo miglior attaccante reduce da tre gol nelle ultime partite e il colpo di mercato finora rimasto nascosto che trova subito il gol. Bene, la Juventus sfonda la porta che conduce al doppio impegno con Atletico Madrid e Roma (che, come i bianconeri, ha raggiunto il quinto successo battendo 2-0 all’Olimpico il Verona) con queste credenziali. Frutto dell’ennesima gara di solidità e pragmatismo, firmata dalla doppietta di Carlitos Tevez e dalla prima rete di Alvaro Morata. Oltre a Gigi Buffon, che sull’1-0 respinge un rigore a Denis evitando il possibile pareggio dell’Atalanta.

Ne scaturisce un 3-0 ai bergamaschi che mette a proprio agio i bianconeri chiamati ad affrontare uno dei passaggi-chiave del dopo Conte. Mai prima d’ora si erano ritrovati a giocare contro un avversario di rango in Champions e a stretto giro un big-match in campionato. Tutto in quattro giorni, tra mercoledì e domenica sera. Testa e gambe da gestire, pressione da trasformare in energia positiva ed eventuali contraccolpi da ammortizzare. Per quanto visto anche a Bergamo, la Juve sembrerebbe pronta. Perché l’Atalanta non è la Roma e men che meno la squadra vice campione d’Europa però non è rinunciataria come molte delle squadre incrociate finora (Cesena e Malmoe su tutte) ed è anche preparata tatticamente.

Infatti l’avvio è complicato e la partita intensa. L’equilibrio dura mezz’ora, grazie a Estigarribia e Dramè che spingono sulle fasce e una fase difensiva molto accorta. La Juventus prova a prendere il controllo del ritmo con il passare dei minuti, alzando il baricentro. Ma Colantuono non ha lasciato nulla al caso per fermare la squadra che non perde a Bergamo da dieci anni. La mossa tattica più riuscita è Boakye francobollato su Marchisio. L’attaccante, di proprietà proprio della Juve, si sacrifica in fase difensiva fino al limite della propria area per seguirlo a uomo. È così che la squadra di Allegri va spesso fuori fase, dovendo impostare senza passare dai piedi pregiati dell’azzurro. Baselli prova a costruire qualcosa ma, complice anche il dispendio per arginare la potenza di fuoco dei campioni d’Italia, l’Atalanta è molto imprecisa. E per quanto provi a sfuggire al proprio destino, la tela bianconera la intrappola. Basta un attimo, al 35esimo. Un rimpallo di troppo, la solita corsa di Lichtsteiner imbeccato da Llorente con un filtrante e una palla che danza vicino alla linea di porta. È lì che Tevez affoga le resistenze degli uomini di Colantuono che rischiano di bere altra acqua prima dell’intervallo su un erroraccio di Estigarribia.

Poi si mettono nei guai da soli quando Buffon para un rigore procurato da Molina (il contatto non sembra esserci) e tirato male da Denis, ancora a secco dopo un mese di campionato. Sulla ribattuta del portiere della nazionale scatta la più dura e classica legge del calcio: gol sbagliato, gol subito. È Tevez a recitare l’adagio con un tiro dal limite sul capovolgimento di fronte. Stoccata non irresistibile ma Sportiello, pur bravo, non è Buffon. Denis si sdraia a centrocampo, mani in faccia. Dal pareggio al 2-0 in meno di un minuto, i bergamaschi vedono la terza sconfitta consecutiva profilarsi all’orizzonte e non rallentano, provando a giocare a viso aperto come fatto dall’inizio. La differenza di valori già chiara viene però evidenziata da Alvaro Morata, il tanto discusso acquisto del mercato estivo. Allo spagnolo bastano 37 minuti in Serie A per trovare il primo gol. È il trentaduesimo dente del sorriso bianconero. Si sale sul ring, quello vero, con il viso immacolato. Ora bisogna alzare la guardia e affondare i propri colpi per preservarlo.

Twitter: @AndreaTundo1