Colpo di scena sul fronte del reato di autoriciclaggio. Improvvisamente, il governo ha deciso di stralciarlo dal ddl sulla riforma della Giustizia, per inserirlo – attraverso un emendamento sempre del governo ancora tutto da scrivere – in un altro provvedimento, da tempo in commissione Finanze della Camera, sul rientro dei capitali dall’estero e sul potenziamento della lotta all’evasione fiscale. Secondo fonti dell’ Esecutivo,riportate da Marco Causi, capogruppo Pd in commissione Finanze, si tratta solo di un “cambio di veicolo” per il provvedimento, ma dietro si intravedono altre e più pesanti ragioni politiche. Perché il governo, decidendo lo stralcio, ha anche chiesto ulteriori 48 ore prima di riformulare la norma per presentarla in commissione. In sostanza, non c’è accordo sui contenuti, soprattutto con Ncd e, di riflesso, con Forza Italia. A spiegarlo, anche il vice ministro all’Economia, Luigi Casero, che ha annunciato il rinvio alla prossima settimana della seduta della commissione.

Insomma, il reato di autoriciclaggio si ferma in attesa che le forze di maggioranza trovino una nuova formulazione del reato che, secondo le anticipazioni di stampa, era già stato ammorbidito rispetto alla prima presentazione. Si parlava, infatti di una versione più ‘soft’, dove venivano interessati solo i reati puniti con una pena di almeno 5 anni, escludendo ad esempio la truffa, l’appropriazione indebita e l’infedele o omessa dichiarazione dei redditi. Le indiscrezioni parlano anche di un abbassamento del minimo della pena a 2 anni, mentre nel testo base della commissione Finanze sul rientro dei capitali il carcere previsto va da 3 a 8 anni.

Tutto questo, però, ora viene superato da un nuovo stop delle parti che, sempre secondo indiscrezioni, potrebbe preludere ad una formulazione ancora più lontana da quella immaginata in un primo momento nel ddl sulla riforma della Giustizia. “Ma è inutile parlarne ora – ha spiegato Casero, cercando di stemperare il clima – quando ci sarà l’emendamento, ne discuteremo”. Il capogruppo Pd Causi ha poi precisato: “Noi come maggioranza sosterremo il testo del governo. Mi sembra un lavoro più che legittimo quello che sta facendo l’Esecutivo e continuo ad auspicare che si tenga conto anche del lavoro svolto sull’autoriciclaggio dal Parlamento, in commissione Finanze e Giustizia. Ma attenzione a leggere bene le norme pubblicate oggi sui giornali perché se da un verso si restringe l’impianto del nuovo reato” (con l’esclusione di alcune tipologie di illeciti, ndr) “dall’altro viene detto che verrà punito anche chi ‘impiega’ in attivita’ economiche o finanziarie denaro o altre utilita’, e quel verbo ‘impiega’ allarga a dismisura il campo di applicazione, è ambiguo. Va invece punito un atteggiamento concreto”.

Per Causi, insomma, lo stop sarebbe più di natura “tecnica” che politica, ma tutto lascia presagire che i tempi, sul tema, si allungheranno di parecchio. E non certo per via dei tecnicismi. Il pensiero di Alfano e di Berlusconi sull’argomento, d’altra parte, è noto. Va da sè, per altro, che il ddl sulla riforma della Giustizia, approvato dal consiglio dei Ministri il 29 di agosto, ancora non è stato presentato in Parlamento, proprio perché manca coesione all’interno della maggioranza su molti punti.

La commissione Finanze, comunque, tornerà a riunirsi mercoledì prossimo. “Per noi – ha spiegato Causi – è importante dare un segnale all’Europa che stiamo comunque lavorando visto che sabato a Parigi verrà approvata la convenzione Ocse sulla fine del segreto bancario ed è necessario che noi in Italia affianchiamo disposizioni di aggiustamento in materia di evasione fiscale”. L’importante, insomma, sono i segnali. La sostanza è rinviata a data da destinarsi.