Un censimento dei sussidi alle imprese in Lazio rivela una proliferazione di  programmi, enti gestori, e beneficiari. Tra le sorprese, quasi una ventina di programmi per startup, alcuni con una dotazione di 400 mila euro. O un bando per l’internazionalizzazione di 150mila euro.

di Roberto Perotti e Filippo Teoldi, 18.09.14, lavoce.info

Lo Stato, gli enti locali, e una miriade di enti e agenzie pubbliche e semi-pubbliche ogni anno elargiscono alle imprese centinaia di milioni come sussidi a fondo perduto, prestiti a tasso agevolato, investimenti partecipativi nel capitale, ecc. Nessuno sa esattamente il valore effettivo di questa cifra, e nessuno sa che effetti abbiano avuto questi sussidi.

Vi sono stati numerosi tentativi di ricognizione della spesa complessiva per sussidi alle imprese, a vario titolo. Il rapporto Giavazzi del luglio 2012 è probabilmente il caso più noto. Il rapporto Giavazzi si riferiva in gran parte ai fondi statali, ad esclusione quindi dei fondi regionali e locali; la grande maggioranza dei programmi da esso considerati non sono stati rifinanziati, e ciò che è rimasto è stato in gran parte accorpato nel Fondo per lo Sviluppo Sostenibile, che all’epoca non esisteva. Questo Fondo rilascia principalmente garanzie e prestiti agevolati, quindi la sua spesa annuale effettiva è una parte molto piccola della sua dotazione. Come ormai è stato chiarito, la grande maggioranza dei fondi rimasti del rapporto Giavazzi si riferisce a trasferimenti a public utilities nazionali, come ferrovie etc.

Vi sono però due fonti di sussidi alle imprese che sono ancora largamente inesplorate: gli enti locali (regioni provincie e comuni) e le innumerevoli agenzie e società per azioni di proprietà pubblica. Una ricognizione sistematica ed accurata di queste fonti richiederebbe anni di lavoro. In questo contributo documentiamo queste spese per una regione, il Lazio, con le sue provincie, comuni  e agenzie e società per azioni pubbliche.

I sussidi regionali alle imprese

Abbiamo preso in considerazione tutte le iniziative di queste entità che comportasssero dei sussidi a fondo perduto, oppure finanziamenti a tassi  agevolati, garanzie, partecipazioni di minoranza o maggioranza, fondi di venture capital, startup, e simili. I beneficiari sono imprese, associazioni di persone, enti locali, università. Per il momento abbiamo escluso l’agricoltura, l’artigianato, il turismo, e contributi agli enti locali (soprattutto comuni) non specificamente dedicati all’innovazione locale.

Molti  di questi progetti sono finanziati dal FESR, il Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale. Questo è un fondo  analogo al FSE (il Fondo Sociale Europeo, su cui abbiamo scritto qui),  ma si occupa di incentivi alle imprese e finanziamenti infrastrutturali invece che di lavoro e formazione.

La Tabella 1 illustra i diversi bandi (che chiameremo anche “programmi”) che sono stati attuati dal 2007 in poi, e di cui abbiamo trovato traccia nei documenti ufficiali disponibili.  La Tabella è certamente una sottostima dei programmi messi in atto dal 2007 ad oggi: è molto probabile che ci siano sfuggiti alcuni bandi, soprattutto negli anni meno recenti, e soprattutto quelli indetti da comuni, provincie e camere di commercio.  Inoltre, il database  OpenCoesione riporta pagamenti da parte di alcuni programmi, di cui però non abbiamo trovato alcuna notizia ufficiale, di alcun tipo; in questi casi abbiamo scelto di non riportare questi programmi  nella tabella.

Tabella 1


* FP: fondo perduto; PTA: prestiti a tassi agevolati; G: garanzia
§ “Aperto” significa bando aperto al 31/08/2014
Colonna (3) in milioni di Euro.
Fonti: vd. file Excel

La colonna 1 mostra il nome di ciascun programma. La colonna 2 mostra l’ente finanziatore e/o gestore dei vari programmi. La maggioranza dei programmi è gestita da tre finanziarie, Sviluppo Lazio, Filas e BicLazio, possedute interamente o quasi dalla Regione. Recentemente è stato deciso che le ultime due verranno incorporate in Sviluppo Lazio; ma continueranno a gestire i bandi originariamente indetti, fino ad esaurimento. Alcuni bandi verranno probabilmente accorpati: le nostre tabelle riflettono la situazione al 16 settembre 2014. Si noti che molti programmi sono finanziati e/o gestiti anche da provincie, comuni, camere di commercio, e altre entità.

La colonna 3 mostra tipo di programma: “FP“ denota erogazioni a fondo perduto; “PTA” denota a prestiti a tassi agevolati; e “G” denota un programma che fornisce una garanzia su prestiti erogati da altri.

La colonna 4 riporta la dotazione del programma come risulta dal bando. (1) La cifra sulla dotazione, come quelle successive della Tabella 2 su finanziamenti e pagamenti, comprendono sia la quota europea sia il dofinanziamento regionale.

Il totale delle dotazioni è di 822 milioni di Euro. Ricordiamo che questa è solo una piccola fetta dei finanziamenti regionali: oltre ai programmi di formazione e agli altri programmi co-finanziati dal Fondo Sociale Europeo, di cui ci siamo occupati in passato, vi sono i finanziamenti all’agricoltura, all’artigianato, al turismo, e altri finanziamenti agli enti locali di cui non ci siamo occupati qui.

La colonna 5 mostra la scadenza del bando. All’interno di ciascuna categoria, i bandi sono elencati in ordine decrescente di scadenza. Infine, la colonna 6 indica se il programma appartiene al FESR.

La proliferazione dei programmi

La Tabella 1 si presta ad alcune considerazioni. Nel 2013 e nel 2014, si è assistito al proliferare di una miriade di bandi rivolti principalmente alle startup e all’innovazione nelle micro imprese e nelle PMI. Quest’attività frenetica è probabilmente dovuta in parte alla necessità di “rimodulare” i fondi FESR del periodo 2007-13 per utilizzarli entro il 2015, altrimenti dovranno essere restituiti all’Europa.

Quale che sia la ragione, la Tabella 1 sembra indicare un enorme numero di iniziative e programmi. Sembra che ogni assessorato, ogni provincia, ogni Camera di Commercio, e ovviamente le tre finanziarie, abbiano bisogno di uno o più programmi per finanziare “idee innovative” e per le PMI. Così, nell’ultima infornata per spendere i fondi rimasti, vediamo un “Bando delle Idee” della regione Lazio, con una dotazione di 820.000 Euro e importo massimo per progetto di 20.000 Euro; un “Contributo a fondo perduto sotto forma di voucher per sostenere interventi di sviluppo organizzativo e produttivo”, con una dotazione di 720.000 Euro e importi massimi per progetto di 12.000 Euro; il programma “Valorizziamo il territorio” della Provincia di Roma, con una dotazione totale di 50.000 Euro; un “Contributo a fondo perduto per favorire la crescita delle imprese sui mercati internazionali.” della Camera di Commercio di Frosinone, con una dotazione totale di 150.000 euro; i programmi “Io leggo” e “Io scrivo” della Regione Lazio, con dotazioni di 300.000 e 200.000 Euro, rispettivamente, per promuovere il libro; il “Progetto Zero” della Filas, per finanziare startup, con una dotazione di 400.000 Euro.

Un paese di fondi per startup…pubblici

Per essere più specifici, prendiamo le iniziative per le startup, il fenomeno più recente. Dalla tabella ne risultano almeno 14, anche se in realtà sono molte di più perché molte delle iniziative che si rivolgono alle PMI sono aperte anche alle microimprese e alle startup. Quasi tutte erogano contributi a fondo perduto, che finanziano percentuali altissime dei costi, in alcuni casi fino al 100 percento. Vi è poi addirittura un fondo di venture capital per startup, gestito da Filas Spa, una delle società finanziarie della Regione.

Qual è il problema? Far decollare le startup è molto difficile. Nessuno conosce il segreto, ma come ha sottolineato un recente studio della McKinsey ciò che è cruciale, più dei finanziamenti, è fornire l’ambiente adeguato, in cui ricercatori di tutto il mondo siano disposti a trasferirsi con le loro famiglie; mettere a disposizione delle aziende persone con esperienza diretta della problematica delle startup, che sappiano svolgere il ruolo cruciale di mettere in collegamento e in comunicazione gli imprenditori con il settore pubblico; e soprattutto, essendo per definizione il mondo delle startup in eterno movimento, è necessario fornire un ambiente di contatto con gli sviluppi internazionali. Poco o niente di tutto questo avviene nelle decine di programmi attuati nella Regione Lazio. È molto difficile immaginare che i funzionari della regione e delle finanziarie abbiano un’esperienza diretta del settore delle startup, e l’expertise necessaria per individuare i progetti promettenti e accompagnarli nel processo di internazionalizzazione.

Chi decide cosa sussidiare?

C’è poi un problema inerente all’erogazione di sussidi che non avrà mai soluzione, nonostante ogni volta si sostenga che “questa volta è diverso”. Per evitare di dare sussidi a tutti, è necessario specificare chiaramente chi ha diritto al sussidio e chi no. Si può sostenere che passare dal sussidiare settori specifici decotti al sussidiare l’innovazione in generale può sembrare un progresso, e probabilmente lo è. Ma si prenda la descrizione dei settori ammissibili ai finanziamenti per il bando “Knowledge management e processi di innovazione produttiva” del 2010:

 

È interessante notare che un’impresa che avesse prodotto tablet (l’Ipad fu introdotto proprio nel 2010) non sarebbe rientrata in alcuna di queste categorie. Questo dimostra ancora una volta la vacuità dell’ eterno sogno di politici e burocrati di indovinare i settori “del futuro”.

Soldi regalati, incentivi sbagliati

Molti programmi forniscono finanziamenti a fondo perduto. Alcuni di questi sussidi finanziano una percentuale enorme dei costi di una PMI o di una start-up: in alcuni casi si arriva all’80 percento o anche al 100 percento. Per questo è molto difficile comprendere l’entusiasmo della regione Lazio e dell’assessore Fabiani per il successo del programma “ICT per tutti”, che paga fino al 70 percento dei costi per aggiornare le proprie information technologies. Si legga il comunicato della Regione Lazio del 24 gennaio 2014: “ Attivo dalle ore 9.00 del 20 gennaio, alle 10.00 di mattina del 21 gennaio risultavano essersi registrati per accedere alle agevolazioni ben 586 utenti [….] per un totale di contributi richiesti di 21.279.818,65 €, ossia oltre il 210% dello stanziamento del bando che è di 10 milioni. In poco più di un giorno, quindi, si sono registrate richieste per oltre il doppio delle risorse disponibili, un dato che, in particolare, conferma la grande vivacità e propensione all’innovazione del tessuto delle Pmi locali [….]. ‘Il successo incontestabile del bando Ict per tutti – ha dichiarato l’assessore allo Sviluppo economico e Attività Produttive, Guido Fabiani – è il segno evidente che stiamo procedendo nella giusta direzione dando risposte alle esigenze reali delle piccole e medie imprese del Lazio.’“

Se un bando praticamente regala fondi pubblici, come è possibile sorprendersi ed esaltarsi perché esso ha avuto molte domande? In che senso è questo un segno del “successo” del bando? Cosa vuol dire avere “successo” nel caso di un bando che regala soldi pubblici?

Finanziamenti a pioggia o concentrati?

La Tabella 2 riporta alcuni dati finanziari.

Tabella 2

Colonna (2): milioni di Euro
Colonne da (3) a (6): Euro
Fonti: colonna (2): vedi file Excel; colonne (3) e (4): OpenCoesione; colonne (5) e (6): regione Lazio

Le colonne 3 e 4  mostrano il contributo pubblico assegnato e quello effettivamente pagato fino ad ora, secondo i dati di OpenCoesione.  Come si vede, gli  importi effettivamente pagati sono solitamente inferiori alla dotazione del bando. In molti casi questo è dovuto al fatto che i bandi non sono ancora chiusi, o si sono chiusi di recente.

Le colonne 5 e 6 mostrano il contributo medio (cioè, il contributo totale diviso per il numero di progetti accolti) finanziato e pagato, rispettivamente. Per molti bandi i dati sono mancanti, ma quelli esistenti ci permettono di affrontare, seppure in modo non scientifico, una questione che ha ricevuto molta attenzione nel dibattito recente: se siano meglio i sussidi “a pioggia” o “concentrati”.

La vulgata corrente è che in passato abbiano prevalso i sussidi a pioggia, e che abbiano largamente fallito;  adesso il paradigma prevalente sembra essere quello dei sussidi concentrati. Purtroppo non è chiaro cosa si intenda precisamente con i termini “a pioggia” e “concentrati”. Il primo termine  sembra riferirsi alla nozione di tanti sussidi di piccole dimensioni concessi a centinaia o migliaia di imprese. Il secondo termine sembra riferirsi  invece alla nozione di sussidi di dimensioni maggiore, concessi a pochi progetti, presumibilmente dopo un esame più approfondito.

Abbiamo già osservato la frammentazione die programmi, alcuni dei quali piccolissimi. Anche i dati sui finanziamenti medi non sembrano confermare la nozione che  i sussidi siano più concentrati negli ultimi anni. Per quei pochi bandi per i quali abbiamo questa informazione, non c’è alcuna evidenza che il contributo medio sia aumentato negli ultimi anni: anzi, dalla Tabella 2 risulta che il contributo medio dei primi bandi (del 2009)  sia di oltre 100.000 euro,  più alto che nei bandi più recenti (eccetto i bandi destinati quasi esclusivamente ai comuni, perché in quest’ ultimo caso ovviamente si tratta di finanziari progetti urbani che hanno un costo  tipicamente superiore ai 100.000 euro).

Ma il problema è che, nonostante la retorica sui “sussidi a pioggia”,  non è  ovvio che sia meglio concentrare le risorse su pochi progetti. Anche in questo caso ci sono dei vantaggi nel diversificare il rischio.

Scarica il file excel con l’elenco di tutti i bandi

 

(1) Per un programma che fornisce contributi a fondo perduto, la dotazione rappresenta il totale dei contributi che il programma può erogare nel corso della sua esistenza. Per un programma che eroga prestiti a tasso agevolato, la dotazione si riferisce alla cifra massima di prestiti in essere in un dato momento. Per un programma di garanzie creditizie, la dotazione  rappresenta l’ ammontare di prestiti totali  che il fondo può  garantire in un dato momento. Per esempio, se il tasso di default medio sui debiti delle aziende è il 5 percento, e il fondo ha una dotazione di 10 milioni, esso può garantire debiti di imprese fino a 200 milioni totali (200 = 10/0,05), assumendo che il fondo garantisca l’ intero ammontare del prestito.