Tutto da rifare. All’ultimo grado di giudizio, la vicenda giudiziaria di padre Fedele Bisceglia, l’ex frate francescano – è stato sospeso a divinis ed allontanato dall’ordine dei cappuccini – accusato di avere violentato una suora, viene rimessa in discussione. La Corte di Cassazione, dopo una lunga camera di consiglio conclusa nella notte tra il 18 e il 18 agosto, ha deciso di annullare con rinvio la condanna a 9 anni e 3 mesi di reclusione, inflittagli dalla Corte d’Appello di Catanzaro il 17 dicembre 2012 che confermò la pronuncia del tribunale di primo grado. La Suprema corte ha invece annullato solo parzialmente la condanna a 6 anni e 3 mesi di reclusione inflitta al segretario dell’ex frate, Antonio Gaudio, invocando una rideterminazione della pena per un altro caso di violenza ma disponendo anche nei suoi confronti un nuovo processo per quanto riguarda la violenza sessuale alla suora. Cosa abbia spinto la Cassazione a disporre un nuovo processo è impossibile dirlo fino a quando non saranno rese note le motivazioni, probabilmente tra 30 giorni. Di certo c’è che sarà necessario tornare in un’aula giudiziaria e ricominciare da capo. 

Una decisione accolta con apparente moderazione dall’ex religioso, contento sì ma non contentissimo perché “manca la conversione della suora“. “Sarò contentissimo – è stato il suo commento – quando ci sarà la conversione sua, delle altre suore e di tutti coloro che mi hanno gettato fango addosso. Adesso vorrei riavere al più presto il ministero sacerdotale. Senza mi sento un pesce fuor d’acqua. Io quel reato non solo non l’ho mai fatto ma non l’ho neanche pensato”.

“Ampiamente soddisfatti”, invece i legali di padre Fedele. “Finalmente – ha detto uno dei suoi difensori, l’avvocato Eugenio Bisceglia, suo lontano parente – la Cassazione ha applicato le norme del diritto che in questo processo non sono mai state rispettate”. Riferimento, quest’ultimo, a quanto i legali avevano scritto in una memoria presentata ai giudici d’appello nella quale lamentavano l’archiviazione di un procedimento aperto “in dichiarata connessione” a quello di padre Fedele “ma mai acquisito”. Procedimento che riguardava una denuncia per violenza sessuale presentata dall’accusatrice di padre Fedele nei confronti di 4 uomini e archiviata dal gip di Cosenza, su richiesta della Procura, al termine degli accertamenti compiuti dalla squadra mobile di Roma.

Quella memoria padre Fedele l’ha fatta sua e l’ha allegata ad una denuncia presentata alla Procura di Salerno – competente a valutare i magistrati calabresi – che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati, per abuso d’ufficio, del pm che fece arrestare padre Fedele, Claudio Curreli – ora alla Procura di Pistoia – e del gip Francesco Branda. Iscrizione di cui è stata informata anche la Corte di Cassazione.

Nella memoria, i legali di padre Fedele chiosavano: “Non ci meraviglia che ciò sia accaduto, posto che le risultanze istruttorie esperite hanno dato tutte esito negativo, conseguendone una provata inattendibilità delle dichiarazioni della suora che palesemente ha deposto il falso”. Se quelle considerazioni hanno inciso sulla decisione della Suprema Corte lo si saprà con le motivazioni.