Dopo l’accesa polemica con le toghe sulla riforma, il ministro della Giustizia Andrea Orlando apre all’emendamento sulla modifica delle ferie dei magistrati. “Da questo confronto credo che potrà venire qualcosa che si può anche tradurre in un emendamento“, ha detto Orlando intervenendo a margine di un dibattito alla festa dell’Unità di Firenze, rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano di una possibile modifica anche sul tema delle ferie dei magistrati nel decreto legge giustizia, modifiche proposte dal suo sottosegretario Cosimo Maria Ferri. “Ho detto all’Associazione nazionale magistrati (Anm) che noi chiediamo uno sforzo di comprensione dell’esigenza di compiere tutti un sacrificio in questo momento – ha aggiunto – però ho dato anche disponibilità a riconoscere una specificità che riguarda la magistratura”.  Nel testo del decreto legge, ora al Quirinale, le ferie dei magistrati vengono ridotte da 45 a 30 giorni. Dimezzati anche i termini di sospensione feriale durante i quali tribunali e procure lavorano a regime ridotto, assicurando le urgenze e sospendendo l’attività ordinaria: il periodo passa dall’attuale 1 agosto-15 settembre al 3-31 agosto. Attraverso una disposizione transitoria, le misure scattano dal 2015. 

Una polemica che si era infuocata negli ultimi giorni, dopo che l’Anm si era schierata contro la riforma della giustizia del governo Renzi, annunciata nel Consiglio dei ministri del 29 agosto. Immediata la reazione del Pd, che ha attribuito la posizione dei magistrati all’annuncio del premier Renzi di ridurre i giorni di ferie alle toghe. “I privilegi devono finire per tutti, 46 giorni di riposo, nell’attuale stato della giustizia, sono francamente troppi”, avevano risposto in un comunicato i senatori Pd Claudio Moscardelli e Francesco Scalia. Nota cui l’Anm aveva replicato definendo la riduzione delle ferie come “un grave insulto” non per l’intervento in se stesso “ma per il metodo usato (decisa senza previo confronto con la magistratura) e per il significato che esso esprime”. Orlando aveva quindi commentato che il cuore della riforma “non è la questione relativa alle ferie dei magistrati, che non risolverà da sola il problema della Giustizia. È una richiesta che però non deve essere presa come una sorta di aggressione o lesa maestà. Rifiuto l’idea per cui questo singolo provvedimento sia quello risolutivo”. 

A giustificazione dell’intervento taglia-ferie, sul sito del Governo “Passo dopo passo” un’infografica dal titolo “Meno Ferie ai magistrati: giustizia più veloce” pone in evidenza il numero delle cause pendenti (5,2 milioni) e il tempo medio per una sentenza civile di primo grado (945 giorni). Evidenziati anche i tempi più rapidi della giustizia civile in due Paesi europei: in Francia per arrivare a una sentenza di primo grado occorrono mediamente 350 giorni; in Germania basta ancora meno, 300 giorni, meno di un terzo del tempo impiegato invece in Italia. 

Il ministro della Giustizia commenta anche la vicenda Emilia Romagna. “Non credo ci sia nessun complotto della magistratura nei confronti del Partito democratico. Va rispettato assolutamente il lavoro che la magistratura sta facendo – ha aggiunto Orlando – valutate le risposte che Bonaccini e Richetti hanno dato rispetto ad alcune questioni contestate penso ci siano le condizioni, fino a che non c’è un rinvio a giudizio, che le possano continuare a spiegare anche agli elettori e fare la loro battaglia per guidare l’Emilia Romagna”.