Gli storici che dovessero, poniamo fra cento anni, riflettere sull’attuale epoca storica (semmai storici ce ne saranno e l’umanità non si estingua prima, ipotesi per nulla peregrina), dovranno constatare, con ogni probabilità, il verificarsi di una svolta di proporzioni epocali, dall’egemonia di una superpotenza, quella statunitense, che governa il mondo a partire dalla fine della Seconda guerra mondiale, a una situazione di multipolarismo effettivo, caratterizzata dall’esistenza di varie potenze, alcune delle quali già da tempo emergenti, al punto da potersi definire oggi come oramai del tutto emerse.

Viviamo una situazione di transizione, contrassegnata da elementi di instabilità e di forte pericolo per la pace e la sicurezza internazionale.

E’ da tempo evidente come la superpotenza statunitense, oramai sulla via del tramonto, approfitti della sua perdurante preponderanza sul piano delle strumentazioni belliche per puntellare in qualche modo la propria decadenza a scapito della pace e della sicurezza internazionale. Basti ricordare l’illecita invasione dell’Iraq del 2003, che costituisce l’evento da cui, come un vaso di Pandora, sono scaturiti pesantissimi elementi di destabilizzazione dell’area medio-orientale e il rafforzamento strategico del terrorismo fondamentalista, oggi rinvigorito e presente in varie parti del mondo, specie in Medio Oriente e in Africa.

Sorge addirittura il sospetto che si sia trattato, da parte degli strateghi di Washington, di un risultato freddamente voluto. Lo si può sostenere con riguardo alla recente resistibile ascesa dell’Isis, che ha costituito un contrappeso al ruolo di crescente influenza acquisito dal regime iraniano in Iraq. E come dimenticare il diretto appoggio dato da Washington ai fondamentalisti islamici, in chiave antiregime, sia in Libia che in Siria?

L’immagine più adeguata è quella dell’apprendista stregone che evoca forze che non riesce più a controllare e che gli si ritorcono contro. D’altro canto il fondamentalismo islamico, oltre che strumento per scardinare i regimi autocratici e prevenire il sorgere di democrazie effettive che l’imperialismo statunitense vede come il fumo negli occhi specie in un’area densa di fonti energetiche, rappresenta un nemico ideale sul quale far convergere gli sforzi di un’ampia coalizione. Si tratta infatti di organizzazioni che fanno ricorso al terrorismo, in primo luogo contro i loro stessi popoli, compiono massicce violazioni dei diritti umani in tutte le aree nelle quali sono presenti e incarnano, quantomeno agli occhi dei meno attenti e dei più superficiali, una perfetta traduzione in atto della sciagurata teoria del conflitto di civiltà ideata a suo tempo da Samuel Huntigton.

Nuovi motivi di tensione si accumulano sulla frontiera orientale dell’Unione europea. La nuova generazione di policy-makers internazionali appare drammaticamente inadeguata e incapace di cogliere il senso reale delle sfide in atto e delle poste in gioco. Tanto di cappello a un anziano Henry Kissinger (non certo uno stinco di stanco e colpevole a suo tempo di gravi crimini come il sostegno alle dittature argentina e cilena) il quale propone a giusto titolo che l’Ucraina, che deve preservare la sua unità, vada a costituire un ponte fra Europa e Russia e non già, come sta avvenendo, un terreno di contesa con la probabile finale spaccatura del Paese e la costruzione, come nei voti degli attuali irresponsabili governanti ucraini, di un nuovo muro fra Est ed Ovest.

D’altro canto va osservato pure come le risorse militari degli Stati Uniti non siano infinite. Giustamente, il popolo statunitense appare restio a investire uomini e soldi per nuove guerre e di questa realtà devono tenere conto sia Obama che i suoi antagonisti repubblicani. Il gendarme è stanco e non saranno certo le truppe di complemento offerte dalla Renzi e dalla Pinotti a colmare le lacune.

Occorre mutare completamente direzione. La strafottente baldanza di Renzi, che si spinge a reclamare sanzioni contro la Russia ancora più pesanti di quelle ipotizzate dall’Unione europea, appare, in materia di politica internazionale, ancora più irresponsabile e demenziale di quanto lo sia sul piano di quella interna.

L’Italia che vogliamo deve riuscire a sganciarsi dal carro atlantico e proporre una nuova politica di pace europea basata sul rilancio delle Nazioni Unite. Altrimenti ci troveremo invischiati in nuove guerre e situazioni di tensione internazionale, sul piano inclinato che porta verso una nuova guerra mondiale che va evitata ad ogni costo.