Per raggiungere Ghilarza da Cagliari si deve prendere la strada statale 131, intitolata a Carlo Felice, uno dei regnanti piemontesi che più odiava la Sardegna ed i sardi. Era razzista ed ignorante nei confronti della Sardegna, ma ancora oggi la nostra strada più importante è a lui dedicata. Emblema di un rapporto difficile con la storia, che la “Ghilarza Summer School 2014”, la prima scuola internazionale di studi gramsciani, prova a ricostruire. Ripartendo dal sardo più importante del novecento, e per molti di tanti altri secoli.

Gramsci torna a casa. A Ghilarza, paese dei piccaperderis (lavoratori della pietra) che arrivarono sino alla piazza Rossa di Mosca, Nino Gramsci trascorre la sua infanzia e l’adolescenza, prima di trasferirsi a Cagliari. La casa museo Antonio Gramsci, in collaborazione con la Fondazione Istituto Gramsci e la International Gramsci Society (Igs) ha l’ambizione, con questa scuola, di diventare “il punto di riferimento mondiale per gli studi gramsciani”.

Gramsci viene considerato uno dei maggiori intellettuali del XX secolo. A livello mondiale, si assiste al “fenomeno Gramsci”. Tutto il mondo si interessa al comunista sardo. L’America Latina, l’Asia, i paesi arabi. Secondo Giuseppe Vacca e Giancarlo Schirru “si può assumere come momento iniziale di questa ‘esplosione’ il quarto decennale della sua morte, il 1977: oltre alle molte iniziative scientifiche e politiche che celebrarono la ricorrenza, una serie di eventi nuovi contribuì ad accendere nel mondo l’interesse per l’eredità culturale gramsciana”.

Gramsci torna a casa, dopo una profonda e continuativa diffusione globale, che arriva sino alla Cina. La Sardegna non fa di Gramsci il proprio simbolo e l’accademia, a parte gli specialisti, non conosce Gramsci, ma gli organizzatori vanno contro corrente. “Le attività della Gss si concentreranno ogni anno su una categoria del pensiero di Gramsci, scelta tra quelle più rilevanti e influenti”, e per il 2014 partiamo da “egemonico/subalterno”. Quindici giovani studiosi selezionati da tutto il mondo si confronteranno con i massimi esperti mondiali di studi gramsciani, per esaminare delle categorie che addirittura hanno dato il via ad alcuni dei filoni culturali e storici più interessanti a livello mondiale negli ultimi decenni (i subaltern studies).

“La Gss si svolgerà da martedì mattina (9 settembre 2014) a venerdì pomeriggio (12 settembre), per complessive 8 sessioni di lavoro, precedute il lunedì sera da una lectio magistralis e seguite il venerdì sera da una conferenza conclusiva, aperte al pubblico”. La tappa finale sarà a Cagliari, il 13 settembre.

Se Gramsci è l’autore del novecento in lingua italiana più letto e tradotto al mondo ci dovrà pur essere un perché. La verità è che ci permette di sistematizzare in modo straordinario le vicende economiche, sociali e politiche delle società “complesse”, che da tempo non sono solamente le società dell’Europa occidentale. Lo fa con categorie insostituibili per la comprensione vera, profonda, non episodica, delle relazioni di produzione, sociali e culturali del novecento, nonché di quelle attuali.

La categoria di “egemonia”, in un mondo nel quale la normalizzazione delle relazioni sociali non avviene più in un modo esclusivamente repressivo, se mai è avvenuto solamente in quel modo, ci permette di comprendere il ruolo delle “sovrastrutture” e, per esempio, quello degli intellettuali, interrogando il singolo e le forze organizzate sulle modalità di risposta, singole e collettive.

La categoria di “subalterno”, dentro un sistema produttivo che ha dismesso, almeno in questa parte di mondo, le grandi fabbriche in cui si lavorava gomito a gomito e che contemporaneamente ha promosso una ideologia consumista, aiuta a ridefinire un blocco sociale e politico di riferimento, alternativo a quello dominante.

La Sardegna è in cerca di se stessa. Tra bombe tedesche che esplodono in mezzo ai turisti, un governo che autorizza esercitazioni militari che nessuno vuole, ed un sistema economico che porta fame, emigrazione e depressione, c’è Gramsci a Ghilarza. La Sardegna che cerchiamo passa per là. Magari tra qualche anno quella strada non si chiamerà più “Carlo Felice”.