Il Capo del Governo Matteo Renzi, lo scrittore Andrea Camilleri, l’autore di Gomorra Roberto Saviano, il magistrato-scrittore Gianrico Carofiglio per la Siae – la Società italiana autori ed editori – sono “irreperibili”. I loro nomi, infatti, compaiono, in compagnia di migliaia di altri – più e meno celebri – nell’elenco degli autori che la Siae dichiara di non essere riuscita a reperire al fine di liquidargli i c.d. diritti di repografia, ovvero i diritti d’autore loro spettanti che la Società italiana autori ed editori incassa a fronte delle fotocopie legittimamente fatte in giro per il Paese nelle biblioteche, nelle scuole, nelle università ed in decine di altri contesti.

“Ecco gli autori che non stati reperiti, quelli su cui esistono dubbi di omonimia e quelli i cui eredi non sono stati individuati”, scrive Siae sul proprio sito internet nel presentare l’elenco.

I primi dubbi sulla “pigrizia” o la poca “perizia” con la quale la Siae si sforza di individuare gli scrittori ai quali dovrebbe versare i diritti d’autore incassati, li ha sollevati Flaminio Gualdoni, noto critico d’arte, su Il Giornale dell’Arte, trovando tra l’altro curioso che persino il suo nome fosse in elenco benché, normalmente, chi lo cerca lo trovi sulle pagine bianche o via Google.

Ma, a patto di avere un po’ di curiosità ed un minimo di cultura, interrogando il motore di ricerca attraverso il quale la Siae permette di interrogare l’elenco pubblicato sul sito, saltano fuori decine di nomi che si fa davvero fatica a rassegnarsi a classificare come “irreperibili” ed ad accettare l’idea che Siae e le altre associazioni rappresentative degli Autori ed editori [Aie, Sns, Slsi e Uil-Unsa] non siano riusciti a reperire.

Chi volesse divertirsi un po’ non deve far altro che inserire nell’apposito campo il cognome del suo autore o scrittore preferito e, probabilmente, vedrà comparire l’elenco delle opere del proprio beniamino letterario tra quelle per le quali Siae ha incassato diritti d’autore senza, però, mai liquidarglieli [n.d.r. per la sciagurata ipotesi nella quale qualcuno in Viale della letteratura pensasse di sforbiciare l’elenco per tagliare almeno i casi più eclatanti, val la pena segnalare che si è provveduto ad estrarne una copia].

Nell’interminabile elenco ci sono, per esempio, il famoso poeta e scrittore Paulo Coelho, l’istrionico e straordinario Giorgio Faletti, appena scomparso ed al quale, pure, la stessa Siae ha giustamente dedicato un ricordo sul proprio sito Internet, gli eredi di Enzo Biagi ed Indro Montanelli, due dei più grandi giornalisti dei nostri tempi e, tra i tanti, il Direttore di questo giornale Peter Gomez e Marco Travaglio. Tutti egualmente irreperibili secondo Siae e le altre associazioni alle quali un accordo firmato proprio con Siae – e “autorizzato” dal Ministero dei Beni e delle attività culturali – demanderebbe il compito di segnalare all’ex gloriosa Società autori ed editori l’elenco dei propri iscritti cui versare i diritti d’autore.

La conseguenza di tanta pigrizia e così poca perizia nella ricerca degli scrittori titolari dei diritti d’autore incassati è, ovviamente, una soltanto: Siae trattiene sui propri conti correnti bancari la montagna di soldi che incassa e, per questa, via ci guadagna straordinari proventi finanziari, quelli – dei quali si è già scritto spesso – che continuano a tenere in vita una società che, altrimenti, sarebbe tecnicamente ed irreparabilmente in rosso fisso e dovrebbe semplicemente dichiarare il default.

“A pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca” diceva Giulio Andreotti, 7 volte Presidente del Consiglio, 8 volte Ministro della Difesa, 5 volte Ministro degli Esteri ma, anche lui – ed i suoi eredi – incredibilmente nell’elenco degli autori che né la Siae né le altre associazioni di categoria sono state in grado di reperire. E, in effetti, a pensar male viene il sospetto che, forse, non sia proprio un caso se Siae e le altre associazioni dichiarano di non essere riuscite a reperire non solo un lungo elenco di persone i cui nominativi e recapiti potrebbero essere facilmente reperiti attraverso Google o le pagine bianche online ma addirittura il Presidente del Consiglio in carica e decine di altri nomi “eccellenti”.

Non si tratta di pochi spicci.

Tanto per avere un’idea, la Siae nel 2013 ha incassato a titolo di c.d. diritto di repografia, 3,19 milioni di euro, una cifra di poco superiore a quella incassata nel 2012, pari a 2,98 milioni di euro. Soldi che, naturalmente, non riuscendo a reperire gli autori in favore dei quali avrebbero dovuto essere ripartiti sono rimasti nelle casse della Siae.

Certo chiunque può scrivere a Siae e chiedere che quest’ultima le liquidi quanto di propria competenza ma, evidentemente, a conoscere di averne diritto sono in pochi ed ad impegnarsi a farlo per raccogliere somme che, individualmente considerate son modeste, sono ancora di meno.

E non ci sono solo i diritti di repografia.

Lo stesso sistema sembra, infatti, ispirare la Società italiana autori ed editori nella ricerca degli artisti cui competono i c.d. “diritti di seguito” ovvero quelli spettanti all’autore di un’opera – un quadro, una foto, una scultura ecc. – a seguito di ogni vendita successiva alla prima. Anche in questo caso l’elenco degli artisti che Siae dichiara si non essere riuscita a reperireè popolato di nomi eccellenti, almeno per gli addetti ai lavori, che basterebbe lanciare una ricerca su Google o sulle pagine bianche per individuare in pochi click.

Eppure anche loro – pittori, fotografi e scultori – per Siae sono “irreperibili”.

Ma, naturalmente, anche in questo caso la Società italiana autori ed editori non ha, invece, nessuna difficoltà a reperire ed incassare milioni e milioni di euro dai venditori delle opere d’arte in questione.

Sono sei milioni di euro quelli incassati, dalla Siae, a titolo di diritti di seguito nel 2013 e 6,29 quelli incassati nel 2012.

Un fiume di denaro che, naturalmente, non è mai arrivato nelle tasche di autori, pittori, fotografi e scultori che, pure, probabilmente, non sempre navigano nell’oro e che, invece, ha fatto capolinea nei forzieri della SIAE, andando a contribuire a produrre quelle decine di milioni di euro di proventi finanziari – oltre 35 milioni nel solo 2013 – che garantiscono ossigeno alla SIAE.

Lo si è già scritto ma val la pena ripeterlo: il paradosso della Siae è che meno è efficiente e meno si preoccupa di garantire davvero i diritti degli autori più guadagna ed accumula ricchezza.

E’ uno scenario semplicemente inaccettabile che impone al Ministro dei beni e delle attività culturali, Dario Franceschini, autorità di vigilanza sulla Siae, di intervenire immediatamente, chiedendo conto ai vertici della società di quanto sin qui accaduto e disponendo che i beneficiari della montagna di denaro sin qui incassata vengano subito individuati e che sia loro liquidato quanto di competenza di ciascuno.

Se da Viale della Letteratura dovesse seguire il silenzio o l’inerzia, sembra evidente che i vertici della società dovranno essere accompagnati sulla porta ed al loro posto nominato, senza ritardo, un Commissario – purtroppo l’ennesimo – con il compito di fare, per davvero, gli interessi degli autori.

Ha dell’incredibile che a tenersi in tasca milioni di euro destinati ad autori, scrittori, pittori, fotografi e scultori italiani – solo per citare alcune delle categorie cui appartengono i beneficiari delle somme di cui si discute – sia quella stessa società che, fino a ieri, ha urlato, strepitato, “picchettato mediaticamente”, promosso petizioni e fatto ogni genere di pressione sul Ministero dei beni e delle attività culturali perché garantisse agli autori ed editori italiani, quasi duecento milioni di euro all’anno a titolo di copia privata, necessari – a dire dei vertici della Siae – per garantire la sopravvivenza degli artisti e della cultura italiani.

Un capolavoro di ipocrisia e demagogia da oscar: da una parte si sbandiera la volontà di tutelare gli interessi degli artisti per rivendicare il diritto ad incassare centinaia di milioni di euro e dall’altra ci si “dimentica” di liquidare ad autori, scrittori ed artisti quanto loro dovuto, tenendoselo gelosamente e proficuamente nei propri forzieri.

Oltre il comune senso del pudore.