Sarà anche la più efficiente delle società di gestione collettiva dei diritti d’autori europea come, negli ultimi giorni, si sono affannati a ripetere prima il Presidente, Gino Paoli e poi Domenico Luca Scordino, Consigliere di Gestione ma il bilancio di previsione dell’esercizio 2014 della SIAE racconta di una società che continuerà a costare più di quello che produce e che resterà in vita solo grazie ai proventi di attività che non c’entrano nulla con il diritto d’autore.

Nel 2014, infatti, la Società italiana autori ed editori prevede di spendere 179.137.874 euro per produrne 152.956.200 il che significherebbe perdite di esercizio pari a oltre 26 milioni di euro contro quelle di poco meno di 24 milioni registrate – nel rapporto tra costi e valori di produzione – nel 2013.

Il trend della “nuova” Siae come ama definirla il suo Presidente è, dunque, negativo: costerà di più e produrrà di meno.

Ma i conti della Siae, anche nel 2014 – a dispetto di ogni logica deduzione – non chiuderanno in rosso.

La società, infatti – come già accaduto nel 2013 – ripianerà il buco di bilancio da inefficienza, proprio grazie alla propria inefficienza ovvero al ritmo con il quale distribuisce – e continuerà a distribuire – agli autori ed editori le somme incassate a titolo di diritto d’autore. Nel 2014 la Siae conta di incassare, dalla propria attività finanziaria – interessi ed investimenti con i soldi destinati ad autori ed editori – circa 34 milioni e mezzo di euro.

Circa due milioni e mezzo di euro in meno rispetto al 2013 ma sempre una somma di tutto rispetto, sufficiente a trasformare da negativo a positivo il risultato di bilancio che, tra l’altro, nel 2014, sconterà anche una pressione fiscale minore rispetto a quella del 2013 “grazie” alle perdite fiscali accumulate nel 2012. Il bilancio dell’esclusivista italiana della gestione dei diritti d’autore sembra destinato a chiudersi, nel 2014, con un utile di esercizio di poco superiore ai 650 mila euro.

Ma guai a lasciarsi ingannare dal segno positivo.

Come nel 2013 e nel 2012, infatti, questo dato è “dopato” dagli straordinari proventi finanziari (oltre 34 milioni e mezzo di euro) e da circa 48 milioni di euro che la Siae percepirà dai c.d. “servizi in convenzione”, ovvero attività che non c’entrano nulla con la gestione dei diritti d’autore e che la società svolge per conto dell’Agenzia delle entrate, dell’Agenzia dei Monopoli di Stato e di altri soggetti.

Senza tali fonti di straordinari profitti, il bilancio della Siae, nel 2014, si chiuderebbe con un catastrofico – 74.184.674 euro al netto delle tasse.

Un bilancio in perdita per oltre 74 milioni di euro.

Questo, ovviamente, se la Siae – come ci sarebbe da aspettarsi da una monopolista ex lege dei diritti d’autore – vivesse di diritti d’autore e perseguisse la massima efficienza nel riparto dei diritti d’autore destinati ad autori ed editori.

Difficile dire se davvero questi numeri siano migliori di quelli delle altre società di gestione collettiva dei diritti che operano in Europa ma, forse, è un dato poco significativo.

Il punto è che non sono numeri accettabili per una società alla quale lo Stato riconosce uno straordinario privilegio di mercato ed affida una missione fondamentale ed irrinunciabile nella società dell’informazione come quella di garantire un futuro alla creatività ed alla cultura italiana.