L’incertezza e la malagestione del caso ucraino continuano a scuotere non solo le cancellerie europee ma soprattutto i mercati. Le borse asiatiche manifestano segni di nervosismo, a sorpresa anche la Svizzera rallenta e l’euro torna ai minimi sul dollaro in attesa del vertice del prossimo giovedì della Banca centrale europea, da cui si comprenderà qualcosa in più rispetto alle chiacchiere telefoniche fra Draghi e Merkel. Un panorama complesso e articolato a cui si sommano le perdite economiche post sanzioni occidentali a Putin con conseguente boicottaggio alimentare (colpite molte aziende italiane e greche).

Immaginare una soluzione logica e ragionevole al caso ucraino è l’unica strada per non aggiungere tensioni e passività di bilancio ad uno scenario già difficile e denso di nubi all’orizzonte, con morti, feriti e conflitti ancora in corso. Si è mosso persino un gruppo di miliardari capitanati dal patron di Virgin, Richard Branson e 15 grandi nomi mondiali, fra cui eBay, WhatsApp e PayPal, per chiedere un vertice al Cremlino e risolvere al più presto la crisi al fine di non tornare agli arcaici anni della guerra fredda, sottolineando che il conflitto a quelle latitudini rappresenta un preciso danno economico per molteplici realtà.

La globalizzazione finanziaria ha condotto ad una serie di operazioni e partecipazioni dall’esito ormai fluttuante e da cui difficilmente si tornerà indietro. Non solo i cinesi hanno fatto ingresso a gamba tesa nel “mercato italiano” con Bank of China che è salita in Fiat al 2,001, in Telecom al 2,081 e in Prysmian (oltre che Enel e Eni), ma anche colossi russi dopo aver sfondato le frontiere finanziarie con Inghilterra e Germania (Abramovic e Gazprom) hanno puntato all’Italia con ad esempio la Rosneft. Spargere fiele e ‘muri contro muri’ in un momento di congiuntura sfavorevolissima, significherebbe certificare l’ennesimo stop per un’Ue che fino ad oggi ha fatto una fatica tremenda a parlare la stessa lingua quanto a difesa, economia e politica estera. Il neo alto commissario italiano, Federica Mogherini, avrà su questo punto un compito arduo ma senza disporre di molto tempo né per impratichirsi né per tentare esperimenti: conteranno solo i risultati, questa volta nel brevissimo periodo.

Una soluzione al caso ucraino che non comporti riverberi deleteri per l’economia europea dovrebbe essere la priorità, per tutti, anche per Washington. Contrariamente il conto salato di errori diplomatici, analisi approssimative e sottovalutazione di un preciso trend geopolitico con i paesi Brics nuovi attori protagonisti, lo pagherà l’Europa. E solo lei.

Ecco, quindi, che una pax euroasiatica, complicata e ovviamente laboriosa da conquistare, potrebbe rappresentare per i Piggs del vecchio continente un’ancora di salvezza a fronte di mancate riforme, conti ancora in rosso e poche – pochissime idee di rinascita.

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