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Ex Ilva, sciopero di 24 ore e blocchi stradali: lavoratori dell’indotto protestano contro il rischio di 2.500 licenziamenti per la chiusura dell’area a caldo

Mobilitazione dopo l'assemblea odierna dei sindacati Fim, Fiom, Uilm e Usb: "Soluzioni per tutti, non ci fermeremo". Domani previsto incontro a Palazzo Chigi. Cgil: "Il governo non ci ha ancora convocati"
Ex Ilva,  sciopero di 24 ore e blocchi stradali: lavoratori dell’indotto protestano contro il rischio di 2.500 licenziamenti per la chiusura dell’area a caldo
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Dopo il verdetto dei giudici milanesi sulla chiusura dell’area a caldo, con il rischio di 2500 licenziamenti, i lavoratori dell’indotto ex Ilva di Taranto hanno proclamato le prime 24 ora di sciopero dalle 9.00 di oggi sino alle 7.00 di domani. La decisione è giunta durante l’assemblea tenutasi oggi dalle segreterie dei sindacati Fim, Fiom, Uilm e Usb, congiuntamente alle altre categorie, davanti alla portineria imprese dello stabilimento. “Sia chiaro, non ci fermeremo se non ci saranno soluzioni e misure straordinarie per tutti lavoratori”, ha annunciato il comunicato firmato dalle organizzazioni dei lavoratori. I lavoratori hanno occupato la strada provinciale per Statte in segno di protesta ma è annunciato un blocco stradale anche sulla statale in direzione Bari.

Decine di lavoratori hanno manifestato in corteo dalle 8 di stamane, attraversando la strada provinciale per Statte fino al rione Tamburi di Taranto, per dirigersi infine verso Palazzo di Città. Viabilità in tilt a causa dei blocchi stradali. Le sigle sindacali hanno spiegato che la mobilitazione di oggi non è indirizzata contro il provvedimento della Corte d’Appello di Milano, ma contro le responsabilità dei governi che si sono succeduti nella gestione della vertenza ex Ilva. L’obiettivo è ottenere dal Governo risposte politiche e industriali prima che il rischio di licenziamenti si traduca in una nuova emergenza occupazionale per il territorio. Ad oggi, tuttavia, da Chigi nessun invito è giunto ai sindacati.

La mobilitazione dopo lo stop all’area a caldo ordinato dalla Corte d’Appello di Milano

La mobilitazione riflette i forti timori per la tenuta dei posti di lavoro dopo la decisione della Corte d’Appello di Milano, che ha imposto la chiusura dell’area a caldo, il cuore della fabbrica, entro il 25 ottobre. Il rischio è il licenziamento collettivo di circa 2.500 operai, legato allo stop imposto dai magistrati meneghini. “Avevamo previsto che, con la sentenza della Corte d’Appello di Milano e il rischio di chiusura dell’area a caldo, l’anello più debole della catena avrebbe pagato le conseguenze più pesanti”, ha dichiarato Francesco Brigati, segretario generale Fiom Cgil di Taranto, mentre è in corso la manifestazione di protesta a Taranto. “Avevamo chiesto al governo di affrontare la situazione al Mimit e a Palazzo Chigi, ma non sono arrivate risposte per tutti i lavoratori, a partire da quelli dell’appalto”, aggiunge Brigati. “Servono misure straordinarie, tutela del reddito e una prospettiva industriale concreta. Non possiamo aspettare altri 10 o 15 anni”. Il sindacalista chiede anche l’estensione dei benefici previdenziali legati all’amianto ai lavoratori dell’indotto e il blocco delle procedure di licenziamento collettivo. “Questa è la prima iniziativa di una mobilitazione straordinaria e permanente. Continueremo a mobilitarci fino a quando non arriveranno risposte per tutti”, avvisa Brigati.

Domani previsto incontro a palazzo Chigi, Fiom Cgil: “Ancora non è arrivata la convocazione”

Domani è previsto a Palazzo Chigi un nuovo tavolo sull’ex Ilva tra governo e sindacati. Fino a ieri, però, non era ancora arrivata alcuna convocazione formale né alle organizzazioni sindacali né ai commissari delle amministrazioni straordinarie di Ilva e Acciaierie d’Italia. Anche oggi, la Cgil conferma il mancato invito: “Abbiamo chiesto al governo di sederci a un tavolo, lo abbiamo fatto, ma non c’è stata risposta sui lavoratori. Ancora non è arrivata la convocazione per domani a palazzo Chigi. La chiusura dell’area a caldo è responsabilità di tutti i governi: il decreto della Corte d’Appello di Milano ha colmato un vuoto della politica”, ha concluso Brigati, durante il presidio dei lavoratori. “Il tempo è scaduto”, hanno ribadito i sindacati, chiedendo garanzie occupazionali, tutela del reddito e un piano industriale per Taranto.

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