Si apre uno spiraglio crisi ucraina. Vladimir Putin e Petro Poroshenko hanno avuto un lungo faccia  a faccia di oltre due ore a Minsk. Il primo vero incontro dopo quello fugace di giugno, in Normandia. Un colloquio intenso, difficile, al termine del quale, però, i due leader si sono detti d’accordo sulla “necessità di un dialogo” ed hanno annunciato di aver raggiunto un’intesa per la creazione di un “gruppo di contatto” sulla crisi in Ucraina orientale. “Faremo tutto il possibile per progressi di pace, dobbiamo intensificare il dialogo su molte questioni”, ha assicurato il leader del Cremlino offrendo al contempo il “sostegno” della Russia per il raggiungimento di un accordo tra Kiev e i ribelli filorussi. Fermo restando, ha sottolineato Putin, che l’accordo è comunque una questione interna all’Ucraina.

Putin e Poroshenko hanno iniziato il bilaterale nella serata di martedì (26 agosto), alla fine di un lungo summit tra Unione doganale (Russia, Bielorussia, Kazakhstan), Ue e Ucraina. Che Poroshenko ritenesse il vertice di fondamentale importanza lo si è capito subito, quando – non appena arrivato – ha dichiarato solennemente che ”i destini della pace e del mondo si decideranno in questo incontro”. Il presidente ucraino si è detto pronto a discutere varie possibili “exit strategy” dalla crisi per mettere fine alle violenze a est, consapevole che “tutti gli attori coinvolti vorrebbero uscirne con dignità”.

All’apertura di Poroshenko si è però contrapposto il pugno duro di Vladimir Putin, che ha sottolineato come la firma di un accordo d’associazione tra Kiev e Ue – che dovrebbe essere ratificato a settembre – potrebbe costare alla Russia più di due miliardi di euro e porterà inevitabilmente alla cancellazione del regime preferenziale per le importazioni dall’Ucraina in modo da proteggere il mercato russo. Ma Putin ha anche ribadito che la crisi nella russofona Ucraina sud-orientale non può essere risolta “senza prendere in considerazione gli interessi sostanziali” di quelle regioni e ”senza un dialogo di pace con i loro rappresentanti”.

Il Cremlino sembra insomma continuare a premere per la federalizzazione dell’Ucraina, una soluzione che a Kiev hanno già bocciato caldeggiando piuttosto un più moderato decentramento dei poteri che conceda maggiore autonomia alle regioni. Poroshenko ha dichiarato che il suo governo “cerca la pace nel Donbas”, la regione mineraria del sud-est del Paese martoriata da quattro mesi di aspri combattimenti in cui hanno finora perso la vita più di 2.200 persone. Ma la zona di guerra sembra per ora allargarsi con l’apertura di un nuovo fronte a sud, lungo le coste del Mar Nero, proprio dove ieri – nella zona di Novoazovsk – i soldati ucraini sostengono di aver fermato una colonna di blindati provenienti dalla Russia e diretti verso l’importante porto di Mariupol.

Kiev: “100 blindati russi nel nostro confine”
Ma se nei palazzi si parla di pace, sul terreno le ostilità non si fermano. Secondo le autorità ddi Kiev, circa 100 mezzi bellici pesanti tra cui carri armati, autoblindo e lanciamissili Grad sono stati visti dirigersi oggi verso Telmanovo, a una ventina di chilometri dal confine russo e 80 chilometri a sud di Donetsk. I mezzi militari avrebbero come segni distintivi “un cerchio o un triangolo di colore bianco”. Un’altra colonna militare proveniente dalla Russia si starebbe invece dirigendo a Dmitrovka, circa 100 chilometri a est di Donetsk, e sarebbe composta da sei complessi missilistici Grad, due camion ‘Ural’ con a bordo uomini armati e otto camion ‘Kamaz’ coperti. Conferme sono arrivate dal premier polacco Donald Tusk. “Ci sono informazioni, che hanno ottenuto ulteriori conferme concrete nelle ultime ore, secondo cui unità regolari della Russia stanno operando nell’est dell’Ucraina”, ha detto il primo ministro della Polonia, aggiungendo che “queste informazioni, che provengono dalla Nato e sono confermate dalla nostra intelligence, sono un fatto inequivocabile”.

Ucraina chiede aiuto alla Nato
Il governo di Kiev si aspetta che la Nato prenda delle “decisioni cruciali” per “un aiuto pratico” all’Ucraina al vertice dell’Alleanza atlantica in programma il 4 settembre. Lo ha dichiarato il premier ucraino Arseni Iatseniuk, citato dall’agenzia Interfax. “Abbiamo bisogno di aiuto“, ha insistito il premier. “Oggi – ha spiegato Iatseniuk – il governo deve approvare il programma di cooperazione annuale Ucraina-Nato. Dai nostri partner occidentali e dall’Alleanza atlantica ci aspettiamo un aiuto pratico e decisioni cruciali al summit. Abbiamo bisogno di aiuto”, ha insistito il premier ucraino.  

“Centinaia di soldati di Kiev prigionieri dei russi”
Oggi un gruppo di 94 militari ucraini è stato fatto prigioniero dai miliziani separatisti a Kuteinikovo, a sud-est di Donetsk. Lo sostiene l’emittente tv Rossia-24. Secondo l’agenzia Novorossia, vicina ai separatisti, i militari di Kiev erano stati circondati e si sono arresi dopo aver tentato senza successo di rompere l’accerchiamento. I filorussi – citati dall’agenzia Ria Novosti – sostengono inoltre di aver ripreso il controllo di Ilovaisk, a sud-est di Donetsk. I separatisti filorussi avrebbero preso prigionieri altri 124 soldati ucraini nei pressi del paesino di Starobeshevo, nella regione di Donetsk. Lo sostiene un portavoce dei ribelli, Konstantin Knirik, citato dalla tv russa Rossia-24. Al momento non ci sono però altre conferme.