Stefano Rodotà non aspetta nemmeno di sentire la fine della domanda e irrompe come un fiume in piena: “Sono scandalizzato dal comportamento del Governo sull’eterologa. Qui c’è una palese violazione della sentenza della Corte Costituzionale”. Professore di bioetica alla Scuola di Studi Superiori dell’Università di Torino, autore del libro Scienza e Vita, l’ex Garante della privacy, è il massimo esperto dei temi dei quali si discute in Parlamento e nei tribunali in questi giorni. È indignato con il governo Renzi per l’eterologa ed è rimasto deluso dall’ordinanza del giudice che ha deciso di lasciare i figli contesi alla partoriente senza coinvolgere la Corte Costituzionale. “C’è una grande ipocrisia da parte del governo Renzi. Apparentemente dice: ‘è una questione di cui si deve occupare il Parlamento’ ma di fatto reintroduce il divieto a ricorrere all’eterologa, in assoluto contrasto con quanto ha stabilito la Corte Costituzionale”.

Professor Rodotà il ministro della Salute Lorenzin dice che senza una norma nazionale non si può partire con l’eterologa.
È falso. La sentenza della Corte risolve tutti i problemi ed è immediatamente applicabile, non ha bisogno di nessuna legge. La strada giusta è quella intrapresa dalla Regione Toscana di applicare subito la sentenza della Corte.

Il ministro ha spiegato che l’Avvocatura della Regione Toscana le ha dato ragione perché – sostiene – ci vorrebbe prima una norma nazionale.
Non possiamo andare dietro all’avvocatura della Toscana quando abbiamo una sentenza della Corte chiarissima nel dire che la sentenza è immediatamente applicabile. La verità è che la questione dell’eterologa svela i problemi che ci sono all’interno della strana maggioranza che sostiene Renzi. I cattolici, non domi delle batoste che hanno preso dalla Corte sulla legge più ideologica della storia della Repubblica, insistono ancora su questa strada e dribblano la Corte Costituzionale.

Quale sarà l’effetto concreto?
Si nega alle coppie l’esercizio di un diritto fondamentale riconosciuto dalla Corte Costituzionale. La minaccia di mandare i Carabinieri del Nas nei centri che praticheranno l’eterologa è un fatto gravissimo.

Cosa pensa della bozza di decreto che ora diverrà la base del lavoro del Parlamento?
Non mi convince. Il legislatore entra nel dettaglio di questioni che non gli competono e fa il medico. Quindi, bene che il decreto sia caduto. Bene che il Parlamento se ne occupi ma non va bene che si blocchi la fecondazione eterologa.

Però ci sono dei problemi pratici di non poco conto. Secondo il ministro non si può partire senza il registro nazionale dei donatori e senza stabilire l’età massima dei donatori e il numero massimo dei figli.
La Corte indicava per la soluzione dei problemi concreti lo strumento delle linee guida. Sono temi da discutere ma che non devono bloccare l’applicazione della legge. Se si vuole stabilire il numero massimo di donazioni e si ritiene che sia necessario un registro nazionale, si proceda. Renzi ha deciso di far prevalere gli equilibri della sua maggioranza sull’attuazione di una sentenza della Corte. Questo è inaccettabile. Qui sono in ballo il rispetto dei diritti fondamentali e il principio di legalità.

Inizialmente il ministro Lorenzin voleva escludere la possibilità di scegliere il colore della pelle del nascituro nella fecondazione eterologa, lei che ne pensa?
Il problema della discriminazione va tenuto presente ma è chiaro che una coppia di pelle scura ha un interesse a che un figlio abbia lo stesso tipo di presenza pubblica dei genitori. Impedire ai genitori di chiedere questa informazione mi sembra eccessivo. Il diritto non deve imporre un vincolo assoluto. La materia è delicata. Non sarei d’accordo a fornire informazioni precise, tipo il colore degli occhi. Permetterei ai centri di fornire solo le caratteristiche genetiche generali.

Il ministro aveva inserito nel decreto l’obbligo dei genitori di dire ai figli che erano nati da fecondazione etorologa e, in un’intervista al “Fatto”, si era detta favorevole a introdurre la possibilità per il figlio di chiedere a 25 anni di età il nome del genitori biologici. 
Questo principio è previsto da molti anni per i figli adottati ma le due situazioni non sono equiparabili perché nell’adozione non c’è un progetto procreativo rivolto a quella precisa persona come nell’eterologa. E poi anche nell’adozione c’è l’eccezione della madre naturale che non vuole essere nominata, un limite superabili solo a precise condizioni. L’obbligo per la coppia di informare i figli della fecondazione eterologa mi sembra una forzatura.

E il diritto del figlio a conoscere la sua identità biologica e le sue origini?
Ma a cosa serve dire a un figlio che esiste un’altra madre biologica se poi lo si mette di fronte al muro dell’anonimato?

In altri paesi, sono state proprio le associazioni dei figli a chiedere ai tribunali il riconoscimento del diritto a conoscere la propria identità biologica e la legge è stata modificata. 
In Svezia dove è accaduto quello che lei dice e si è permesso di superare l’anonimato del padre naturale sono crollate le donazioni. Non ci vuole molto a comprendere le conseguenze negative di questa soluzione. Immagini un figlio naturale che si ritrovi in età matura in difficoltà economica e che si rivolga per disperazione al padre naturale per chiedere aiuto. Oppure immagini lo stress emotivo di un donatore con dieci figli naturali sparsi per l’Italia che si ritrovi improvvisamente davanti a dieci legittime richieste di contatto da parte loro. Io sarei cauto su queste materie a intervenire con una legge.

Come valuta l’ordinanza del giudice di Roma sui gemelli nati dallo scambio delle provette all’ospedale Pertini?Era prevedibile che il giudice lasciasse i figli alla partoriente perché dal punto di vista formale la legge è chiara in questo senso. Forse poteva uscire in altro modo dall’angolo ma il codice le lasciava poco spazio perché è fermo all’epoca precedente alla fecondazione assistita. La norma parte dalla logica per cui la madre è sempre colei che partorisce. Purtroppo questo caso dimostra che oggi non si può più dire: Mater semper certa est.

Il giudice Silvia Albano però non ha solo rigettato le richieste dei genitori naturali ma si è rifiutata anche di rimettere davanti alla Corte Costituzionale il giudizio sulla legittimità della legge. Non è un po’ troppo?
Sarebbe stato opportuno il coinvolgimento della Corte. Il conflitto tra le coppie andrà avanti nei gradi di giudizio e sono convinto che sarà sollevata prima o poi la questione di illegittimità costituzionale della norma. Per il bene di tutti è meglio prima che poi.

Il giudice non ha rimesso la questione alla Corte perché teme un danno alla stabilità affettiva dei gemelli, nel caso in cui i figli fossero affidati all’altra coppia. Ma qualcuno sostiene che si potrebbe applicare per analogia la norma che permette in caso di scambio dei neonati di restituire il figlio ai genitori biologici. 
Sarei cauto perché i casi sono diversi. Equiparare lo scambio di neonati allo scambio di gameti non è possibile. Sono situazioni delicate e prima si affidano alla Corte Costituzionale e meglio si fa.

I tempi però si allungano. 
Sì effettivamente la Corte non ama modificare il suo calendario ma comunque più tardi si solleva la questione e peggio è.

Nel frattempo si potrebbe permettere in via cautelare il diritto di visita all’altra coppia. I genitori biologici lo avevano chiesto ma il giudice cautelare di Roma non lo ha accordato. 
Effettivamente è difficile stabilire quale sia l’interesse dei minori in questo caso. Si poteva concedere la visita ma forse il giudice ha ritenuto che la formazione della personalità dei neonati ne avrebbe risentito.

Non si è data troppa responsabilità a un singolo giudice, lasciato solo a decidere della vita di due figli e quattro genitori senza riferimenti sicuri? Non sarebbe meglio intervenire con una legge?
Effettivamente ci vuole un dibattito parlamentare e una presa di posizione sul rapporto tra natura e cultura perchè la norma del codice civile è stata scritta prima del cambiamento determinato dalla genetica e dalla fecondazione assistita. Una volta avvenuto questo cambiamento, pur con tutte le cautele del caso, si impone la riflessione sul rapporto tra il dato genetico e la genitorialità.

Quindi ci vuole una legge?
Io mi auguro un dibattito parlamentare che però non sia ignorante della discussione culturale. Mi permetta una battuta: oggi va di moda il disprezzo dei professori. In passato non era così. Si dice ancora oggi che il padre dello Statuto dei Lavoratori è Gino Giugni. Ma Giugni è un professore che allora non era parlamentare. Ci vuole un buon dibattito culturale per fare una buona legge. Al termine di questo dibattito si decida se la legge è utile e cosa debba contenere.

Non pensa che il caso dei gemelli nati dallo scambio di provetta del Pertini dimostri proprio la necessità di un intervento legislativo?
Sarei molto prudente. Gli inglesi dicono: hard cases make bad laws. Legiferare sulla base di un caso estremo come questo potrebbe spingere il Parlamento a fare una cattiva legge.

Dal Fatto Quotidiano del 10 agosto 2014