“Non sono sorpreso dalla clausola anti-Prodi del Patto del Nazareno”. Non si aspettava altro Romano Prodi. Sconta il peccato originale di esser stato l’unico candidato alla presidenza del Consiglio ad aver battuto Silvio Berlusconi. Prima i due governi auto-affossati dal centrosinistra (1998 e 2008), poi i 101 voti mancanti del Pd, l’orribile scherzetto parlamentare che chiuse al Professore le porte del Quirinale (2013) aprendo quelle delle larghe intese. Ma non basta, perché come rivelato dal Fatto Quotidiano, e confermato dalla pasdaran berlusconiana Mariarosaria Rossi sull’huffingtonpost.it, proprio nel “papello” del Nazareno, uno dei punti fermi riguarda ancora l’incubo dell’ex Cavaliere. Così recita il Patto: “In nessun caso, durante le trattative per l’elezione del prossimo presidente della Repubblica, potrà essere fatto il nome di Romano Prodi”. Il Professore ripete da ormai più di un anno, proprio dallo scherzetto dei 101, che per lui i giochi sono finiti: “Game over, non andrò mai al Colle”. Pretattica? Un modo per non bruciare la possibilità di ritornare in corsa al momento opportuno? Può darsi, molti osservatori lo hanno pensato. Ma ieri mattina per Prodi quella che poteva essere un’intuizione è diventata certezza di fronte alla prima pagina del Fatto: “Ultimo segreto del Nazareno: Prodi mai sul Colle”. Quando il Professore risponde al telefono, nel primo pomeriggio di ieri, ha già sfogliato il Fatto da diverse ore. E si aspetta questa chiamata. “Pronto, eccovi”.

Buongiorno Presidente, ha letto della clausola anti-Prodi del Patto del Nazareno, sul Fatto?
Come no? Certo che ho letto.

Ed è sorpreso?
No. Non sono sorpreso per niente. Non parlo. Non dico nulla. Anzi, una cosa la dico…

Prego.
È l’unica buona notizia politica delle ultime settimane. Vi ringrazio. Adesso basta, però.

Ma c’è qualcosa di positivo in questo Patto del Nazareno, a parte la clausola anti-Prodi?
Faccia conto che io sia in viaggio nel deserto o sulla luna, senza portatile.

No, mi scusi posso farle ancora una domanda Presidente? Una sola.
No.

Lei avrebbe mai stretto un accordo con Berlusconi per riformare la Costituzione?
Può chiedermi come mi chiamo al massimo, le rispondo: Romano Prodi.

È il 18 gennaio 2014, il premier e segretario del Pd Matteo Renzi incontra il padrone di Forza Italia Silvio Berlusconi. Immaginate la scena, Berlusconi che fissa questo preciso punto: “Il prossimo presidente della Repubblica lo scegliamo insieme . E l’unico nome che non si potrà fare sarà quello di… Romano Prodi”. Renzi, che ha provato fin da quell’aprile 2013 ad allontanare, a parole, dai suoi fedelissimi l’onta dell’agguato al Professore, alza lo sguardo verso l’ex Cavaliere, si protende per stringergli la mano e dice: “Sì, eleggeremo insieme il capo dello Stato e non sarà Prodi”. Ci pensa la senatrice Mariarosaria Rossi – tesoriere di Forza Italia, fedelissima di Berlusconi e amica intima della fidanzata Francesca Pascale – a confermare tutto: “Sarà naturale per voi eleggere insieme al Pd il successore di Napolitano?”, le chiede Alessandro De Angelis dell’huffingtonpost.it. “Non sbaglia”, risponde lei sicura. Game over.

Twitter @viabrancaleone

Da Il Fatto Quotidiano del 2 agosto 2014