L’addio dell’Eni al petrolchimico di Gela è simile allo sciacallaggio messo in atto a L’Aquila dopo il terremoto del 2009. Lo sostiene don Luigi Petralia, parroco di Santa Lucia a Gela e consigliere spirituale del governatore Rosario Crocetta, ex primo cittadino della città in provincia di Caltanissetta. Mentre lo stesso Crocetta si scagli contro presunte connivenze tra Cosa Nostra e i vertici del gruppo del petrolio e del gas. “Lobby politiche, economiche e affaristiche avrebbero interessi a lucrare sulle necessarie attività di bonifica e smaltimento del petrolchimico di Gela”, scrive il sacerdote in una lettera aperta, diffusa nelle stesse ore in cui la protesta degli operai arriva a Roma. A Gela dal 1965 la parola lavoro è legata a doppio filo col petrolchimico dell’Eni, voluto da Enrico Mattei in persona. Dopo aver cambiato per sempre il volto della città, però, i vertici del Cane a sei zampe hanno deciso di smobilitare, annunciando che i 700 milioni di euro d’investimenti previsti per il 2014 verranno invece dirottati altrove. Per il petrolchimico, in pratica, si tratta del de profundis. È per questo motivo che ieri 3mila operai hanno sfilato per le vie della città. “Questo terremoto industriale – scrive don Petralia – avrebbe l’effetto di mettere in ginocchio l’economia e lo sviluppo di Gela ma consentirebbe a questi gruppi d’affari interessati al dopo-raffineria di arricchirsi sul sangue dei caduti”. Per il sacerdote la smobilitazione di Eni da Gela sarebbe voluta da chi punta già ad accaparrarsi gli appalti per la bonifica del territorio, segnato da mezzo secolo di raffinazione dell’oro nero. “Non vedrei molta differenza – continua il parroco – con ciò che si è visto nel dopo terremoto dell’Aquila quando al telefono gli affaristi delle disgrazie altrui sghignazzavano certi del super guadagno economico della ricostruzione! Se questa fosse la politica che sotto sotto cova e spinge come un tumore che vuol mangiarsi tutto, che Dio ci salvi da simili progetti iniqui, e da coloro che vorrebbero eseguirli”.

Lunedì al corteo di protesta ha partecipato anche Crocetta, che dal carro delle autorità ha denunciato presunte connivenze tra Cosa Nostra e il Cane a sei zampe. “Insieme ai lavoratori abbiamo cacciato la mafia dallo stabilimento petrolchimico. E lavorava bene l’Eni con la mafia, adesso che abbiamo ripulito non se ne parla più”. L’ex sindaco di Gela è un dipendente dell’Eni in aspettativa. In passato ha anche svolto alcuni giorni di servizio presso Clorosoda, il reparto killer del petrolchimico gelese: come raccontato da un’inchiesta del fattoquotidiano.it, su 75 operai che vi hanno prestato servizio più della metà si è ammalato di tumore, trenta di loro sono già morti mentre gli altri lottano con un sistema immunitario distrutto dai veleni. In più a Gela i casi di malformazione genetica sono superiori di sei volte rispetto alla statistica del resto d’Italia. Cifra che raddoppia se si tratta di figli degli ex operai Eni.

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