E’ stato trovato l’accordo con le banche sull’impegno di Poste in Alitalia: il gruppo guidato da Francesco Caio parteciperà al salvataggio con 65 milioni di euro che si aggiungono ai 75 versati in dicembre, per un totale di 140 milioni di euro. Ma ha ottenuto il placet delle banche creditrici a non versare il denaro, come tutti gli altri soci, nella attuale Cai-Alitalia, destinata a diventare una sorta di bad company. E neppure nella nuova società in cui entreranno, se tutto andrà per il verso auspicato dal governo, gli arabi di Etihad. L’accordo raggiunto dopo giorni di trattativa serrata, secondo quanto riporta l’Ansa, avalla l’ipotesi dell’intervento del gruppo pubblico in una terza società intermedia, la cosiddetta “midcompany”.

La notizia è arrivata a poche ore dall’ennesimo ultimatum del ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, che in mattinata aveva tuonato rivolgendosi a banche, soci e parte dei sindacati:  “A due giorni dal 31 luglio è giusto che ad Etihad si diano delle risposte: lo chiede il governo. Bisogna arrivare a risposte definitive, non è più tempo di tira e molla”. Quanto alle spaccature sindacali sul nuovo contratto e i relativi tagli ai costi del lavoro, che Uil Trasporti non ha sottoscritto, alla domanda se li convocherà per risolvere l’impasse, Lupi, ha risposto: “Per ora no, auspico che si mettano d’accordo tra di loro”.

Poco prima di lui sul tema era intervenuto Giovanni Castellucci l’amministratore delegato di Atlantia, azionista sia di Alitalia che degli Aeroporti di Roma. “Si sta giocando con il tempo e con il fuoco e che il tempo sia scaduto è ormai noto. Il tema – ha detto – non è quanto si sia vicini ad una soluzione. Si sta giocando con il tempo e con il fuoco ed è indispensabile che ci sia un’accelerazione non più evitabile”.

Per quanto riguarda invece l’intesa raggiunta da Poste e banche, secondo quanto riportato dal Messaggero, in cambio dell’apertura degli istituti a un trattamento di favore per il gruppo pubblico, Caio avrebbe concesso a Intesa SanPaolo e Unicredit priorità nel rimborso dal ricavato della vendita della compagnia, utilizzando il privilegio insito nelle nuove azioni dell’operazione da 250 milioni varata venerdì scorso. Oltre a un maggiore impegno economico rispetto ai 40 milioni pro quota inizialmente previsti. La prossima tappa ufficiale della vicenda è in calendario per venerdì quando si terrà il cda di Poste, dopo che quello di venerdì scorso è stato annullato, che dovrebbe sbloccare definitivamente il negoziato con Etihad.  

“La struttura è stata definita in tutte le sue principali caratteristiche e, come sempre nella definizione di questo tipo di accordi, vanno ora messi a punto i dettagli tecnici per renderla esecutiva – hanno commentato le Poste  – Abbiamo lavorato, nelle ultime settimane, sempre con grande spirito di collaborazione, per trovare una soluzione che sia in linea e soddisfi le logiche industriali di Poste Italiane azienda pubblica”. Meno ottimista Etihad che non dà nulla per scontato facendo sapere che la compagnia “continua a lavorare con Alitalia al fine di risolvere le questioni aperte relative a un possibile investimento in Alitalia”. Dietro i riflettori ad Abu Dhabi sarebbe cresciuto nelle ultime ore un certo malumore di fronte alle frenate, le rotture e le complicazioni che hanno movimentato le trattative sia sul fronte sindacale che su quello tra gli azionisti. Alcune indiscrezioni avevano addirittura parlato di una lettera che Etihad avrebbe messo a punto, senza però inviarla, per chiedere ai partner italiani di fare meno confusione, puntando il dito in particolare contro Poste e sindacati. “Il sindacato è stato usato come alibi per coprire i conflitti tra gli azionisti”, dice dal canto suo il segretario generale della Uil Luigi Angeletti. “Se hanno fatto l’accordo tra azionisti, l’accordo con Etihad è fatto”, sottolinea Angeletti ribadendo che il sindacato è sempre stato “favorevolissimo all’accordo con Etihad”. 

Accordo tra azionisti si, ma non tutti. La società G&C Holding, azionista di Alitalia con l’1,24% è infatti pronta ad impugnare l’assemblea del 25 luglio scorso, in quanto “riteniamo che ci siano vari profili di irregolarità delle operazioni prospettate e delle modalità in cui si è svolta”, e a richiedere una sospensiva degli effetti delle delibere. Lo ha annunciato Cosimo Carbonelli D’Agelo, cui fa capo la holding e che è stato il solo azionista ad aver votato contro l’aumento di capitale da 250 milioni (Toto si è astenuto), sarebbe anche pronto ad investire in proporzione alla propria quota (circa 3 milioni), ma solo in un’Alitalia “ben gestita e sulla base di conoscenze di cui sono stati informati solamente alcuni azionisti e non l’intera compagine”. “Ho sempre creduto che un’Alitalia ben gestita possa essere un buon investimento – afferma Carbonelli – ma il comportamento della banca che, tramite le sue espressioni di vertice, è stata l’amministratore di fatto di Alitalia, insieme ai gestori di Alitalia, hanno creato i presupposti per il fallimento del progetto industriale della compagnia di bandiera”.