Non si ferma il massacro in Medio Oriente. La tregua informale non ha tenuto: Hamas ha continuato a sparare razzi verso Israele e l’esercito di Gerusalemme ha risposto riprendendo i raid. Almeno 7 bambini palestinesi sono rimasti uccisi nel campo profughi di Shati, a nord di Gaza, secondo quanto riportano fonti palestinesi. In apparenza i bambini sono stati colpiti da un razzo mentre giocavano nei pressi della spiaggia di Shati, nella via Nasser. Secondo l’agenzia Maan, poi, uno shell dell’Israel Defense Force ha centrato un ambulatorio nelle immediate vicinanze dell’ospedale Shifa, il principale di Gaza. Colpito anche un parco giochi nelle vicinanze. Secondo Ayman Sahabani, capo del pronto soccorso della struttura, sono almeno 10 le persone uccise, tra cui bambini, e 46 quelle ferite nelle esplosioni: “I bimbi stavano giocando sull’altalena“. Israele nega: secondo la radio militare, né l’aviazione né l’artiglieria lo hanno preso di mira. L’emittente ipotizza che l’esplosione sia stata provocata dalla caduta di un razzo sparato da Hamas. I numero delle vittime aumenta anche sul fronte opposto: il portavoce militare israeliano ha annunciato che 5 soldati sono stati uccisi nei combattimenti. Uno di questi nel sud della Striscia, mentre gli altri quattro sono stati uccisi da un colpo di mortaio lungo la frontiera con Gaza. Il totale dei soldati morti sale a così a 48. 

Netanyahu: “Non c’è guerra più giusta di questa”
“Nessuna guerra è più giusta di questa. Dobbiamo essere pronti per una lunga operazione fino a che la nostra missione non sia completata”. Lo ha detto il premier Benyamin Netanyahu in una conferenza stampa . “Non è possibile che i civili israeliani vivano sotto la minaccia dei tunnel e dei razzi”, ha aggiunto. “Non esiteremo ad estendere le operazioni del nostro esercito a Gaza – gli ha fatto eco il ministro della Difesa israeliano, Moshe Ya’alon – la campagna potrebbe protrarsi ancora lunghi giorni”.

Ban Ki-moon: “In nome dell’umanità, basta violenze”
Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha chiesto ancora una volta un immediato stop alle violenze a Gaza, affermando che la Striscia è in “condizioni critiche”. “In nome dell’umanità, la violenza deve finire”, ha detto Ban parlando con i giornalisti al Palazzo di Vetro, come riporta la Bbc. In precedenza il Consiglio di Sicurezza dell’Onu aveva chiesto la fine immediata dei combattimenti, per consentire la consegna degli aiuti umanitari ai palestinesi, stremati da oltre venti giorni di bombardamenti. Una richiesta che arriva poco dopo la telefonata tra Barack Obama e Benjamin Netanyahu in cui il presidente degli Stati Uniti ha sottolineato la necessità di una “tregua immediata e incondizionata”. Dura la risposta di Gerusalemme: “La risoluzione dell’Onu non tiene conto della sicurezza di Israele”, ha detto Benyamin Netanyahu in una telefonata con Ban Ki-moon.

Le Nazioni Unite: “Rispetto per le infrastrutture umanitarie”. L’organismo Onu ha inoltre chiesto alle parti di concordare “un cessate il fuco duraturo e pienamente rispettato”. Nei giorni scorsi le tregue erano state più volte violate. “Il Consiglio di Sicurezza – si legge nel documento non vincolante prodotto alla fine della riunione d’urgenza a New York – esprime forte sostegno per l’appello dei partner internazionali e del Segretario Generale delle Nazioni Unite per un cessate il fuoco umanitario immediato e senza condizioni, che permetta di fornire l’assistenza di cui c’è urgente bisogno”. Il Consiglio di Sicurezza sottolinea inoltre la necessità che il cessate il fuoco sia rispettato nel corso della festività islamica dell’Eid al-Fitr (che comincia oggi), e nei giorni successivi e chiede a tutte le parti di rispettare le infrastrutture umanitarie nella regione, comprese quelle delle Nazioni Unite. Solo quattro giorni fa una scuola dell’Agenzia per i rifugiati era stata colpita: trai 17 morti c’erano anche 11 bambini. E anche domenica un colpo di artiglieria si è abbattuto sul quartier generale delle Nazioni Unite.

Due morti a Jabalya, uno è un bimbo di 4 anni
Un bambino palestinese è stato ucciso da un colpo di artiglieria israeliano nelle vicinanze del campo profughi di Jabalya, a nord di Gaza. Lo afferma l’agenzia di stampa palestinese Maan, che identifica il bambino in Jibril Jnaid, di 4 anni, residente nel settore orientale di Jabalya. Nelle vicinanze è morto anche il 22enne Mohammad Abu Luz. In precedenza nel nord della Striscia di Gaza si erano verificati diversi episodi di violenza. Da quella zona miliziani palestinesi hanno sparato verso Israele quattro razzi che, secondo radio Gerusalemme, sono caduti all’interno della Striscia. Il braccio armato di Hamas ha anche affermato di aver sparato colpi di mortaio da Jabalya verso postazioni dell’esercito israeliano “in reazione – afferma un comunicato – alle loro infrazioni del cessate-il-fuoco”. Altri 3 palestinesi sarebbero stati uccisi durante un bombardamento avvenuto ad el-Bureij, nel settore centrale della Striscia. Sono 1.032 i palestinesi morti dall’inizio dell’offensiva di Tel Aviv.

Israele, 5 uomini armati attaccano dai tunnel
Cinque militanti di Hamas si sono infiltrati all’interno di Israele e hanno aperto il fuoco sulle truppe israeliane, causando numerose perdite. Lo riporta il sito internet del quotidiano israeliano Haaretz, aggiungendo che i soldati hanno risposto al fuoco e che probabilmente i militanti sono riusciti a ritirarsi e a tornare nella Striscia di Gaza. Peter Lerner, portavoce delle forze armate israeliane, ha scritto su Twitter che i militanti sono entrati in Israele tramite uno dei tunnel scavati dai militanti. L’esercito israeliano sta continuando l’opera di ricerca e distruzione delle gallerie. Israele ha colpito “solamente una frazione” dei tunnel di Hamas, ha detto il portavoce del movimento, Mushir al-Masri: “Ne costruiremo altri”.

Risoluzione non vincolante delude palestinesi e israeliani
La mancata approvazione da parte del Consiglio di Sicurezza dell’Onu di un documento vincolante su Gaza delude però il rappresentante palestinese alle Nazioni Unite, Riyad Mansour. “Quello che vediamo dopo 20 giorni – ha detto Mansour, citato dall’agenzia Dpa – è una dichiarazione, che non è una risoluzione. Avrebbero dovuto adottare una risoluzione già da diverso tempo, per condannare questa aggressione e chiedere che sia fermata immediatamente”. Presso le Nazioni Unite, l’Autorità nazionale palestinese (Anp) ha un seggio da osservatore. Si è detto deluso, seppure per motivi diversi, anche Ron Prosor, ambasciatore israeliano alle Nazioni Unite, che ha rimarcato come la decisione non contenga alcun riferimento al “gruppo terroristico” Hamas. “Abbiamo fatto tutto il possibile – ha affermato, citato dall’agenzia Dpa – per evitare questo conflitto, ma Hamas si è rifiutato di fermare i suoi attacchi”.

Renzi a colloquio con Obama e Merkel
La situazione in Medio Oriente è stato il tema di una conference call tra il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il premier britannico David Cameron, il presidente francese François Hollande e il premier italiano Matteo Renzi. Al centro del colloquio i temi dell’Ucraina e della crisi in Libia.