Il Tar di Palermo ha reintegrato in polizia Gioacchino Genchi, vicequestore e consulente informatico di diverse Procure. I giudici amministrativi hanno annullato i provvedimenti con i quali il ministero dell’Interno aveva in un primo momento disposto la sospensione temporanea dal servizio di Genchi e poi deciso la sanzione della destituzione dal corpo della polizia di Stato.

Secondo il collegio, le dichiarazioni fatte da Genchi e i comportamenti messi in atto dal vicequestore, finito nella bufera per interviste e dichiarazioni rese, non sarebbero di gravità tale da meritare un provvedimento disciplinare. La destituzione, dunque, – a dire del Tar – avrebbe violato il principio della proporzionalità.

Al centro di forti polemiche per la sua attività di consulente informatico, esperto nell’analisi dei dati telefonici, Genchi venne denunciato da Silvio Berlusconi che lo ritenne tra i responsabili di quello che definì “uno dei più gravi scandali della Repubblica”: l’archivio sui tabulati acquisiti dal vicequestore per disposizione dei magistrati. L’archivio, che gli era stato sequestrato, gli fu restituito.

È invece ancora in corso il processo collegato all’inchiesta “Why not, in cui Genchi è imputato con il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, all’epoca sostituto procuratore a Catanzaro. Per Genchi la procura ha chiesto la condanna a un anno e sei mesi, mentre per de Magistris è stata chiesta l’assoluzione. I due sono accusati di avere acquisito tabulati telefonici riconducibili a parlamentari senza che fosse stata interpellata per la necessaria autorizzazione la Camera di appartenenza.

Dopo la destituzione l’ex poliziotto è tornato a fare l’avvocato, sua vecchia professione. “Per me – disse – non cambia nulla. Continuerò a servire la giustizia e la ricerca della verità con lo stesso spirito con cui per oltre 20 anni ho lavorato a fianco di giudici e pubblici ministeri”. Il primo provvedimento disciplinare nei confronti dell’esperto informatico venne preso perché era stato ritenuto responsabile di aver pubblicato il 19 marzo 2009, sulle pagine web di un blog da lui creato e denominato “Legittima difesa”, un “dialogo” intercorso su Facebook con il giornalista del settimanale “Panorama” Gianluigi Nuzzi (ora a Mediaset, ndr), in merito a vicende personali che lo hanno visto coinvolto. Altri due provvedimenti derivavano da dichiarazioni e interviste rilasciate. Per i giudici palermitani “l’amministrazione ha mostrato una eccezionale pervicacia a procedere disciplinarmente nei confronti del proprio dipendente, facendo seguire con una scansione logica precisa gli atti (ivi compresi il primo provvedimento cautelare adottato sine die e le diffide) utili ad addivenire alla irrogazione delle sanzioni, le quali poi hanno costituito la base per il successivo provvedimento di destituzione, al quale sembra invero essere stata preordinata l’intera azione amministrativa”.