Nessuna modifica alla contestata norma che reintroduce la possibilità per le banche di calcolare gli interessi sugli interessi (anatocismo) a debito dei correntisti in rosso. L’obbligo, per chi superi il 20% del capitale in una grande azienda che non abbia altri azionisti forti, di lanciare un’offerta pubblica di acquisto. Il pagamento di 535 milioni di crediti vantati da Poste Italiane (utilizzando anche 120 milioni arrivati allo Stato da Mps a titolo di rimborso dei Monti bond). Più opzioni di scelta per i proprietari di grandi impianti fotovoltaici a cui vengono ridotti gli incentivi. Sono i principali contenuti – più la significativa “omissione” sull’anatocismo – dei 19 emendamenti al Decreto competitività presentati nella notte tra martedì e mercoledì dai relatori, il senatore Massimo Mucchetti del Pd e Giuseppe Marinello di Ncd. Il pacchetto, anticipato dall’agenzia Public Policy, è ora all’esame delle commissioni Industria e Ambiente del Senato, che voteranno a oltranza a partire dalle 14 con l’obiettivo di arrivare al via libera al più tardi giovedì mattina. Giovedì pomeriggio, infatti, il testo è atteso in Aula, dove si profila l’ipotesi del voto di fiducia. 

Sull’anatocismo “molte proposte” – Nessuna richiesta di modifiche, dunque, sulla capitalizzazione degli interessi o anatocismo, pure oggetto di rilievi da parte dello stesso viceministro all’Economia Enrico Morando e della Commissione Bilancio di Palazzo Madama. Ma Marinello ha fatto sapere che sulla questione ci sono molte proposte dei senatori che saranno esaminate nelle commissioni.

Per prendere il controllo delle grandi aziende offerta pubblica obbligatoria quando si supera il 20% – La soglia dell’offerta pubblica di acquisto, l’iter necessario per prendere il controllo di una società, scende anche al 20% per società diverse dalle piccole e medie imprese (pmi), se nessun altro è in possesso di una percentuale superiore. Si tratta del resto di uno dei cavalli di battaglia del senatore ed ex vicedirettore del Corriere della Sera Mucchetti, che già l’anno scorso aveva presentato una mozione che impegnava il governo a modificare la soglia. Con l’obiettivo di obbligare l’acquirente a remunerare anche i piccoli azionisti e non solo i precedenti soci di controllo. Nelle società diverse dalle pmi, si legge, l’opa è “promossa anche da chiunque, a seguito di acquisti, venga a detenere una partecipazione superiore alla soglia del 20%” se nessun altro ha una partecipazione più alta.

Più opzioni per i produttori di energia da rinnovabili – I produttori di energia elettrica da impianti solari fotovoltaici che godono di incentivi potranno, invece che subire la loro rimodulazione su 24 anni come previsto ora, chiedere che siano spalmati su 20 anni con riduzioni a scaglioni in base alla grandezza dell’impianto (6% per gli impianti di potenza tra 100 Kw e 500 Kw, 8% tra 500 e 900 Kw e 10% sopra i 900 Kw). O, terza opzione, rimodularli sempre su 20 anni ma “prevedendo un primo periodo di fruizione di un incentivo ridotto rispetto all’attuale e un secondo periodo di fruizione di un incentivo incrementato in ugual misura”.

Via libera a cessione di parte degli incentivi a operatori finanziari In più arriva la possibilità di cedere una quota dell’incentivo, fino a un massimo dell’80%, “ad un acquirente selezionato tra i primari operatori finanziari europei”. L’emendamento stabilisce che “l’acquirente selezionato subentra ai soggetti beneficiari nei diritti a percepire gli incentivi pluriennali dal” Gestore dei servizi energetici (Gse). L’Autorità per l’energia elettrica e il gas (Aeeg) potrà però “esercitare annualmente l’opzione di acquisire tali diritti a fronte della corresponsione di un importo pari alla rata annuale costante corrispondente all’ammortamento finanziario del costo sostenuto per l’acquisto dei diritti di un arco temporale analogo a quello riconosciuto per la percezione degli incentivi”. Entro tre mesi poi l’Authority dovrà stabilire le modalità per individuare l’acquirente delle quote e “stabilire l’importo minimo, non inferiore a 30 miliardi di euro, che l’acquirente rende disponibile per l’acquisto delle quote di incentivi”. Si prevede inoltre che l’eventuale differenza tra il costo annuale degli incentivi ceduti e la quota annua dovrà essere utilizzata per ridurre la componente A3 della bolletta. Che pesa per quasi un quinto del costo mensile pagato dagli utenti

Poste Italiane passa all’incasso – Il gruppo Poste Italiane incasserà crediti vantati dallo Stato per 535 milioni di euro, in risposta alla sentenza del Tribunale dell’Unione europea del 13 settembre 2013. Nell’emendamento si prevede che per la copertura vengano utilizzati 410 milioni di euro presi dal fondo per il pagamenti dei debiti della pubblica amministrazione e degli enti locali e 125 milioni dai proventi dei Monti bond emessi dal Monte dei Paschi di Siena e recentemente rimborsati per la maggior parte.