Il “taglia-bollette” esce notevolmente ridimensionato dalla lunga e faticosa trattativa con i produttori di energia da fonti rinnovabili. Alla fine il governo riduce i costi dell’elettricità per le piccole e medie imprese (Pmi) di 800 milioni di euro, quasi la metà del miliardo e mezzo annunciato da Matteo Renzi venerdì 13 giugno, dopo il varo del decreto legge in Consiglio dei ministri. Il discusso taglio del 10% della bolletta (1,5 miliardi l’anno, per l’appunto), dovrebbe invece arrivare “a regime nel 2015”, con nuovi “atti normativi e di indirizzo”. Quindi ancora da mettere nero su bianco. L’ammissione è arrivata oggi dal ministro dello Sviluppo, Federica Guidi, che ha presentato il decreto assieme al titolare dell’Economia, Pier Carlo Padoan.

Per il resto il governo conferma l’impianto delle misure circolate in questi giorni: i titolari di grandi impianti fotovoltaici, oltre 200 kw, potranno scegliere tra un’erogazione dell’incentivo su 24 anni invece che su 20 (si riceve meno ma per più anni, il cosiddetto “spalma-incentivi”) oppure un taglio secco del sussidio. L’obiettivo, dice la Guidi, è “togliere a chi ha avuto troppo per restituire a chi ha pagato di più” ed “eliminare le rendite, tagliando i sussidi alle fonti fossili e rimodulando gli incentivi alle fonti rinnovabili”. I produttori colpiti sono 8.600 su 200mila, “il 4% del fotovoltaico italiano che percepisce però il 60% degli incentivi”.

Brutte notizie anche per Rete ferroviaria italiana (Rfi), società del gruppo Ferrovie dello Stato: sui servizi resi a condizioni di mercato, come l’alta velocità e il trasporto merci, non si vedrà più riconoscere sconti sul prezzo dell’energia. Sosterranno meno oneri, invece, 710mila Pmi che pagano l’energia “un terzo in più della media europea”. Gli effetti si vedranno “anche per le famiglie”, dicono le slide del ministero, senza però spiegare come. Inoltre, sono previste semplificazioni a favore dei piccoli produttori, come l’introduzione di un modello unico per le comunicazioni, la riduzione dei documenti da presentare alle amministrazioni competenti, la liberalizzazione degli impianti sui tetti di edifici. Nonostante il ridimensionamento del testo, Assorinnovabili rimane sul piede di guerra: “La nostra posizione resta esattamente quella dei giorni precedenti. Il problema non è la cifra in sé ma il metodo. Si continua a parlare di spalma-incentivi, che per noi è incostituzionale”, dice l’ufficio stampa dell’associazione contattato da ilfattoquotidiano.it.

Al di là del “taglia-bollette”, il decreto prevede incentivi per la quotazione in Borsa delle pmi e il rafforzamento dell’Ace, l’Aiuto alla crescita economica che detassa gli aumenti di capitale e gli utili reinvestiti. Altre misure facilitano l’emissione di obbligazioni e consentono a compagnie di assicurazioni e società di cartolarizzazione di concedere credito. Le imprese dovrebbero così essere meno dipendenti dai prestiti bancari. “Il complesso di queste misure dovrebbe far crescere di almeno 20 miliardi il volume di finanziamenti disponibili per le Pmi”, arriva a scrivere il ministero dello Sviluppo sulla home page del proprio sito. Padoan è molto più prudente: “Ci aspettiamo un’accelerazione della crescita nei prossimi trimestri con una maggiore capitalizzazione delle imprese e un aumento dello spettro delle possibili fonti di finanziamento, questo comporterà un beneficio permanente per l’economia”.