Il primo film di Zoro, l’accoppiata Olivier Gourmet/Valeria Bruni Tedeschi e gli esordi al femminile che arrivano da Vietnam e Palestina. Queste alcune delle prime istantanee della 29esima edizione della Settimana Internazionale della Critica che appariranno sugli schermi del Festival di Venezia 2014 dal 27 agosto al 6 settembre prossimi. Sette film prime mondiali in Concorso e due prime internazionali come Eventi Speciali Fuori Concorso per la selezione voluta dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici (Sncci) che premia la miglior opera prima.

Ad aprire il programma Sic 2014, Fuori Concorso, sarà Melbourne, produzione iraniana, diretta dal regista Nima Javidi ed interpretata, tra gli altri, dal protagonista di Una separazione, Peyman Maadi. Dialogo fitto a due, per una coppia in procinto di partire per l’Australia, bloccata da un imprevisto che fa scivolare il film in un thriller innervato di menzogne e sensi di colpa. Secondo titolo, questa volta in Concorso, è un documentario, perlopiù italiano, dello stesso produttore – Igor Princic – del pluripremiato e amato, proprio dalle parti della Sic 2013, Zoran – Il Mio nipote scemo.

Il goriziano Ivan Gergolet, 37 anni, laurea Dams a Bologna, ha fotografato e diretto Dancing with Maria, racconto di una donna eccezionale, Maria Fux, energica e passionale danzatrice ultra-novantenne che a Buenos Aires è diventata un’istituzione con la sua scuola di danza-terapia dedicata principalmente a persone con deficit motori e mentali. Sempre in Concorso, il primo lungo di finzione del francese Stephane Demoustier, intitolato Terre battue. Chiaro il riferimento tennistico, ancor più chiaro in terra di Roland Garros dove lo stesso Demoustier ha già girato un documentario –   – sulla vita sportiva di tre ragazzini che gareggiano ai campionati giovanili di tennis.

Nel film di finzione Diego, il bimbo giovane promessa del tennis, è figlio di Jerome (Olivier Gourmet), che si è appena dimesso da dirigente di una grande azienda per mettersi in proprio, e sua moglie Laura (Valeria Bruna Tedeschi). In mezzo ad una crisi economica galoppante e a legittime aspirazioni di affermazione e successo personale il piano inclinato degli equilibri familiari rischia di saltare. Di tutto rilievo anche i due debutti al femminile della Sic 2014: Flapping in the Middle of Nowhere della regista vietnamita Nguyen Hoang Diep e Villa Touma della palestinese Suha Arraf. Film choc, il primo, con una lunga produzione di tre anni, bilanciato tra melodramma e horror, tutto incentrato sull’intento ad abortire di una giovanissima ragazza che vive ai margini della società prostituendosi tra un fidanzato delinquente, un trans che l’aiuta nell’intento, e un cliente ricco ossessionato dai feti e dal sesso. La Arraf, invece, già sceneggiatrice de La sposa siriana e Il giardino dei limoni, esordisce nella regia con un’opera che mette in scena la resistenza al cambiamento sociale di quattro donne: ultime esponenti di una dinastia aristocratica cristiana di Ramallah, vivono rinchiuse nella loro villa, in un tempo rivolto al passato, apparentemente non toccate dalla quotidianità della Palestina assediata.

In chiusura e Fuori Concorso, arriva Diego Bianchi, alias Zoro, che dopo la carta stampata, il web e la tv ci prova con l’opera prima cinematografica. Arance e Martello: un film ‘storico’, in ‘costume’, ambientato nella calda estate del 2011 nel pieno del potere berlusconiano. La vita di un tranquillo e ordinario mercato rionale romano a San Giovanni è stravolta dalla notizia della sua chiusura da parte del Comune. L’unica realtà politica a cui rivolgersi è una sezione del Pd, separata dal mercato e dal mondo da un muro di cemento eretto per permettere i lavori della metropolitana. Da quel momento si vivrà una giornata unica, paradossale, comica e drammatica, nel quale tutto si consuma e tutto diventa paradigma satirico della storia recente dell’Italia.

Anche se il titolo che dovrebbe spezzare il cuore dei cinefili veneziani pare sia Zerrumpelt Herz (nella foto), saggio di diploma di Timm Kröger un ragazzo di 29 anni, ambientato negli anni ’20 in una casa in mezzo ad una foresta nordica: “Opera espressivamente matura e rigorosa di un talento registico non comune”, chiosa il delegato generale della Sic, Francesco Di Pace, “che dice molto su come si insegna cinema in alcune realtà al di fuori dei nostri confini. Una sicura scoperta del programma”.