Silvio Berlusconi agita lo spauracchio dei “probiviri” nei confronti di chi porterebbe cattiva pubblicità a Forza Italia mettendosi di traverso al patto del Nazareno. Ma i “dissidenti” forzisti e del gruppo Gal non sembrano fare un plissé: hanno presentato un migliaio di emendamenti al testo del governo sulle riforme istituzionali che accoglie i contenuti del patto del Nazareno. Il solo Augusto Minzolini, capofila di coloro che tra i berlusconiani vogliono un Senato elettivo, ha presentato 34 emendamenti. In tutto le proposte di modifica sono oltre 7mila, 6mila dei quali sono stati presentati da Sinistra ecologia e Libertà. Altri 200 sono invece gli emendamenti del Movimento Cinque Stelle. Entrambi i gruppi parlamentari sono stati protagonisti di manovre di “ostruzionismo” in commissione Affari costituzionali. Il M5S chiede tra l’altro di introdurre l’elezione diretta dei senatori, di ridurre del 50% il numero dei deputati e dei senatori e dimezzare le loro indennità. Propone poi di rafforzare gli strumenti di democrazia diretta con referendum propositivi e abrogativi senza quorum. Tra gli emendamenti, anche uno per introdurre lo strumento del “recall”, con cui i cittadini possono togliere la fiducia ai singoli parlamentari. 

Per quanto riguarda i 16 senatori del Pd “dissidenti”, invece, hanno presentato circa 55 emendamenti che rilanciano le battaglie condotte in Commissione, come l’elezione diretta del Senato e sue maggiori competenze, come ha spiegato all’Ansa Felice Casson. I 16 democratici avevano presentato in Commissione 13 emendamenti che, grazie ad una tecnica parlamentare, sono stati aumentati a 55. L’emendamento che proponeva di affidare al Senato una serie di competenze legislative, “è stato spacchettato in diversi emendamenti, ognuno dei quali propone una singola competenza”. Ad esempio, ha spiegato Casson, “c’è un emendamento sulle libertà personali, uno sulla libertà di stampa, un altro sulla libertà di religione, e così via”. Ci sono anche emendamenti sull’immunità, e sul taglio dei numero dei deputati. Un’altra novità riguarda il primo firmatario: non è sempre Vannino Chiti, come in commissione, ma a ciascuno dei 16 ne è stato affidato qualcuno, in modo che lo possa illustrare in Aula.

Forza Italia e Pd  – i principali contraenti dell’intesa sulle riforme – hanno presentato in tutto 63 emendamenti (15 più 48). Le proposte di modifica di Fi, ha spiegato il capogruppo Paolo Romani, mirano a “precisare meglio” alcuni punti del testo e non propongono “cambiamenti rilevanti”. I democratici invece rilanciano tra l’altro il referendum propositivo: se la Camera non esamina un ddl di iniziativa popolare entro un anno, allora su quel testo si deve tenere un referendum propositivo. L’emendamento prevede che in caso di inazione della Camera si possano raccogliere ulteriori firme rispetto alle 250mila del disegno di legge popolare per arrivare a 800mila e a quel punto si pronuncia l’elettorato.  

Stesso tema è ripreso da uno degli emendamenti della Lega Nord che ha presentato 100 emendamenti “per far sì che una riforma oggi farsa, diventi vero cambiamento del sistema Paese con tangibili effetti diretti e positivi per la vita di cittadini e imprese” come dice il capogruppo Gian Marco Centinaio. La proposta di modifica del Carroccio chiede che siano sottoponibili a referendum anche i Trattati internazionali e quelli comunitari. Diversi altri emendamenti vanno sotto il capitolo “meno Europa”, come quello che chiede di escludere Comuni e Regioni dal patto di stabilità interno. Per quanto riguarda il Titolo V, cioè il federalismo, le proposte del Carroccio riportano in capo alle Regioni una serie di competenze legislative esclusive. Infine la Lega chiede di tagliare il numero dei deputati.

Il gruppo del Nuovo Centrodestra ha depositato in Aula 14 emendamenti al ddl costituzionale di riforma del Senato e del titolo V. Secondo quanto si apprende da fonti di Palazzo Madama, tra i temi delle proposte di modifica di Ncd ci sono le competenze del Senato sulle leggi di bilancio, i limiti alle società partecipate dallo Stato, la ripartizione delle competenze tra Stato e Regioni, il commissariamento degli enti in grave dissesto e la richiesta di un referendum confermativo della riforma anche in caso di voto a maggioranza di due terzi. Tra i 14 emendamenti proposti da Ncd al ddl sulle riforme, manca quello sull’elezione diretta del Senato. Per gli “alfaniani” quest’ultima, si apprende, avrebbe rappresentato “una opzione ottimale” ma l’accordo raggiunto in Commissione viene giudicato “una buona mediazione”.