E’ fuor di dubbio che nella vicenda degli aumenti tariffari del c.d. equo compenso per copia privata, appena disposti dal Ministro Franceschini, la SIAE abbia avuto un ruolo determinante, probabilmente – ma questo saranno i Giudici a dirlo – oltre il lecito.

Basti pensare a quanto accaduto all’origine di questa brutta storia italiana, quando il Ministro dei beni e delle attività culturali – all’epoca Massimo Bray – ha chiesto al Comitato permanente per il diritto d’autore un parere sull’aggiornamento delle tariffe per l’equo compenso ed il Comitato – un organismo consultivo del Ministro, composto da fior di esperti ed addetti ai lavori – anziché elaborare di proprio pugno il parere, ha ritenuto naturale “inoltrare” la richiesta del Ministro, direttamente alla SIAE, ignorando la circostanza che quest’ultima, più sono alte le tariffe dell’equo compenso più incassa e più guadagna e che, dunque, non è esattamente un esperto indipendente al quale chiedere indicazioni e pareri.

E’ per questo – e per molto altro, incluso il fatto che la prima bozza del decreto firmato da Dario Franceschini lo scorso 20 giugno è arrivata al Ministero su carta intestata della Direzione Generale della SIAE – che per potersi fare un’idea obiettiva, completa e trasparente sui contorni di quello che, ogni giorno che passa, assume di più le sembianze di un autentico scandalo destinato a rendere i cittadini italiani più poveri di oltre 150 milioni di euro all’anno, è indispensabile acquisire talune informazioni che, tuttavia, sin qui la SIAE, pur continuando a professare la volontà di essere assolutamente trasparente, si è ben guardata dal pubblicare e diffondere.

Ecco 10 domande, le cui risposte consentirebbero a tanti di capire di più di questa vicenda:

1. Quanti milioni di euro SIAE stima di trattenere per sé, a titolo di “rimborso dei costi di gestione”, ogni anno, sugli oltre 150 milioni di euro che incasserà a titolo di equo compenso per copia privata?

2. Tale importo – che nel 2012 è stato pari ad oltre 4,7 milioni di euro su circa 67 milioni di euro complessivamente incassati a titolo di equo compenso per copia privata – è determinato in modo forfettario o in termini percentuali sull’ammontare complessivo dei diritti raccolti?

3. Chi ha quantificato il “costo di gestione” del riparto dell’equo compenso per copia privata incassato nel 2012, in oltre 4,7 milioni di euro? E chi provvederà a quantificarlo per il 2013 e per gli anni a venire?

4. Quali sono le modalità ed i parametri attraverso i quali la SIAE stabilisce che per incassare e ripartire circa 67 milioni di euro – come avvenuto nel 2012 – sono necessari 4,7 milioni di euro?

5. Come viene ripartita, tra gli associati ed i mandanti della SIAE, la quota di propria competenza dell’equo compenso per copia privata, quota che nel solo 2012 è stata pari ad oltre 23 milioni di euro? Quanto di tale importo è andato ad autori under 30 anni? Quanto ha incassato, a solo titolo di equo compenso per copia privata l’attuale Presidente della SIAE Gino Paoli?

6. Nella relazione sulla trasparenza, relativa all’esercizio 2013, appena pubblicata sul sito della SIAE, si legge che la società, alla chiusura dell’esercizio, aveva in cassa oltre 151 milioni di euro ancora da ripartire a titolo di equo compenso per copia privata. Considerato che tra il 2012 ed il 2013, la SIAE ha incassato a titolo di equo compenso per copia privata importi compresi tra i 60 ed i 70 milioni di euro all’anno, sorge il sospetto che l’importo in giacenza sia formato per effetto di ritardi pluri-annuali nel riparto delle somme incassate. Quanto impiega la SIAE a ripartire, tra gli aventi diritto gli importi incassati a titolo di equo compenso, ogni anno?

7. La SIAE ricava, ogni anno, grazie ai ritardi – fisiologici o patologici che siano – nel riparto degli importi incassati, oltre 30 milioni di euro di proventi finanziari. A quanto ammontano i proventi finanziari che la SIAE ha ricavato nel 2013 in relazione alle somme incassate a  titolo di equo compenso per copia privata? A quanto si stima ammonteranno tali proventi finanziari se la SIAE incassasse – come avverrà – oltre 150 milioni di euro all’anno a titolo di equo compenso per copia privata?

8. A quanto ammonta l’importo che alla fine del 2013 – o dell’ultimo esercizio disponibile – la SIAE ha rimborsato agli acquirenti professionali di supporti e dispositivi gravati, alla fonte, da equo compenso per copia privata?

9. A quanto ammonta l’importo complessivamente rimborsato, a tale titolo, alle pubbliche amministrazioni italiane?

10. Quali sono le convenzioni per l’esenzione dall’obbligo di pagamento dell’equo compenso per copia privata, sin qui firmate dalla SIAE in conformità a quanto previsto dalla Legge?

“La nuova SIAE è una casa di vetro” ha scritto Gino Paoli, Presidente della SIAE in una bella lettera di qualche tempo fa, all’allora Ministro dei beni e delle attività culturali, Massimo Bray. Ora è il momento di dimostrare che oltre a scrivere belle parole ed a saperle interpretare, il Maestro è anche capace di garantire per davvero la trasparenza promessa.

Gaetano Blandini, Direttore Generale della SIAE, fino a qualche settimana addietro, si è mostrato straordinariamente aperto al dialogo ed al confronto, replicando – quasi in tempo reale – ad ogni post, articolo o contributo sull’argomento. E’ però poi accaduto che, davanti a tre semplici domande, abbia preferito declinare l’invito a rispondere.

Questa è, probabilmente, una buona occasione per dimostrare che la SIAE non ha paura di confrontarsi – numeri alla mano – con chi vuole capire. Difficile credere che, qualcuno, da Viale della Letteratura – sede storica della SIAE – riterrà di rispondere, ma essere smentiti sarebbe bello, importante ed utile.

Guai, poi, a dimenticare che il Ministro Dario Franceschini ha la vigilanza sulla SIAE e, dunque, ben potrebbe inoltrare queste domande – o quelle che riterrà – in viale della Letteratura tanto per capire che fine faranno gli oltre 150 milioni di euro che, grazie al suo decreto, SIAE incasserà ogni anno, per i prossimi tre anni.

Nota di trasparenza: L’autore assisterà Altroconsumo nell’impugnazione del Decreto sulla Copia privata