Vi invito a prendere a schiaffi il giornalista che è in fondo alla chiesa”.Don Benedetto Rustico non ha dubbi e, piuttosto che dissociarsi da quell’inchino fatto dai fedeli davanti alla casa del boss di Oppido Mamertina, invita la comunità a prendersela con il giornalista del Fatto Quotidiano che sta cercando di fare il suo lavoro.

Scomunica agli ‘ndranghetisti? Niente affatto. Le parole di Papa Francesco contro i mafiosi, pronunciate solo due settimane fa proprio in Calabria, sono purtroppo cadute nel vuoto. La gente non è pronta a girare le spalle alla ‘ndrangheta. Quel gesto è carico di significati: sottomissione al potere (mafioso), riconoscimento agli ‘ndranghetisti e un profondo rispetto verso i boss locali. Le manifestazioni religiose diventano così il momento in cui sancire quel legame dei capobastone con la comunità. Quello di Oppido Mamertina non è un caso isolato. Si ricordano anche altri momenti religiosi importanti, in cui nei rituali religiosi si cela la presenza mafiosa. Come “l’affruntata nel periodo di Pasqua e altri inchini davanti alle case dei “padroni” della città, come a Seminara. Oppure il culto al santuario della Madonna dei Polsi, luogo che può essere indicato come la Capitale della ‘ndrangheta.

E i cittadini a Oppido hanno omaggiato quel boss, Peppe Mazzagatti, condannato all’ergastolo per omicidio e associazione mafiosa. Mazzagatti è infatti ritenuto fra i principali protagonisti della faida degli anni ’90 che coinvolse le cosche di Oppido Mamertina. A 83 anni il boss si trova ai domiciliari per le sue condizioni di salute. E nonostante abbia seminato il terrore negli anni duri e sanguinosi della faida, la gente l’ha venerato, ancora una volta, come un dio. Per paura, per incapacità di ribellarsi o, semplicemente, in un clima di connivenza e sudditanza assoluta.

Ci sono stati anni migliori in Calabria. Erano anni in cui non si parlava così tanto di ‘ndrangheta e, nonostante ciò, uomini coraggiosi l’hanno contrastata mettendo la propria vita a rischio. Nel 1995 Salvatore Costantino, all’epoca sindaco di Seminara, sempre in provincia di Reggio Calabria, si tolse la fascia tricolore e abbandonò la processione quando si accorse che i portatori della Madonna si erano fermati davanti alla casa del boss per il famoso inchino. Lo seguirono la sua giunta e le forze dell’ordine presenti. Un senso diverso delle istituzioni rispetto ad oggi, momento storico in cui il fenomeno mafioso è amplificato ma spesso solo a livello mediatico. E al di là delle giustificazioni della giovane amministrazione di Oppido, bisogna prendere atto che questa non ha avuto il coraggio di seguire prontamente i carabinieri che si sono subito allontanati di fronte ad una scena del genere.

Le spiegazioni che arriveranno oggi non serviranno a sistemare le cose. Quello che è accaduto non si può cancellare. Il boss ha comunque avuto il suo momento di gloria e la città gli ha reso omaggio, con convinzione. Il messaggio del Papa dalla diocesi di Cassano allo Jonio non scuote dunque le coscienze, non arriva a tutta la gente e nemmeno a tutti gli uomini di chiesa. Oppido è anche sede vescovile e quello che è accaduto ci riporta molto indietro nella storia. Dove fede e ‘ndrangheta s’incontrano formando un binomio micidiale. A Papa Bergoglio il merito di avere sollevato n problema fondamentale. Forse per questo oggi tanto rumore intorno ad una notizia che, disgraziatamente, non è nuova alle cronache locali.