Il delfinario di Rimini riaprirà i battenti, a poco meno di un anno dal sequestro per maltrattamenti dei delfini ospitati dalla struttura di Lungomare Tintori. Questa volta, però, la nuova attrazione saranno i leoni marini. Sembrava una partita chiusa quella relativa al delfinario della capitale della Riviera, uno dei più vecchi d’Italia, dove fino a qualche mese fa vivevano e si esibivano 4 delfini che secondo il Cites e la procura del capoluogo sarebbero stati maltrattati per far divertire i bambini. Il ministero dell’Ambiente, con un decreto, non aveva ritenuto idoneo l’impianto alla concessione della licenza di giardino zoologico, disponendone di fatto la chiusura. Invece, ad assicurare il via libera per la stagione estiva 2014 – con tanto di inaugurazione il 5 luglio prossimo, in occasione della Notte Rosa – è il sindaco di Rimini Andrea Gnassi, che ha concesso alla proprietà della struttura l’autorizzazione “a esercitare l’attività temporanea di spettacolo viaggiante”.

Fino al 31 ottobre prossimo, quindi, l’impianto potrà riprendere gli spettacoli come “acquario”, scrive il Comune in una nota, “che rientra nella tipologia delle ‘medie attrazioni’, diversa per legge da quella di ‘giardino zoologico’”. Per quanto riguarda gli animali che si esibiranno nella vasca di Lungomare Tintori, niente delfini, solo otarie: una specie non protetta dalla convenzione Cites, la task force del corpo forestale dello Stato che 10 mesi fa, dopo un sopralluogo, aveva sanzionato la struttura riminese dando il via al sequestro dei delfini disposto poi dalla procura di Rimini, che secondo i veterinari e i funzionari del ministero dell’Ambiente, venivano mantenuti in cattività, sedati con tranquillanti, inseriti in vasche inadeguate e prive di protezione dal sole e dalla vista del pubblico. Quelle accuse la proprietà le aveva sempre respinte, dichiarando “che gli animali sono sempre stati trattati con la massima cura” e raccogliendo firme su firme per ricominciare gli spettacoli.

Una sconfitta per le associazioni animaliste Enpa, Lav e Marevivo, che mese dopo mese si erano battute perché la struttura rimanesse chiusa a tempo determinato, raccogliendo oltre 15.000 firme di cittadini contrari alla riapertura dell’impianto. E visto che il Comune non aveva concesso alla proprietà l’autorizzazione a costruire le due vasche necessarie per rendere a norma la struttura, sembrava che il destino del delfinario fosse segnato.

Fino a qualche settimana fa, almeno, quando su Lungomare Tintori è circolata la voce che il delfinario si stesse preparando ad accogliere nuove specie animali. Un nuovo inizio, contro cui gli animalisti si erano subito schierati: le proteste erano ripartite, e le associazioni avevano scritto una lettera al premier Matteo Renzi per chiedere al governo di scrivere l’epilogo sull’intera vicenda. “L’Italia – dicevano gli animalisti – non ha bisogno di queste prigioni per mammiferi. Tanti paesi, fra cui India, Slovenia, Croazia, hanno bandito circhi acquatici e delfinari dal loro territorio, e molti altri stanno approvando normative atte a proibire l’attendamento di circhi con animali, come Grecia, Danimarca, Austria, Ungheria, Repubblica Ceca. Adeguiamoci anche noi”.

Un appello che non era caduto nel vuoto, poiché era stato seguito dal decreto del ministero dell’Ambiente, e tuttavia l’ultima parola spettava alla giunta Gnassi, che però, acquisito il parere dell’Ausl, ha concesso il via libera alla proprietà del Delfinario. “E’ stata dura, ma ce l’abbiamo finalmente fatta – esulta Monica Fornari, titolare della società che gestisce l’impianto, che pure aveva raccolto migliaia di firme perché gli spettacoli ricominciassero – abbiamo tutte le autorizzazioni, da quelle del Comune, che devo riconoscere ha fatto un gran lavoro in questi giorni, alle altre necessarie per aprire”.

“Protesteremo nel giorno dell’inaugurazione di fronte al Delfinario per dire il nostro “no” alle esibizioni con animali e al raggiro con cui il Comune di Rimini ha autorizzato l’attività”, assicurano invece da Essere Animali. “Presenteremo una richiesta di accesso agli atti per sapere in base a quali principi sia stata concessa una simile autorizzazione al Delfinario di Rimini – annuncia anche Ilaria Ferri, direttore scientifico dell’Ente Nazionale Protezione Animali – è inaccettabile che una struttura sotto inchiesta penale per il maltrattamento e non a norma, come confermato sia dalla Cassazione che dal ministero dell’Ambiente, abbia il via libera ad ospitare tre leoni marini per intrattenere il pubblico. Questa autorizzazione è in aperta violazione delle vigenti normative, e soprattutto non si capisce come una struttura permanente sia equiparata dal Comune di Rimini ad attività temporanea di spettacolo viaggiante”.