E’ stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 144 del 24 giugno il decreto legge n. 90/2014, “Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l’efficienza degli uffici giudiziari”.

Tralasciamo il vezzo tipicamente italiano di procedere a forza di decreti legge, quando l’urgenza non esiste (e qui Renzi si conferma esattamente uguale ai suoi predecessori), e veniamo all’art. 53, che prevede un ennesimo aumento del contributo unificato. Ma cos’è il contributo unificato? Un tempo c’erano le marche da bollo e quando iniziavi una causa applicavi una marca da bollo di € 14,62 ogni quattro facciate dell’atto. Poi il nostro legislatore ha pensato bene di eliminare le marche da bollo e di individuare un contributo fisso (detto appunto “unificato”) da pagare all’inizio della procedura. Con questa novità, i costi della giustizia (intesa come giustizia dalla parte del cittadino) hanno subito un considerevole balzo in avanti. Mentre prima il cittadino pagava a seconda della lunghezza degli atti, con il contributo unificato si è trovato a pagare di più una tantum. Non solo. Il contributo è sempre più salato.

Dal 2002, anno in cui è stato introdotto, l’incremento percentuale del contributo unificato ha registrato un +143% per le cause fino a 1.033 euro; oltre +50% per le cause fino a 25 mila euro; oltre +67% per le cause fino a 52 mila euro; oltre +80% per le cause superiori a 52 mila euro. Il rincaro è ancora maggiore se si pensa all’incremento del diritto forfettario che quasi sempre si paga insieme con il contributo, che è passato quest’anno da 8 euro a 27 euro: più che triplicato in un colpo solo. I costi della giustizia sono ancora più marcati nelle cause davanti al Tar. Oggi per impugnare un atto amministrativo si deve tirare fuori la bellezza di 650 euro di contributo unificato. Quindi, tu, cittadino, che ritieni di avere subito un torto dalla Pubblica Amministrazione, devi sborsare innanzitutto i soldi del tuo legale ed almeno 650 euro allo Stato.

È persino banale dirlo che più aumentano i costi della giustizia e più diventa problematico per il cittadino accedervi.

Cosa se ne faccia poi lo Stato di questi balzelli, è difficile da comprendere, visto che la tendenza è sempre più quella di diminuire giudici e sedi. Ed anche questa non è una bella notizia per il cittadino. Invece, di avere il Giudice di Pace o il Tribunale vicino, con l’ultima riforma Severino se lo ritrova spesso a decine di chilometri da casa. Io ho sempre sostenuto che i tribunali dovrebbero essere come gli ospedali, magari piccoli ma distribuiti sul territorio. Si deve facilitare l’accesso alla giustizia, non disincentivarlo.

L’art. 24 della nostra Costituzione così recita: “Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi”. Aumentando ingiustificatamente i costi della giustizia ed accentrando le sedi giudicanti, siamo sicuri che si vada nella direzione di applicare questo sacrosanto principio?