Un presunto giro di mazzette per accaparrarsi appalti per il recupero di beni culturali ed ecclesiastici danneggiati dal terremoto de L’Aquila del 2009. Cinque le ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip. Ai domiciliari è finito Luciano Marchetti, ex numero due dell’allora commissario ai Beni culturali alla ricostruzione Guido Bertolaso, al momento libero professionista che si occupa di progetti per le opere pubbliche. Fonti del ministero annunciano anche l’avvio di una indagine amministrativa sulla vicenda, atto che, per prassi, rappresenta il primo passo in vista dell’eventuale costituzione in giudizio. 

Cinque in tutto le ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip Giuseppe Romano Gargarelladue in carcere e tre ai domiciliari. Sedici indagati. Perquisizioni a Roma, Bologna, Rieti, Chieti e Pescara. I reati contestati sono corruzione, falso, turbativa d’asta, millantato credito ed emissione e utilizzo di fatture inesistenti. 

“Non esiste un ‘sistema L’Aquila del malaffare’. Esiste una squadra dell’Aquila di repressione, la squadra dello stato che funziona e che smaschera illeciti”. Così il questore dell’Aquila, Vittorio Rizzi, ha spiegato l’operazione congiunta di  polizia e guardia di Finanza nel capoluogo abruzzese. L’inchiesta “Betrayal” ruota intorno alla figura dell’ex vicecommissario Marchetti e a quella della dipendente della Direzione regionale Beni culturali e paesaggistici per l’Abruzzo Alessandra Mancinelli, ora sospesa. Con loro la Procura aquilana ha ottenuto gli arresti anche per gli imprenditori Nunzio Massimo,Vinci, Patrizio Cricchi e l’aquilano Graziano Rosone. Ruolo chiave era quello di Marchetti, che si sarebbe firmato degli incarichi da progettista mentre era ancora in carica come vicecommissario. Al centro dell’inchiesta la ricostruzione di due importanti chiese distrutte dal terremoto: Le Anime Sante in Piazza Duomo e Santa Maria Paganica. Per quest’ultima esiste anche un filmato che testimonia una tangente dell’uno per cento sui 19 milioni necessari per i lavori.

Nel corso dell’inchiesta sono emersi “metodi non corretti” e “pressioni continue e costanti” per far modificare la normativa per la ricostruzione gli edifici religiosi de L’Aquila. “Ad esempio – ha spiegato il sostituto procuratore Antonietta Picardi – ci sono chiese che hanno canoniche che vengono considerate case private”. Il tentativo emerso è quello di fare in modo che la chiesa venga considerata, ai fini della ricostruzione, “una pertinenza”. Ma ciò “non è permesso dalla legge e il Comune ha sempre detto che non avrebbe mai dato il suo appoggio a una modifica”, ha sottolineato. 

Marchetti è stato nominato vice commissario insieme a Guido Bertolaso, poi è stato confermato dopo l’uscita del capo della Protezione civile e la nomina dell’allora presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, come commissario per la ricostruzione. È andato via da L’Aquila nel dicembre 2011. In passato era stato un alto dirigente del ministero dei Beni culturali e commissario per la Domus Aurea. Mentre lavorava nel capoluogo abruzzese era spuntato il suo nome tra i 450 di clienti della cosiddetta “lista Anemone” che avrebbero beneficiato a vario titolo dei lavori dell’imprenditore indagato nella maxi inchiesta dei grandi appalti. Ha ricoperto incarichi anche nella gestione del post-terremoto di Marche e Umbria ed è stato anche direttore regionale dei Beni culturali nel Lazio.

Una prima fase dell’indagine c’era già stata nei mesi scorsi con l’iscrizione nel registro degli indagati di alcuni imprenditori, professionisti e funzionari pubblici. L’attività investigativa è stata coordinata dal procuratore della Repubblica Fausto Cardella e dai sostituti Antonietta Picardi e David Mancini.