Urbano Cairo si allea con una controllata di Mediaset per dar vita a una nuova rete tv nazionale sul digitale. Cairo Communication, il gruppo dell’ex manager Fininvest a cui fanno capo La7 e il 3,7% di Rcs Mediagroup, ha firmato infatti un accordo preliminare con Ei Towers, l’azienda delle torri televisive che fa capo alla famiglia Berlusconi. Cairo, che è stato l’unico a partecipare all’asta per i diritti d’uso delle frequenze digitali bandita dal ministero dello Sviluppo, ha fatto sapere di aver appena presentato un’offerta vincolante per 20 anni (il valore sarà reso noto il 25 giugno) per il “Lotto 3”, quello che comprende l’utilizzo dei canali 25 e 59. E il documento preparatorio (term sheet) sottoscritto con Ei Towers ha per oggetto proprio la “realizzazione e la successiva gestione tecnica” della nuova rete. La controllata di Mediaset garantirà a Cairo – che, prima di mettersi in proprio, negli anni ’80 e’ 90 è stato direttore commerciale di Publitalia e amministratore delegato di Mondadori Pubblicità – “ospitalità, assistenza, manutenzione e utilizzo dell’infrastruttura di trasmissione”. In cambio si metterà in tasca 14 milioni nella fase transitoria, dal 1 gennaio 2015 al dicembre 2017, e 18,3 milioni l’anno a regime, dal 2018 al 2034. Somme che copriranno anche la messa a disposizione dei trasmettitori (EiTowers ne ha in pancia oltre 3mila).

In compenso dal 2018 l’editore avrà diritto a ricevere una cifra fino a 4 milioni se la banda disponibile non verrà interamente sfruttata da Cairo Network, la controllata che ha materialmente presentato domanda per l’assegnazione delle frequenze. E, a partite dal gennaio 2015, potrà recedere dall’accordo. L’entrata in vigore dell’intesa è subordinata ovviamente all’effettivo rilascio dei diritti sulle frequenze. La firma finale dovrebbe arrivare entro il 31 ottobre di quest’anno. 

Nel segno del business, dunque, scoppia la pace tra l’editore e il suo ex datore di lavoro. Poco importa che di recente Cairo abbia querelato la trasmissione Le Iene di Italia1, che in un servizio ha messo in discussione la veridicità di alcune interviste pubblicate dai settimanali Nuovo e Diva e donna di Cairo editore.